Cannoni obsoleti, piste olimpiche in crisi. L’oro bianco costa sempre di più

Impianto Zermatt
Un aspetto dei giganteschi impianti per la produzione di neve artificiale a Zermatt (ph Marvin Zilm/13 Photo)

Generatori di neve obsoleti, piste in parte chiuse, sciatori infuriati che riversano in Facebook i loro malumori. Sono tempi grami, complice il riscaldamento globale, per le montagne olimpiche dieci anni dopo il grande evento a cinque cerchi. Un declino paventato già nel 2006, quando il successo delle Olimpiadi invernali organizzate in Piemonte veniva citato come un esempio virtuoso. Anche i più accaniti detrattori furono costretti nel 2006 ad ammettere che i Giochi fecero cambiare attitudine, volto e percezione della città un tempo operaia. All’epoca costò 145 milioni di euro la cittadella olimpica di cui rimangono tracce nel tessuto urbano e si fece un gran parlare della pista del bob di Cesana costata 140 milioni di euro. Oggi la pista, chiusa nel 2010, è il classico esempio di cattedrale nel deserto. Dieci anni dopo, con l’arrivo della prima spruzzata di neve sulle piste della Via lattea, è scoppiato il bubbone degli impianti per l’innevamento considerati inadeguati. Tanto che la pagina Facebook del comprensorio piemontese è stata chiusa per le troppe lamentele degli utenti. Per l’Epifania sono state annunciate nuove aperture ma non è bastato e molti si sono chiesti se non si sarebbe potuto fare di più, a quanto informa il sito www.dovesciare.it. “Ogni stazione ha un microclima diverso, anche a poca distanza”, ha spiegato a La Stampa Giovanni Brasso, presidente di Sestrieres Spa. “Sicuramente in Francia hanno generatori di neve più moderni e un po’ più performanti. I nostri risalgono alle Olimpiadi. Stiamo facendo il massimo, e pure perdendo un sacco di soldi, almeno 75 mila euro al giorno”. Con i mutamenti climatici, si sa che la neve è diventata un bene raro anche alle alte quote.

Zermatt prima della neve
Grossi macchinari edili e impianti per la neve artificiale hanno trasformato a Zermatt gli ormai distrutti paesaggi alpini in paradisi sciistici (ph Marvin Zilm/13 Photo, per gentile concessione)

Gli esperti stimano che nelle Alpi siano installati oltre 19 mila “cannoni” sparaneve che hanno però un inconveniente: funzionano solo a temperature inferiori a zero gradi centigradi. Per rimediare se ne è aumentata la potenza in modo che nelle ore più fredde della notte possano accumulare maggiori quantità di neve. Ma lo sviluppo tecnologico non si ferma ed è dubbio se dobbiamo compiacercene o no. Dal 2008, a Zermatt è in funzione un cosiddetto “All Weather Snowmaker”. Questo generatore di neve è in grado di produrre oro bianco artificiale anche con temperature dell’aria di 30 gradi. L’impianto, a quanto riferisce il sito www.swisinfo.ch, è fabbricato in Israele. Raggiunge un’altezza di 11 metri, pesa 30 tonnellate ed è stato originariamente concepito per il raffreddamento di miniere di diamanti in Sudafrica. Funziona in modo analogo a un frigorifero e nelle miniere produce neve quale prodotto residuo. I costi d’investimento sono comunque elevati e l’esercizio di tali impianti inghiotte cifre considerevoli. A quanto riferisce un dossier della Commissione internazionale per la protezione delle montagne (Cipra), in Svizzera la regola è che, per un chilometro di pista innevabile, si calcola un investimento di circa 650.000 euro. Gli impianti d’innevamento per i 23.800 ettari stimati di piste innevabili delle Alpi richiedono, sempre secondo la Commissione, un investimento complessivo superiore ai 3 miliardi di euro. Non bruscolini. A quanto si apprende dal dossier, la ripartizione dei costi tra le imprese di gestione degli impianti di risalita e la pubblica amministrazione variano caso per caso. In molte località, gli impianti possono giovarsi di misure di incentivazione economica. In Alto Adige sono abituali i sussidi statali per gli impianti che raggiungono anche il 23% dei costi d’investimento. In generale, in tutto l’arco alpino, cresce la pressione sulla pubblica amministrazione perché partecipi maggiormente al finanziamento degli impianti d’innevamento. Ma si può ancora parlare di sviluppo sostenibile?

Fonti:

http://www.swissinfo.ch/ita/sport-invernali_neve-artificiale-contro-il-cambiamento-climatico/41804368

http://www.dovesciare.it/news/06/01/2016/via-lattea-poche-piste-aperte-sciatori-infuriati-oscurata-la-pagina-facebook

 

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