La conquista del Monviso? Merito di cartografi italiani

Casrtiglione
L’abate Valeriano Castiglione raccontò delle sue ricerche sul Monviso in un volume stampato a Cuneo nel 1627. Nella foto sopra il titolo la scoperta del Monviso da parte dei cartografi in una carta manoscritta allegata alla relazione di Castiglione.

La possibilità di un’ascesa di cartografi francesi alla sommità del Monviso nel 1751, un’ipotesi basata su un pittogramma, giustifica forse l’annuncio sulle colonne del quotidiano La Stampa del 24 gennaio 2016 che la storia del “re di pietra” è tutta da riscrivere? Finora si è dato per scontato che i primi a mettere piede sul Monviso furono gli inglesi William Mathews e Frederick Jacom il 30 agosto 1861. Senonché tre studiosi italiani hanno ora scoperto, esaminando la cartografia del XVIII secolo, che sui 3841 metri della vetta più alta delle Alpi Cozie potrebbero essere arrivati 110 anni prima alcuni geografi francesi incaricati di disegnare la mappa del territorio.

Libro Castiglione
La copertina del libro di Castiglione (collezione Aliprandi). Sulla scorta delle ricerche compiute da Laura e Giorgio Aliprandi, autori di una monumentale opera in due volumi sulla cartografia alpina (“Le Grandi Alpi nella cartografia”, Priuli&Verlucca 2005 e 2007), la scoperta del Monviso va però attribuita a un milanese, l’abate Valeriano Castiglione (1593-1668).

“Questo religioso nel 1627, in compagnia di altre persone, fa un’escursione sul Monviso e scrive un libriccino pubblicato a Cuneo in cui si parla di questa sua esperienza”, raccontano gli Aliprandi. “Castiglione nel testo dice che il libro è accompagnato da una carta opera di Giacomo Antonio Biga di Savigliano: si tratta di un libro molto raro, ma nelle copie – tre o quattro in tutto – che avevamo potuto consultare fino a qualche tempo fa la carta non c’era. Casualmente, grazie a un libraio antiquario di Champoluc, in Val d’Ayas, siamo poi venuti in possesso di un esemplare con la carta, che è fatta a mano, ovvero non stampata. E’ una carta di dimensioni notevoli, e presenta delle piegature, perché rimasta inserita nel libro per quattrocento anni; descrive il percorso seguito da Castiglione, sono riportati i paesi di Sanfront, Paesana, Ostana, Crissolo, e poi il Monviso, le valli Po, Varaita e Pellice. A un certo punto si vede che la colonna di esploratori si divide: alcuni vanno verso il Buco di Viso (è raffigurato un signore che regge una lampada), il che vuol dire che il Buco nel 1627 era aperto; l’altra colonna va al Lago Chiaretto e misura il Monviso, calcolandone l’altezza rispetto al lago che si trova a quota 2161 metri: in totale 3825 metri, altezza sorprendentemente simile a quella reale di 3841 m. Si tratta della prima esplorazione scientifica documentata da una carta geografica; per averne una successiva bisogna aspettare quella di Saussure per il Monte Bianco; anche in questo senso, dunque, il Monviso, ha una grande priorità”.

Alpidoc n. 79Fin qui gli Aliprandi le cui parole sono riportate anche in Alpidoc n. 79, Speciale Monviso (qui a fianco la copertina), pubblicato in occasione dei 150 anni della prima salita. Gli studiosi milanesi raccontano questi particolari senza nulla voler togliere all’importanza delle ricerche in corso, casomai con la lodevole intenzione di completare il quadro della scoperta del Monviso: che nel Seicento, in piena epidemia di peste, ebbe nell’abate Castiglione citato da Alessandro Manzoni nel ventottesimo capitolo dei Promessi sposi, un protagonista colto e appassionato.

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