In diretta dalla “Lofoten” in rotta tra lastroni di ghiaccio verso la città più a nord del mondo

Ancora un “compitino” in presa diretta da Laura Guardini alla scoperta del Grande Nord sul postale “Lofoten” della compagnia norvegese Hurtigruten. “Abbiamo visto luci fantastiche, ma non sono riuscita a fare foto con i miei poveri mezzi”, ci scrive Laura, in rotta per Hammerfest, la città più a nord del mondo (anche se lo stesso titolo è rivendicato da altri due centri abitati: Honningsvåg, sempre in Norvegia, e Barrow, in Alaska). Il “povero mezzo” è naturalmente l’inseparabile smartphone e le immagini sono di buona qualità: ne pubblichiamo qui una particolarmente significativa scattata mercoledì 3 febbraio 2016.

Scandinavia
Situata alla latitudine 70° 39′ 48″ N, Hammerfest sostiene di essere la città più a Nord del mondo, anche se le contendono il primato altri due centri abitati: Honningsvåg, sempre in Norvegia, e Barrow, in Alaska. Sopra il titolo il mare coperto da sottili lastre di ghiaccio durante la navigazione del postale “Lofoten” (ph. L. Guardini)

Dopo Kirkenes la nave fa dietro-front

Mercoledì 3 febbraio, verso le 9 del mattino, la “Lofoten” ha attraccato a Kirkenes, “turn point” dove, conclusa la rotta verso nord, le navi dell’Hurtigruten invertono la marcia e riprendono il mare per tornare a Bergen, nella zona più meridionale del Paese: in tutto, tra andata e ritorno, ci vogliono 11 giorni, mentre i porti toccati sono circa 35. Prossima al confine con la Russia, Kirkenes è vicina anche alla Finlandia: ai confini, che sono così importanti nella storia di questa regione, è dedicato anche il principale museo della città, su un’altura che molti raggiungono anche con gli sci. Nelle linde sale del Borderland Museum si racconta della Seconda Guerra Mondiale e dell’azione di contrasto all’esercito nazista appoggiata dalla vicina Unione Sovietica (culminata nell’offensiva dell’autunno 1944 che liberò questa regione), della miniera di ferro chiusa vent’anni fa e dell’incontro tra popoli, così come è avvenuto da secoli e continua oggi.Partenza alle 12.30 e rotta a ritroso, quindi, sotto un cielo con troppe nuvole per lasciare vedere il sole, ma ugualmente illuminato da riflessi dorati. E sul mare ci sono anche diverse sottili lastre di ghiaccio che tuttavia non spaventano i gabbiani. Il buio arriva presto, ben prima delle 16, ora della fermata a Vardo, dove si visita la fortezza costruita tra il 1734 e il 1738. Cimeli (compreso un cannone montato su slitta) e ricordi vi sono custoditi con una cura e un ordine esemplari. Oggi sono qui di stanza quattro soli soldati con un comandante che hanno compiti soprattutto rappresentativi, compreso quello di mettere in azione il cannone quando il sole torna a salire sopra l’orizzonte dopo 10 settimane di assenza: giorno di vacanza in tutte le scuole della cittadina. Nel cortile della fortezza, ora coperto per ripararlo dal freddo ma anche dal sale portato dal vento marino, c’è l’unico albero di Vardo. In questa regione, ci hanno spiegato, l’estate è breve e lo strato di terra sopra la roccia sottile: impossibile avere vegetazione più alta di arbusti e cespugli.

Laura Guardini 

In MountCity potete anche leggere le prime tappe del viaggio e la visita a Capo Nord.

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