Il Parco del Monviso, nato dopo 40 di gestazione

Dal primo gennaio sono in vigore i confini del nuovo parco del Monviso, nato dopo quarant’anni di gestazione. Ne dà l’annuncio il notiziario di Mountain Wilderness precisando che risalgono al 1978 le prime proposte contenute in un documento della Pro-Loco di Oncino e di Pro-Natura Piemonte nel quale si prefigurava un’area protetta che dalla cima scendeva al versante sinistro orografico della Valle di Oncino e si estendeva a mezzogiorno nel Bosco dell’Alevé. Tali proposte furono recepite nell’ambito dei piani di sviluppo dell’allora Comunità montana delle Valli Po, Bronda e Infernotto.

Numerose contestazioni e accese polemiche hanno preceduto l’approvazione della legge regionale istitutiva. La prima stesura prevedeva tra l’altro l’estensione in alta Val Pellice, venuta meno in seguito alla forte contrarietà degli amministratori locali.

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Qui e nella foto sopra il titolo due immagini del nuovo Parco naturale del Monviso (da Mountain Wilderness Notizie, per gentile concessione)

A Casteldelfino, comune della Valle Varaita, il sindaco si è fatto perfino promotore di una giornata di lutto cittadino per l’istituzione del nuovo parco. Alla base di tali comportamenti ci sono stati errori da non ripetere: l’approvazione della legge istitutiva non è che il primo passo, perché il parco è un’opportunità da cogliere costruendo un progetto comune soprattutto con il territorio e con gli abitanti delle valli.

Un progetto comune intanto già c’è. La Riserva della Biosfera è una realtà che impegna Italia e Francia. Così come una realtà è l’iter avviato per l’ottenimento della Carta europea del Turismo sostenibile, traguardo già conseguito dal confinante Parco del Queyras.

L’istituzione del nuovo parco è un provvedimento adottato nell’ambito della legge di riordino del sistema delle aree protette piemontesi. Il parco naturale è affidato alla gestione di un nuovo ente denominato “Ente di gestione delle Aree protette del Monviso” che subentra all’Ente di gestione delle Aree protette del Po cuneese.

La nuova area protetta si estende su 8334 ettari, ingloba quella che era la Riserva naturale del Pian del Re, lambisce il sistema ipogeo della Grotta del Rio Martino e si spinge a valle del rifugio dell’Alpetto, sulla costa che scende dalla Cima Rasciassa, sul versante sinistro orografico della Valle di Oncino. Ingloba la cima del Monviso e la zona di altipiano che si estende ai piedi del versante est della montagna, varca il crinale divisorio con la Val Varaita per inglobare la straordinaria cembreta dell’Alevé. Un’area per intero già compresa nella Rete Natura 2000, come SIC e ZPS “Gruppo del Monviso e del Bosco dell’Alevé”.

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