Mani da alpinista, cioè da artista. Le conquiste “in punta di dita” di Franco Cerri

Forse anche l’alpinismo non significa granché se manca di swing, come cantava Ella Fitzgerald. Intuizione, creatività, sensibilità sono elementi che accomunano alpinismo e jazz di qualità. In entrambi i casi requisito essenziale è lo swing, quel bilanciamento tra rilassatezza e tensione che non a tutti riesce come non tutti sono portati a mettersi in gioco su passaggi estremi. Nel caso di Franco Cerri, il chitarrista più autorevole in Italia nel campo del jazz, come si può leggere in Wikipedia, le corde della chitarra sono l’equivalente (metaforicamente parlando) delle corde con cui ci si lega in cordata. Le sue mani sono possenti, ma si rivelano lievi come piume quando disegnano arabeschi sulla chitarra. Così venerdì 29 gennaio 2016 la cordata del maestro tocca il punto (per ora) più alto: novant’anni suonati, come annuncia spiritosamente la locandina del teatro Dal Verme (ingresso libero) dove il maestro riceve l’omaggio della cittadinanza milanese.

Cerri-suona
Franco Cerri, 90 anni venerdì 29 gennaio 2016, con l’inseparabile chitarra. Nella foto grande sopra il titolo le sue mani sulla copertina del disco “In punta di Cerri”.

Nell’immediato dopoguerra, Cerri entrò nell’orchestra di Gorni Kramer facendo di tutto per cancellare swingando gli orrori del conflitto. Così come gli alpinisti dell’epoca, comunque la pensassero, deponevano il moschetto e riprendevano a stringere tra le mani la piccozza. Da allora lo slogan per Cerri è sempre stato un giocoso “cerrimedio a tutto”: nel senso che di passaggi-chiave il maestro milanese ne ha superati tanti senza perdersi d’animo, alcuni anche dolorosi come la perdita del figlio musicista Stefano. Nell’impugnare per la prima volta in vita sua una piccozza con la complicità di MountCity, il maestro si è recentemente lasciato prendere da quella curiosità che a 90 anni “suonati” ancora si esprime nei cd con l’eleganza del fraseggio, con il tocco inconfondibile, con quella spontaneità che è possibile ritrovare nel nuovo disco “Barber Shop 2” registrato con un’eccezionale cordata di musicisti: Dado Moroni (pianoforte), Riccardo Fioravanti (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria). Vi si possono ascoltare dieci splendidi brani d’autore che vanno da “Roma nun fa’ la stupida stasera” a “Copacabana” all’ellingtoniano “Take the A train”. E veniamo al dunque. Si può disquisire a lungo sulle affinità che legano la creatività di certi “conquistatori dell’inutile”, jazzisti o alpinisti che siano, in entrambi i casi piuttosto incompresi. Ma tanto inutile il jazz non lo è mai stato, fin da quando gli spiritual alleviavano le pene degli schiavi addetti alle costruzioni delle ferrovie o alla raccolta del cotone. A questo proposito, Cerri racconta in una bellissima intervista apparsa mercoledì 28 gennaio 2016 sul quotidiano “Avvenire”, di quando nel dopoguerra andava negli ospedali di Milano e suonava per confortare i feriti nei bombardamenti. Particolare significativo. Mentre negli anni Trenta Cerri entrava di soppiatto, ancora ragazzo, nell’universo dello swing tanto inviso al fascismo, l’alpinista e musicologo Massimo Mila che tanti autorevoli scritti di alpinismo ci ha lasciato, subiva la persecuzione delle camicie nere ed era costretto al confino. In un caso e nell’altro le esperienze controcorrente di Cerri e Mila all’insegna della libertà, senza la quale non avrebbero alcun senso né il jazz né l’alpinismo, incontrarono l’insulsa opposizione del regime. Ora nell’impugnare casualmente la piccozza, c’è da giurare che il maestro Cerri da uomo di lettere, autore con Pierluigi Sassetti della documentata autobiografia “Sarò Franco” (Arcana Jazz, 2013), abbia potuto condividere ciò che Camillo Giussani scrisse nel remoto 1927 sulla Rivista del Cai: in ogni ascensione degnamente compiuta c’è uno stile d’arte e un gesto di bellezza. Idem per quanto riguarda una jazzistica jam session. Senza contare che tra alpinismo d’élite e pentagramma si è più volte compiuto una specie di corto circuito. Basti pensare a figure di celebri alpinisti e musicisti come Gabriele Boccalatte, fuoriclasse torinese diplomato al conservatorio, o del mantovano Ettore Zapparoli, romanziere e compositore, grande amico di Dino Buzzati, perito tra i ghiacci del Monte Rosa. Buon compleanno, maestro Cerri, e che la scalata continui ancora a lungo!

Commenta la notizia.