Canapa alpina? Potrebbe avere effetti stupefacenti

logo-canapa-mundi-definitivo-150x150Canapa alpina, ovvero cannabis sativa. Davvero potrà produrre un effetto stupefacente per l’economia delle nostre vallate? L’argomento è nell’agenda di “Canapa mundi”, la fiera del settore che si tiene a Roma dal 19 al 21 febbraio. Al centro dell’attenzione della rassegna potrebbero esserci le coltivazioni sperimentali avviate nel 2015 nell’Ossola. Niente di nuovo sotto il sole da queste parti. Quassù infatti la canapa ha sempre rappresentato una risorsa delle famiglie contadine. Oggi, ribattezzata “Canapa alpina” in base a un progetto lungimirante, torna a essere coltivata in varie località. Si tratta di una coltivazione sperimentale, a macchia di leopardo. Ma anche di un’attività che aggrega amici di diverse vallate e si aggiunge ai rari incentivi per tornare a vivere tra queste montagne ospitali e in sintonia con l’ambiente e le loro tradizioni.

Il professor Silvano Ragozza, insegnante di liceo a Domodossola, storico, antropologo ed esperto di dialetti ossolani, è tra i promotori di queste nuove coltivazioni e il portavoce del nuovo trend, se così vogliamo chiamarlo. “In Piemonte, l’Ossola è stata la zona canapicola più importante fino alla seconda Guerra mondiale”, specifica Ragozza. “Poi la canapa ebbe i giorni contati per due ragioni: la concorrenza delle nuove fibre sintetiche adottate per i tessuti e la comparsa della canapa indiana come elemento destabilizzante della gioventù, un fenomeno che andava giustamente represso. Oggi quest’ultimo problema non esiste più: la cannabis sativa coltivata per produrre carta o filati o per scopi alimentari è un clone che non contiene, posso assicurarlo, sostanze stupefacenti”.

Prof. Ragozza con canapa. ph. Serafin:MountCity
Il professor Silvano Ragozza, tra i promotori del progetto “Canapa alpina” (ph. Serafin/MountCity)

La “Cannabis sativa” appartiene alla stessa famiglia delle cannabinacee di cui fa parte la canapa “Indica”, più conosciuta come canapa indiana da cui si ricavano la marijuana e l’hascisc. “L’occhio del profano difficilmente distingue la differenza tra le due canape”, spiega ancora il professor Ragozza. “Olfattivamente c’è però una bella differenza, e ciò deriva dal contenuto dei cannabinoidi degli steli: nella sativa questo elemento è quasi inesistente mentre nell’indiana è notevole e serve appunto per ricavare la droga”. “Il progetto nell’Ossola è partito il 4 maggio 2015 in via sperimentale e in diversi piccoli appezzamenti”, dice Simona Brini, una delle responsabili del progetto. “Tra gli scopi vi è anche quello del recupero di aree non coltivate, compresi i terrazzamenti che nell’Ossola abbondano. Ora cerchiamo di capire, attraverso un gruppo di studio strutturato, se sia possibile andare avanti sulla base dei dati ricavati dal raccolto. Nel 2015 abbiamo acquistato 25 chili di semi, certificati da Assocanapa. La procedura burocratica è stata lunga, ma siamo riusciti a partire e speriamo nel 2016 di incrementare la produzione”.

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Una coltivazione di Cannabis sativa a Croveo, nell’Ossola (ph. Serafin/MountCity). In alto il logo della fiera del settore che si tiene a Roma dal 19 al 21 febbraio.

Le piantine lanciano gli steli ritti verso il cielo sullo sfondo delle caratteristiche baite ossolane. Un cartello (obbligatorio) rende note le caratteristiche della coltivazione. A quanto si apprende, l’estensione dei campi coltivati va da un minimo di 100 metri quadri ai 5 mila del campo di Domodossola. La quota delle coltivazioni non dovrebbe superare i 1600 metri, ma si è voluto tentare la semina anche più su, nella meravigliosa e solatia piana del Devero. Ma la raccolta non rappresenta che l’inizio di una lunga e complessa lavorazione. Le piante devono essere messe a macerare in appositi maceratoi (oggi ancora visibili). I bastoni di canapa vengono poi posti in luogo asciutto prima di procedere alla “stiatura”…

La sativa non si presta però soltanto alla produzione di filati. Durante l’estate del 2015 le nuove coltivazioni sono state tenute a battesimo a Viceno nel comune di Crodo. E’ stata una breve e suggestiva cerimonia in cui si sono degustati, nel corso di un rinfresco organizzato tra i prati, i “bottoni della strega”: dolcetti gradevoli e nutrienti cucinati con cannabis. Sativa, ovviamente. Sono stati in tanti quel giorno, villeggianti compresi, a farsi una canapa senza effetti collaterali.

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