Prego, accomodatevi nel canalone della morte!

Continuerà anche nel 2016 a mietere vittime il famigerato Grand Couloir du Gouter, passaggio obbligato sulla normale francese del Bianco spazzato dalle frane? Si troverà una soluzione per metterlo in sicurezza? Da tempo del problema si occupa attivamente Luciano Ratto, ingegnere torinese, alpinista, presidente onorario del Club 4000 a cui fanno capo 420 collezionisti di 4000 di 12 diversi paesi. Anche grazie a Facebook il dossier di Ratto pubblicato da MountCity e da altri blog nella sua integrità, ha ormai fatto il giro del mondo alpinistico. Eppure quei 12 incidenti all’anno in media, con 4 morti e 8 feriti, non sono stati giudicati degni di attenzione in Francia dove si trova la via di salita per raggiungere il nuovissimo e ipertecnologico rifugio Gouter.

“Per porre fine al massacro”, spiega Ratto, “occorrerebbe attrezzare una via ferrata sulla destra orografica del canalone verso la cresta Payot, impedendo drasticamente l’attraversamento del couloir. Soltanto così dalla prossima stagione alpinistica estiva la salita potrebbe avvenire senza inconvenienti e sarebbe un risultato grandemente soddisfacente e meritorio per tutti noi, francesi e italiani”.

Traversata-del-Grand-Couloir
La traversata del Grand couloir e, nella foto sopra il titolo, il rifugio del Gouter sospeso sull’abisso. “L’ascensione al Monte Biamco”, spiegano i francesi nei loro siti, “è un itinerario di alta montagna vertiginoso ed esposto a rischi naturali: caduta di pietre, crepacci, valanghe e condizioni meteo estreme”.

Ma davvero a nessuno in Francia importa che tra il 1990 e il 2011 si siano stati nel micidiale couloir 291 soccorsi ad alpinisti e 254 incidenti che hanno causato 74  morti e 180 feriti? “Proprio in questi giorni”, riferisce Ratto, “mi è giunta una lettera di Jean-Jacques Prieur, segretario del prestigioso Groupe Haute Montagne di Chamonix. Da questo messaggio si evince che neppure questa guida alpina, che presumo emerita, e il famoso GHM, si sono finora posti in modo serio il problema. Come se non contasse nulla il fatto che la guida “Vallot” nel 1973 descrivesse questo passaggio ‘un des lieux plus meurtriers des Alpes’. Aggiungendo, in calce alla breve indicazione dell’itinerario 192 della cresta Payot, che è sconsigliato utilizzare direttamente il Grand couloir in salita come in discesa. Evidentemente le guide locali non ne hanno mai tenuto conto. Segnalo, per contro, che la Guida del Monte Bianco di Chabod, Grivel e Saglio (del 1963), è molto più precisa e dedica più spazio alla via sulla cresta Payot rispetto alla normale del canalone definendo la Payot ‘più difficile ma più sicura dell’itinerario normale’ illustrandola nello schizzo 9”.

A quanto risulta dalle parole di Ratto, le guide locali non sono finora salite per verificare sul posto le condizioni di questa nuova via da lui proposta. Ma ciò che più sconcerta è quanto Prieur afferma nella sua lettera: trattasi cioè di un problema che riguarda più i pubblici poteri che il mondo associativo o le guide alpine. “Tanto più che alle guide non capita mai di avere incidenti lungo questo itinerario”. Come si dice in francese scaricabarile?

2 thoughts on “Prego, accomodatevi nel canalone della morte!

  • 31/12/2015 at 15:48
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    Personalmente non sono d’accordo con la proposta di Ratto. Se il canalone è pericoloso basta non affrontarlo, magari rinunciando a quella salita ( che nessuno ha l’obbligo di fare). L’alpinismo include il rischio: a ciascuno scegliere responsabilmente. Addomesticare con una nuova via ferrata il Monte Bianco? Mi sembra una proposta che rivela una concezione della montagna antropocentrica e, al fondo, consumistica. Avviso comunque il signor Ratto che i francesi il problema se lo sono posto da tempo. Per lo meno da quando hanno avuto la brillante idea di ricostruire il rifugio del Gouter, trasformandolo in un eco-mostro, autentica calamita per pseudo-alpinisti. La ditta Petzl ha addirittura proposto di scavare una galleria o studiare un passaggio coperto sotto il traverso del canalone. Il progetto per ora è abortito anche grazie alla decisa opposizione di Mountain Wilderness Francia.
    Carlo Alberto Pinelli

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  • 30/12/2015 at 14:51
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    A proposito del “famigerato canalone della morte” (cento metri dove bisogna prestare un po’ di attenzione e magari correre) penso che In alpinismo se si ha paura di morire in un posto basti non andarci. Di solito è questione di avere capacità e conoscenze, se non le si hanno in maniera sufficiente si muore. Ma per avere capacità e conoscenze ci vuole tempo, costanza e molto impegno….. “robe” che non divertono e non fanno fare affari.Oggigiorno nessuno vuole avere limiti, tutti dicono che è un diritto non averli e vogliono ottenere tutto subito…….. selezione naturale?

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