L’incontro ravvicinato di Di Caprio con l’orso

Sequenza memorabile, di un realismo sconvolgente la definisce Lugi Paini il 24 gennaio 2016 nelle pagine domenicali del Sole 24 Ore. Si riferisce al massacro che un grizzly compie aggredendo Leonardo Di Caprio, esperta guida scout, nel film “Revenant- Redivivo” di Alejandro Gonzàles Inarritu, 156 minuti da incubo nel west selvaggio nei primi anni dell’800, tra belve e pellerossa in agguato dietro ogni albero mentre gli spietati cacciatori bianchi si spingevano sempre più in là in cerca di pelli pregiate.

Ferite orso
Leonardo Di Caprio si fa ritoccare le ferite sul set di “Revenant – Redivivo”. Nel fermo immagine sopra il titolo il duello con il plantigrado che lo riduce in fin di vita.

Di Caprio si fa seviziare anche – ma solo psicologicamente – dai compagni di avventure che lo vorrebbero morto per togliersi dai piedi quel fagotto insanguinato che non ha più niente di umano. Gli effetti speciali, il montaggio, le tecniche digitali sono stupefacenti, ma non sono soltanto frutto di fantasia. Il comportamento dell’orso sullo schermo (probabilmente per difendere i cuccioli che si vedono pascolare sullo sfondo), i suoi reiterati assalti, il suo chinarsi sulla vittima leccandogli le ferite come in un impeto di pietà, sono sicuramente frutto di approfondite ricerche da parte di faunisti esperti. Per far apparire realistiche quelle orrende devastazioni nella carne, la produzione si è rivolta al makeup artist britannico Duncan Jarman che ha sottoposto Di Caprio a oltre cinque ore di trucco al giorno. A quanto informano le note di produzione, Jarman e la sua squadra hanno studiato puntigliosamente il tipo di ferita che un orso è in grado di infliggere a un uomo. Il risultato è stupefacente. Va notato che, attraverso la finzione, è stata in un certo senso restituita all’orso la sua dignità di re degli animali quale venne considerato a lungo in Europa e in America. Il fatto che nessun animale potesse sconfiggerlo (l’uomo era il suo unico predatore) e la sua presenza temuta e ammirata non sono bastati però a conservargli il trono: il leone, venuto da lontano e preferito dalla Chiesa medioevale, lo ha progressivamente soppiantato. Orso a parte, Inarritu si dimostra capace di ritrarre al meglio la grandiosa magnificenza della natura immersa nei rigori dell’inverno insistendo sull’aspetto estremo della lotta per la sopravvivenza legata anche alle condizioni ambientali delle montagne che i cacciatori di pelli devono scavalcare per raggiungere la salvezza. Un film ammirevole questo di Inarritu, giustamente candidato a una grande quantità di Oscar. Ma che un po’ lascia il segno, perlomeno in quanti temono qui sulle nostre Alpi gli incontri non sempre indenni da rischi con esemplari di plantigradi considerati a torto o a ragione più miti dei grizzly.

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