Umberto Balestreri: la guerra, l’impegno civile, l’alpinismo

MUSEOMONTAGNA
Il Museo della montagna al Monte dei Cappuccini.

Il dattiloscritto dell’inedito Diario di Guerra 1915-1918 di Umberto Balestreri (1889-1933), conservato nella Biblioteca Nazionale del Cai, offre lo spunto sabato 6 febbraio 2016 alle ore 16.30 al Museo della Montagna di Torino per rivocare la figura di questo illustre alpinista torinese che fu ufficiale degli Alpini. Laureatosi in Giurisprudenza a Torino nel 1911, socio della SUCAI fin da studente, Balestrieri si distinse subito per l’attività alpinistica con una serie di prime salite nelle Alpi Occidentali. Chiamato alle armi, dopo il corso per allievi ufficiali, nel 1912 partì per la Tripolitania per qualche mese. Balestrieri partecipò alla Prima guerra mondiale e fu decorato con due medaglie d’argento; fu un combattente valoroso per tutta la durata del conflitto “per anni tra i monti insanguinati della guerra, nelle trincee dello Stelvio e dell’Adamello, sulle cime del Trentino, tra le Dolomiti stupende di colori, sui monti paurosi dell’Isonzo solenni di ricordi” come scrisse in un racconto pubblicato sulla Rivista mensile del Cai dopo la sua morte in un crepaccio, sul ghiacciaio del Bernina.

Esponente della borghesia intellettuale torinese, Balestrieri ebbe tra gli amici più stretti i fratelli Garrone entrambi morti in guerra, poi il loro nipote Alessandro Galante Garrone, antifascista, membro del Cln piemontese e fra i fondatori del Partito d’Azione, collega nella magistratura, Erminio Piantanida, accademico del Cai, Riccardo Peretti Griva, anch’egli magistrato e noto fotografo, il pittore Ugo Malvano. Dalle testimonianze degli amici e compagni di scalate emerge il carisma sobrio di Balestreri, capo gita naturale e indiscusso, attento studioso e conoscitore delle montagne, ma emerge anche la figura di un uomo tutto d’un pezzo, non disposto a scendere a compromessi con il regime fascista a cui rifiutò di prestare giuramento, ritenendolo “incompatibile con la mia veste di magistrato”.

Tra i molti impegni, Balestrieri riuscì anche a dedicarsi all’esplorazione alpinistica partecipando alla spedizione del Duca di Spoleto in Karakorum nel 1929, come responsabile del gruppo alpinistico. Oggi è ricordato da una via a lui intitolata a Torino, fra corso Giulio Cesare e corso Vercelli, e dal bivacco del Caai sulla cresta dei Cors delle Grandes Murailles, di fronte alla Dent d’Herens e al Cervino. All’interno del Cai si dedicò a molte iniziative, tra cui, poco nota ma fondamentale per il suo valore culturale, quella della prima raccolta di Canti di Montagna, edita da Ricordi nel 1929. Fu presidente del Club Alpino Accademico Italiano dal 1929.

L’incontro intitolato “Quello era un uomo”, con la partecipazione di Gianluigi Montresor, Roberto Mantovani, Roberto Scala e con letture dell’attore Cesare Rasini s’inserisce nel programma “Leggere le montagne”, un’iniziativa della Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano e del Museo Nazionale della Montagna con la collaborazione del Club Alpino Italiano e della Città di Torino.

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