Così naufragò il Ve.De.For. e l’incanto del Devero fu salvo

Meridiani M Formazza
Il fascicolo di Meridiani Montagne dedicato a Formazza, Antigorio e Divedro.

Concatenare con impianti il Sempione con l’alta Valle Formazza. Questo si riprometteva il Piano comprensoriale di sviluppo Ve.De.For, acronimo di Veglia, Devero, Formazza. Era il 1971. Se realizzato, il progetto avrebbe provocato devastazioni in aree oggi protette di straordinario valore. Roba da non credere, come opportunamente ci ricorda il fascicolo di “Meridiani Montagne” dedicato a Formazza, Antigorio e Divedro, che rievoca questa pagina dell’imprenditoria italiana negli anni in cui ancora il turismo invernale legato allo sci era in forte espansione. Dei guai che avrebbero provocato rompendo l’incanto di aree naturali oggi frequentatissime, non tenevano però adeguatamente conto i fautori del Ve.De.For., convinti che il progetto “avrebbe potuto ravvivare una vasta, bellissima zona e renderla godibile da un gran numero di persone oltre ad aprire notevoli possibilità d’investimenti e di posti di lavoro”. Risaliamo allora, sulla scorta del bel mensile dell’editoriale Domus, all’origine delle informazioni: il prestigioso “Almanacco Storico Ossolano” del 2002, curato da Edgardo Ferrari e pubblicato dalle Edizioni Grossi di Domodossola. In queste pagine, la vicenda del Ve.De.For. viene rievocata dal suo ideatore Cesare Mercandino. A quanto si legge, il sistema impiantistico avrebbe dovuto essere in grado di movimentare fino a diecimila sciatori contemporaneamente, con quattromila posti letto distribuiti in un vasto comprensorio delimitato dal confine con la Svizzera. I quattro principali poli di sviluppo, dove presumibilmente residence e seconde case sarebbero cresciuti come funghi, erano San Domenico, il Devero, Riale e il rifugio Maria Luisa presso il Passo San Giacomo. Dopo cinque anni di studi preliminari, nel 1971 tutto era pronto per realizzare il Ve.De.For. Anche la Svizzera avrebbe fatto la sua parte, partecipando alla costruzione della strada del San Giacomo dalla Val Bedretto in Canton Ticino alla Val Formazza, e creando un collegamento sciistico da Wasser (sotto al passo del Sempione) all’Alpe Veglia, un primo tassello della lunga catena di impianti dal Sempione al San Giacomo. Sono mancati giusto quei 60 miliardi di lire, e forse qualche santo ossolano nel paradiso romano. E così alla fine non se ne fece nulla.

“L’idea di un piano di sviluppo di quella zona, allora come ora ricca di bellezze naturali ma in stato di progressivo abbandono per mancanza d’iniziative e di posti di lavoro, m’era venuta nel lontano 1967”, racconta Mercandino, “dopo aver frequentato negli anni varie stazioni invernali alpine svizzere e francesi, vecchie e nuove da Zermatt a Courmayeur, a La Plagne, a Davos e altrove”.

Vedefor tracciato
Il tracciato del Ve.De.For. con i vari poli di sviluppo. Gli impianti avrebbero raggiunto e compromesso anche l’incomparabile Lago Nero in Val Buscagna (foto sopra il titolo, Serafin/MountCity)

Una particolare cautela va riconosciuta all’ideatore nei riguardi della bellezza dei luoghi “che imponeva sensibilità e cautela nella localizzazione e nel dimensionamento degli interventi, ben evidenti essendo già allora esempi negativi di sviluppo abnorme e disordinato di taluni centri, che hanno illogicamente sacrificato all’incremento ricettivo ogni e qualunque forma di rispetto per la nobiltà dell’ambiente naturale”.

Vedefor
Bozzetto per un dossier sul Ve.De.For.

Come però si potesse non turbare “la serena bellezza della montagna” con un impianto di colossali proporzioni, rimane un mistero. I realizzatori non si sarebbero accontentati dei 113,350 chilometri del circuito, avrebbero tracciato per ogni territorio una serie di percorsi serviti dagli stessi impianti o da altri impianti minori, sino ad ampliare 4-5 volte la reale disponibilità di piste di discesa che avrebbe potuto raggiungere uno sviluppo complessivo di 200 chilometri. E non solo. Il ghiacciaio dell’Hohsand doveva essere attrezzato per lo sci estivo e nello stesso tempo diventare meta di alcuni itinerari turistici. Dopo aver passato in rassegna strade da costruire ex novo (come il terrificante itinerario turistico tra la Val Divedro e Mozzio in Valle Antigorio, attraverso una foresta d’incomparabile bellezza), basi per elicotteri e perfino un nuovo aeroporto turistico a Crevoladossola, Mercandino arriva alle per lui meste conclusioni. “La Camera di Commercio di Novara”, riferisce, “pubblicò tutto lo studio Ve.De. For. in un bel volume illustrato, curato dall’Ufficio Studi dell’Ente, volume che fu ampiamente diffuso e commentato sulla stampa e nelle amministrazioni locali. Ma, nonostante l’interesse suscitato, alla presentazione e alla fase successiva, durata per anni, di incontri e tentativi, non si approdò a nulla”.

E’ grazie al provvidenziale naufragio del progetto che oggi possiamo ancora godere (fino a quando?) dell’incomparabile bellezza della Val Buscagna e dell’incanto del Lago Nero, sempre più povero di acque. E dei silenzi del Devero anche durante l’invasione estiva di un turismo che si dimostra sempre rispettoso del prezioso ecosistema e adeguatamente organizzato.

6 thoughts on “Così naufragò il Ve.De.For. e l’incanto del Devero fu salvo

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  • 09/01/2016 at 13:08
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    A quanto pare qualcosa è successo al Devero quest’estate. Stando a quanto ha pubblicato Azzurratv il 12 settembre 2015 tre persone sono quindi state deferite all’Autorità giudiziaria per reati di abuso edilizio, illecito paesaggistico e deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto: http://www.vcoazzurratv.it/notizie1/ultime-notizie-di/comunicati-stampa/37425-abuso-edilizio-all-alpe-devero-forestale-denuncia-3-persone.html.
    E così La Stampa http://www.lastampa.it/2015/09/13/edizioni/verbania/cronaca/strada-abusiva-nel-parco-allalpe-devero-sigilli-al-cantiere-f2kSIMdXIhJ8eebhkfPMNK/pagina.html che specifica meglio: “I tre antigoriani dovranno però rispondere anche, in concorso tra loro, di illecito paesaggistico e deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto: i terreni comunali rientrano infatti in «Sic» e «Zps», zone da salvaguardare secondo quanto stabilito dall’Unione europea. «Per questo motivo le sole autorizzazioni del Comune non sarebbero state sufficienti, perché in questi casi – spiega il commissario capo della Forestale Giuseppe Laghezza – c’è la necessità di una valutazione d’incidenza rilasciata da uffici regionali e, trattandosi di area sopra i 1600 metri, anche del nullaosta della soprintendenza».”

    Sarebbe a questo punto interessante avere notizie attendibili e argomentazioni articolate da parte dei responsabili dell’Ente di gestione Veglia Devero. Svilente invece è il commento di qualche cosiddetto montanaro sempre pronto a denigrare altri cosidetti cittadini. Ignorare il fatto che nella gestione, valorizzazione e conservazione di questi beni comuni è sempre necessario l’intervento del finanziamento pubblico, di cui tutti siamo compartecipi, pone questi commenti su un piano di arroganza che travalica decisamente la dicotomia sempre meno attuale cittadino-montagnino.

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  • 08/01/2016 at 01:41
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    lo stupefacente è che questo visionario anche oggi non abbia vergogna di parlare di un progetto tanto demenziale…

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  • 04/01/2016 at 14:57
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    è la domanda verso la fine che inquieta, quella tra parentesi: fino a quando ?
    temo che ci sia già qualcuno (i sequestri della Forestale di alcuni mesi fa lo testimoniano) che forse voleva iniziare i lavori per collegare le piste del Cazzola con quelle di s. Domenico.
    bisogna tenere alta la guardia, senza illudersi troppo: se vogliono costruire piste nuove lo faranno, in barba a divieti, in barba al fatto che a 1600 m in alcuni inverni (questo, ad esempio) non nevica o quasi.
    La gente al Devero ci va, anche troppo, ed è contenta di non avere il casino dello sci da pista, e credo proprio che i gestori di rifugi ed alberghi siano contenti dei loro legittimi affari.

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    • 09/01/2016 at 07:52
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      Buongiorno
      Ma guardiani di cosa voi siete?
      Paladini di che cosa!!
      Del solo fatto che qualche w.e. o una settimana all’anno volete vivere la montagna (spendendo poco o nulla) fuori dalla sporcizia della vostra città?
      Avete il coraggio di denigrare ogni legittimo adeguamento della stessa per normali servizi e ricettività e quindi la permanenza dei montagnini che con sacrificio vogliono mantenere li le loro generazioni.

      Quello che lei dice degli abusi a Devero è falso e se ne ravveda.

      Ogni sviluppo porterà finalmente qualche posto di lavoro perché con l’attuale scarsa “clientela” non si vive .
      Perché oltre a saper sproloquiare su codesti siti, senza nulla sapere, non vi trasferite con la vostra famiglia a vivere in un paese di 500 anime a mille metri di quota creando li la vostra attivita?
      Poi ne parliamo. Grazie

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