Aspettando che il “serpente” riporti in Engadina la neve. Quella vera

L’apocalisse climatica si annuncia al Maloja con le sterminate praterie color ocra e tabacco sotto un cielo terso attraversato dalle scie dei jet. Non un filo di neve, non un fazzoletto bianco che faccia pensare all’inverno. Stringe il cuore vedere l’Engadina trasformata così dall’anticlone che ci ha accompagnato alla fine del 2015, con quei laghi ancora liquidi e incupiti dal Maloja a Champfer: dove invece, in vista di Sankt Mortz, sulla superficie finalmente ghiacciata si radunano a frotte i pattinatori, giulivi come in certi quadri fiamminghi.

Piz Nair
Piste artificiali verso il Piz Nair il giorno di Natale 2015. Nella foto sopra il titolo un cavaliere appare impettito al tramonto sullo sfondo dell’Engadina (ph. Serafin/MountCity)

Alzando lo sguardo verso il Piz Nair i nastri formati dalla neve artificiale formano una specie di cerchio sbrindellato in mezzo alle pietraie. I fondisti sono quelli che soffrono di meno avendo a disposizione non pochi segmenti della storica Skimarathon rifatti a colpi di cannone: quanto basta per scivolare lievi con gli sci stretti su una neve più veloce di quella naturale, che non forma zoccoli sotto le solette.

Le festività 2015 -2016 senza la “bianca visitatrice” rappresentano anche una prova generale in vista dei mondiali di sci previsti nel 2017. Se mai dovesse ripetersi, facendo gli scongiuri, un fenomeno climatico del genere, i Grigioni sono pronti ad affrontare egregiamente l’emergenza con chilometri di piste artificiali di discesa e di fondo, decine di patinoir naturali e artificiali.

Volendo, si possono individuare anche i vantaggi della mancanza del prezioso manto bianco: le strade sono percorribili senza mobilitare spazzaneve, spargisale e spargighiaia con conseguente risparmio energetico e nessun rischio di chiusura dei passi per il pericolo delle valanghe. Non è poco, anzi è molto per una popolazione di vacanzieri sfuggiti allo smog della pianura, assetati di aria pura più che dell’adrenalina offerta dagli sport “bianchi” .

Pista artif. a Surlej
La neve non manca a Surlej…purché artificiale (ph. Serafin/MountCity)

La rete dei sentieri, del resto, è quasi tutta percorribile come in estate, a piedi e anche a cavallo, facendo attenzione a qualche lastrone di ghiaccio facilmente aggirabile. Camminare “a vacca persa” su queste enormi distese compatte come una moquette è un piacere che accomuna i vacanzieri inducendoli a raggiungere mete magari ingiustamente trascurate come Grevasavalvas o il laghetto del Cavlocc dove in mezz’ora si sale dal Maloja ed è possibile pattinare sulla superficie ghiacciata.

Tutto ciò si può fare finché dalla val Bregaglia non entrerà l’atteso “serpente del Maloja” , il classico nuvolone foriero di nevicate: il momento più atteso di questo anomalo (speriamo) inverno, mentre rivoli d’acqua continuano a ruscellare dal ghiacciaio del Corvatsch ridotto al lumicino sulle cui pendici illuminate da centinaia di fari si continua a celebrare il rito dello sci notturno. Un’altra specialità della magica Engadina.

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