Ultimi brividi dal Grande Nord

Brividi dal Grande Nord si sono propagati fino alle nostre più miti latitudini grazie ai “compitini” di Laura Guardini, giornalista e viaggiatrice appassionata, che tra la fine di gennaio e il mese di febbraio 2016 ha navigato a bordo del postale “Lofoten” lungo le coste della Norvegia. Con questa quarta puntata si concludono ora i suoi simpatici e anche istruttivi appunti gentilmente dedicati agli amici di MountCity. Laura ci ha raccontato le prime tappe del viaggio, la visita a Capo Nord e la navigazione verso Hammerfest dove è approdata giovedì 4 febbraio. Grazie Laura, non vediamo l’ora di rivederti fra i tepori del nostro inverno meneghino!

Meridiana Column
La storica Meridiana Column di Hammerfest, in Norvegia, e nella foto sopra il titolo l’aurora boreale del 1° febbraio dal ponte della motonave “Lofoten” (ph. L. Guardini)

I tesori di Hammerfest

Eccoci ad Hammerfest, un po’ meno di 10 mila abitanti, dove la contesa su quale sia la città più a nord non trova eco. Qui si può ammirare la Meridiana Column, eretta nel 1854 a conclusione dei 40 anni di studi e misurazioni che gli scienziati guidati da Friedrich von Struve portarono a termine per determinare forma e dimensione della terra. La curva geodetica di Struve, con una serie di triangolazioni concatenate dal Mar Nero alla costa norvegese, permise di individuare con precisione punti e distanze tenendo conto del diverso grado di curvatura della superficie terrestre alle diverse latitudini. Per ottenere questo risultato su un territorio che allora era compreso in appena tre stati (Svezia, Norvegia e Impero russo), al lavoro degli scienziati si aggiunse una forma di collaborazione internazionale relativamente nuova per l’epoca. Il risultato, cioè la catena delle 13 stazioni lungo le quali fu misurata la curva di Struve, è iscritto dal 2005 nella lista Unesco dei tesori patrimonio dell’umanità, dunque anche la stele di Hammerfest ne fa parte. “La nostra città”, dice il sindaco Alf Jakobsen, “oltre ad essere la più settentrionale e la porta per il mare di Barents, è anche la prima ad aver avuto l’illuminazione elettrica nelle strade. Oggi è anche la capitale nordica del petrolio e del gas”. Lo scrittore-giornalista Olivier Truc ha ambientato proprio ad Hammerfest il suo ultimo giallo, “Lo stretto del lupo”, nel quale gli interessi delle compagnie petrolifere e le antiche tradizioni degli allevatori di renne e del popolo Sami fanno da sfondo a delitti e indagini. “La nostra comunità ha consolidato nei secoli il proprio legame con il mare e la natura che ci circonda”, avverte ancora Jakobsen. E anche Hammerfest ha il suo museo dove la memoria della comunità è mantenuta e custodita con la cura che contraddistingue questi Paesi: dai primi insediamenti che risalgono a 10 mila anni fa, ai giorni della Seconda Guerra mondiale e allo sforzo della ricostruzione, che trova tanti punti in comune in Europa come nel nostro Paese.

Oggi, infine, niente più ghiaccio nel mare come a Kirkenes, dove fa più freddo – ci hanno spiegato – perché la Corrente del Golfo non segue la costa fino alla città-capolinea dell’Hurtigruten, ma tira dritto verso Murmansk, sulla costa russa. Lasciata Hammerfest alle 13.15, la Lofoten naviga tranquillamente verso Tromso, dove noi la lasceremo non senza una certa nostalgia per le lunghe ore nel salone e, in fondo, anche per i momenti nei quali questa nave senza stabilizzatori “will be going a little bit around” come avvertono gentilmente ed eufemisticamente gli avvisi a bordo quando durante la navigazione è difficile anche stare in piedi.

In questi giorni diverse volte dalla cabina di comando hanno anche chiamato tutti sui ponti ad ammirare le Northern lights. E siccome una delle meraviglie di questo viaggio sono le persone che si incontrano, vi mando una foto dell’aurora boreale scattata lunedì 1° febbraio dai nostri nuovi amici Manop e Nick, rispettivamente thailandese e scozzese.

Laura Guardini

Tromso all'albaPS. Mentre aspetto all’alba di sabato 6 febbraio l’ora del decollo per Oslo, poi Zurigo, infine Milano, mando questa immagine fatta qui fuori, all’aeroporto Langnes di Tromso. E’ per dire che sotto questo cielo così azzurro, mentre si capisce che il sole sta per spuntare (qui a Tromso sembra di essere quasi in una zona meridionale dopo Kirkenes e Hammerfest) soffriamo di un forte attacco di mal di Norvegia. Questo è un aeroporto nazionale, quindi sul tabellone ci sono i nomi di tutti i paesi che abbiamo visitato in questi giorni: in verità, in un paese lungo lungo come questo (da qui a Oslo ci sono circa 1800 km, da Oslo a Milano sono circa 1.900) e con un territorio così difficile per gli spostamenti, i piccoli aerei della Videroe (famiglia Sas) sono quasi come degli autobus. Infatti oggi che è sabato c’è (o almeno l’impressione è quella) un bel traffico di famiglie, bambini, nonni…Peraltro si potrebbe anche tornare quassù in estate e fare un  lungo giro proprio con gli autobus di linea,  iniziando da Rovaniemi, in Finlandia, da dove parte un collegamente con Tromso. Di qui è possibile passare, sempre in pullman, alle isole Vesteralen, quindi scendere lungo le Lofoten. E qui, per ridiscendere a Bergen, non resterebbe che aspettare l’Hirtigruten, anzi: la Lofoten, che diamine!

L.G.

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