Il Nepal può rinascere col turismo montano e col rispetto per l’ambiente: l’intervento di Mr. Ang Tshering Sherpa al Cai Varese

Bello vedere la sera del 26 gennaio, nella ampia cornice del salone d’onore della Camera di Commercio di Varese, i volti dei quattro relatori più le due pravissime interpreti incorniciati dalle kata gialle, sciarpe rituali, doni che la delegazione di sherpa ha portato in segno di amicizia e che illuminano il palco di una luce calda e fraterna.

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Relatori e amici sherpa sul palco del salone d’onore della Camera di commercio di Varese. Nell’immagine di copertina Tona Sironi, presiedente di Eco-Himal e Ang Tshering Sherpa, protagonista della serata.

La serata, spiega Pietro Macchi, presidente della sezione Cai di Varese, è il frutto di un iniziativa promossa dalla Sezione centrale del Cai con l’interessamento particolare del consigliere Paolo Valoti e in collaborazione con il gruppo regionale Cai presieduto da Renato Aggio, entrambi presenti alla serata: si sono interessati per far venire in Italia Mr. Ang Tshering Sherpa, presidente del Nepal Mountaineering Association, con lo scopo ultimo di perfezionare la destinazione dei fondi che il Cai ha raccolto in questi mesi in aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. Una serata importante anche perché il Cai Varese festeggia il 110° anno di fondazione, avvenuta proprio nel mese di gennaio del 1906, che così intende celebrare l’anniversario, come le è proprio, con una serata di divulgazione non soltanto di temi sportivi ma intesa a promuovere la conoscenza delle popolazioni che abitano la montagna. “E da parte del Cai questa sera si esprime” afferma Valoti “la stima per il popolo sherpa, orgoglioso e tenace, senza il quale oggi non esisterebbe l’alpinismo himalayano”.

Ha sede a Varese Eco Himal, fondata e presieduta dall’alpinista Tona Sironi, che in questa occasione ha portato l’esperienza dell’associazione di volontariato che dal 1992, quando è stato fondato in Austria, e dal 1994 in Italia, promuove in Asia centrale interventi a carattere sociale, su richiesta della popolazione locale che riceve i fondi, partecipa alla loro realizzazione e ne rende conto. Piccole iniziative curate direttamente sul territorio, spiega Tona al numeroso pubblico in sala, e approfitta per fare ricapitolare brevemente la storia degli Sherpa: non solo le guide alpine, ma un popolo migrante, venuto dall’Est del Tibet, come hanno fatto i Walser sulle nostre Alpi, una similitudine che ha bene approfondito nei suoi studi lo storico Luigi Zanzi. Gli sherpa si sono annidati nella regione attorno all’Everest e l’hanno popolata con una cultura profondamente legata ai misteri e al fascino che solo queste vallate, ai piedi delle gigantesche montagne che dominano il tetto del mondo, e oggi sono alle prese con una ricostruzione difficile e vitale per una regione che ha fatto del turismo un importante fonte di sostentamento.

“Sono le 11:56 (orario locale) del 15 aprile 2015…” Tona commenta in sala le drammatiche immagini della scossa raccolte in un video appositamente montato per la serata. La sua è la voce commossa di chi ben conosce quei luoghi: Katmandu è piegata dal sisma e interi villaggi sono stati rasi al suolo, frane e dissesti hanno interrotto le vie di comunicazione, il paese è in ginocchio. Le immagini descrivono il campo base dell’Everest, e il recupero in elicottero delle spedizioni alpinistiche, e ci portano al cuore del problema.

“Il Nepal è un dono del cielo, un paese affascinante che dà il benvenuto a chi va a visitarlo”, con queste parole esordisce Ang Tshering Sherpa. Nato nel villaggio di Khumjung, Ang è stato uno dei primi studenti della scuola realizzata da Sir Edmund Hillary in quella regione tramite l’Himalayan Trust neozelandese fondato nel 1960 dal grande alpinista conquistatore dell’Everest assieme allo sherpa Tengzing Norgay il 29 maggio del 1953. Già all’età di 11 Ang anni ha iniziato a lavorare nelle spedizioni alpinistiche e oggi è presidente del Nepal Mountaineering Association, membro dell’UIAA e presidente della Climate Alliance of Himalayan Communities oltre che membro del National Tourism Council sotto la direzione del primo ministro del Nepal. Un uomo chiave, che conosce bene le montagne himalayane ma anche le nostre Alpi che ha frequentato estesamente negli anni ’80 e ’90, e che questa sera ci spiega come secondo lui, è possibile far risorgere dalle macerie il suo amato paese.

Si tratta di un territorio fragile, soprattutto per le attuali condizioni di cambiamento climatico e per l’elevato rischio sismico. “Noi sherpa, in particolare se ci occupiamo di alpinismo, siamo responsabili per la salvaguardia della montagna: dobbiamo difendere sia le cime dal punto di vista alpinistico sia le comunità che abitano in queste zone” spiega Ang Tshering. Il terremoto – secondo dati ufficiali – ha avuto una gradazione di 7,8 gradi Richter ha colpito in più punti. 8 milioni di persone sono state coinvolte oltre 100000 ferite e altrettante sfollate e i danni complessivi sono stati stimati attorno a un terzo delll’intero prodotto interno lordo nepalese con conseguenze nefaste, a tutt’oggi, per l’economia. L’interruzione delle spedizioni alpinistiche poi ha avuto ripercussioni gravi sulla popolazione sherpa, il governo nepalese non è stato sufficientemente solerte nell’organizzare gli aiuti in queste regioni e quindi le popolazioni sherpa si sono auto organizzate. “L’obbiettivo è far tornare i turisti!” afferma perentorio, prendendo in seria considerazione l’idea che i trekking e le spedizioni alpinistiche possano essere un motore fondamentale per la ripresa.

La prima preoccupazione – così è possibile sintetizzare alcuni passi chiave del suo intervento – è stata quella di ripristinare le comunicazioni con i centri principali e il trasporto degli aiuti è ricaduto interamente sulle spalle degli sherpa. Si è data priorità alle strutture scolastiche e ai punti di incontro per le comunità, ma ora è necessario ripristinare i monumenti: monasteri, stupa, muri mani, simboli della cultura e della religione, oltre che fonti di attrazione turistica. “La preoccupazione maggiore” conclude il presidente del NMA “è affinchè le persone tornino nelle loro mansioni e possano autonomamente ricostruire il territorio le loro case e il territorio”, mentre sullo schermo corrono le immagini che mostrano lo spirito positivo e la concretezza di questa gente di montagna.

Si prosegue con la proiezione del film “I veri eroi dell’Everest” appositamente rimontato con opportuni tagli per stare nel timing della serata da Edoardo Tettamanzi, responsabile della commissione culturale Cai Varese. Qui la “classica” spedizione in vetta all’Everest è rivista dalla parte degli sherpa arruolati come guide e portatori dai clienti occidentali, ed è possibile toccare con mano la fatica e la complessità di questo lavoro, che comporta un assistenza continua del cliente, sopperendo a tutte le sue piccole mancanze e debolezze, attrezzando le vie e sostenendo il cliente nei momenti più delicati, portando al suo posto carichi oltre i 30 kg fino ai campi alti, e soprattutto rimuovendo sistematicamente rifiuti e resti organici a ogni spedizione.

Un lavoro che supera i confini della pura disciplina sportiva e alpinistica e si proietta nella dimensione della tutela dell’ambiente, disciplina per la quale Ang Tshering mostra di avere grande consapevolezza. E così quando gli si chiede un aggiornamento sulle condizioni del lago Imgja Tsho, a sud est dell’Everest, il presidente della Climate Alliance of Himalayan Communities risponde con una impressionante serie di dati che riguardano il monitoraggio degli oltre 200 laghi glaciali che sono sorti e si sono accresciuti per effetto del global warming e che oggi costituiscono una vera minaccia per il territorio e per le comunità. L’Imgja Tsho è cresciuto negli ultimi anni fino a 1 km x 2 x 100 m di profondità, secondo dati dell’istituto di ricerca congiunto nepalese pachistano e rischia di replicare l’esondazione del lago di Thame del 1985, e per questo è necessario far crescere la consapevolezza di tutta la popolazione residente.

Quanto alla rimozione dei rifiuti dalle vie alpinistiche spiega Ang che oggi oltre 20 tonnellate di rifiuti sono state rimosse da quella che era considerata la via himalaiana più inquinata dalle spedizioni alpinistiche. Dal colle sud e anche dalla cima dell’Everest sono stati asportati anche rifiuti organici oltre che i corpi rinvenuti di dispersi da precedenti spedizioni: un lavoro duro e rischioso ma che le guide e i portatori Sherpa sono disposti ad affrontare, anche per il futuro del loro paese. “L’industria turistica ha delle ricadute sull’ambiente” conclude infine Ang Tshering Sherpa “ma il turismo porta prosperità ed è l’unico modo per promuovere l’economia”.

Un ringraziamento particolare a Ngima Sherpa, nepalese di nascita e varesino di adozione, che ha partecipato alla serata con il suo consueto entusiasmo e alle traduttrici: il medico Maria Assunta Lenotti e l’antropologa Maria Luisa Nodari che hanno reso possibile tra l’altro la stesura di questo breve resoconto.

LS

 

 

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