E questo inverno senza neve diventa “gentile” nelle pagine del quotidiano La Stampa

Antichi inverni : Tirolo copia
Antichi inverni in Tirolo. Nella foto sopra il titolo, Natale 2015 sul Lej da Champfer (Engadina). Ph. Serafin/MountCity

Inverni così i contadini altoatesini li hanno sempre chiamati “feine Winter”, inverni gentili. “Si risparmiava in riscaldamento e frumento”, osserva domenica 17 gennaio Michil Costa, albergatore ecologista in Alta Badia, e la sua testimonianza viene riversata in un paginone della Stampa. “Ma la montagna senza neve è davvero una tragedia?”, si chiede Costa. E subito ha pronta la risposta: al contrario, può essere lo spunto per grandi e nuove opportunità. Innanzitutto perché diventa più “autentica”, meno parco dei divertimenti rumoroso e meccanizzato. E’ probabile che non la pensino così quelli del Consorzio Abetone Multipass, che riunisce gli impiantisti di Abetone. “Dall’apertura delle piste avvenuta il 28 novembre fino al 6 gennaio – fanno sapere – gli incassi del Consorzio sono stati in tutto 77.000 euro. Basti pensare che erano stati 1.185.000  per le festività 2012/2013, 850.000 per il 2013/2014, soli 254.000 per il 2014/2015”. Alti e giustificati lamenti arrivano anche dagli imprenditori lombardi. Del resto, non è gentile l’inverno nemmeno a Pescara, nel Chietino e nel Teramano con nevicate e scuole chiuse in una trentina di comuni. O nel Molise dove alle nevicate si aggiungono gli sciami sismici. Ma non è l’incerto innevamento di molte località alpine (non tutte: 85 cm di neve fresca sono caduti i primi di gennaio a Cervinia, 50 circa a Courmayeur e a La Thuile, 45 a Madonna di Campiglio, 33 ad Arabba, 50 a Solda, 15 anche in Trentino a Folgarida – Marileva) la primaria causa delle voragini che si sono aperte nei bilanci delle località cosiddette invernali. Un recente allarme del Wwf dice che non è più sostenibile a livello economico il modello di turismo “bianco” e che la maggior parte dei comprensori sono in deficit. Inverno gentile sulla StampaLa mancanza di neve potrebbe dunque rappresentare in questo 2016 una prova generale per stagioni ancora più “gentili”, con viva soddisfazione per quei turisti che non amano la neve? E’ la domanda che molti ottimisticamente si pongono. In questo senso il portale piemontese “Dislivelli” si fa portavoce dei gestori dei rifugi i quali sostengono di avere ottenuto risultati positivi grazie a una frequentazione di turisti che non ha segnalato una flessione durante le ferie invernali. “Devo ammettere che abbiamo lavorato bene durante le vacanze”, ha affermato Massimo Manavella, presidente dell’Agrap, associazione che riunisce i gestori di rifugio piemontesi, “nonostante la mancanza totale di neve”.  Dal proprio punto di osservazione al rifugio Selleries in Val Chisone, Manavella ha tracciato a Simone Bobbio un’immagine della montagna ben diversa da ciò che si è letto e sentito in queste settimane. “Curiosamente”, sostiene Manavella, “abbiamo visto un incremento di frequentatori tra coloro che normalmente con la neve non si avventurerebbero in montagna. Molti appassionati della neve si sono adattati a fare semplici passeggiate, così come molti clienti estivi che hanno approfittato delle condizioni per un’escursione in quota. In tanti sono venuti con la famiglia appoggiandosi al rifugio per un pasto caldo oppure per una notte in un luogo isolato e silenzioso”. Merito del fenomeno sono probabilmente anche i costi elevati degli skipass. E che dire allora della crisi economica non esattamente propizia alle settimane bianche?

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