La musica della neve, piccole variazioni sulla materia bianca. Da ascoltare alla Capanna Mautino in Valsusa

In un weekend organizzato dal Circolo dei Lettori di Torino in collaborazione con Alpes, il 12-13 marzo, in Alta Val Susa a 2000 metri, David Sapienza e Giuseppe Olivini danno vita a un “cammino di neve” culminante con la performance musicale letteraria “La musica della neve” tratta dal libro di Sapienza edito ora anche in ebook da Ediciclo Editore. La Capanna Mautino, di proprietà dello Ski Club Torino, si trova in Alta Val di Susa, sui Monti della Luna, nei pressi del Lago Nero, in un incantevole altopiano costellato di laghetti, al limite di un bosco di cembri e larici, un piccolo angolo della zona rimasto integro sino ad oggi. Il rifugio è aperto nei week-end dai primi di dicembre sino a Pasqua in funzione dell’innevamento (apertura infrasettimanale su prenotazione), e tutti i giorni dall’inizio di giugno a metà settembre. Arredi e rivestimenti d’epoca in legno e il calore delle stufe riportano a una piacevole e suggestiva atmosfera d’antan. Il rifugio dispone di 25 posti letto in sobrie e accoglienti camerette da due a otto posti. E’ consigliabile prenotarsi. Il testo che pubblichiamo è tratto dal libro di Davide Sapienza “La musica della neve” (Ediciclo Ed, 2011). Tutte le notizie su www.davidesapienza.it.

 

I sensi vengono catturati e la mente sedata

Quel giorno, io e Eirik eravamo in una bianca terra di mezzo dove nulla era ciò che sembrava. Inoltre ci trovavamo sempre al suo centro perché non potendo misurare il bianco fuori da noi, la mente cercava di aggrapparsi all’unica realtà possibile – la neve. Ma sulla neve, dove ogni cosa era sottosopra, ogni dentro era fuori e ogni fuori era dentro. Come fantasmi ci muovevamo su quella neve nell’ostinato bianco che ci stava plasmando. Non eravamo più neanche ombre sul plateau del Dovrefjell e la nostra unica realtà – l’unica cosa che ci assicurava di essere sulla Terra – era la neve. Tastavo il terreno imbiancato con il bastoncino e sentivo la profondità che mi avvolgeva. Il biancore sembrava un liquido pronto a invadere ogni cosa – lo zaino e tutto ciò che di prezioso esso contiene – ma ciò che più contava era la traccia sottoposta alla metamorfosi dal whiteout, ormai poco più di un’ipotesi. Era tutto un desiderio di luce, che in quell’universo parallelo non viaggia più e finisce in una terribile bonaccia.

La musica della neve
Piccole variazioni sulla “materia bianca” in questo libro di Davide Sapienza (Ediciclo, 96 pagine, 8,50 euro)

Io dico che il whiteout è forse il genius loci della neve. Melville scrisse: “Non è su nessuna mappa, i veri luoghi non lo sono mai” e questa frase meravigliosa sembra descrivere perfettamente le coordinate inesistenti del whiteout. E sono anche convinto che ciò spieghi perché lo stomaco va in subbuglio: nel whiteout si vive il temporaneo passaggio dallo stato corporeo a quello incorporeo. La nausea è il segno che siamo gravidi di cambiamento, messi di fronte a una visione imprevista di noi stessi.

Se vado con la mente a tanti whiteout che ho vissuto, quando il cammino si ferma il centro è il luogo della neve che sta sotto gli ski. Se preparo l’attesa con gesti lenti e cauti, mi sento sereno. Il whiteout dell’uomo con gli ski è la bonaccia di chi solca gli oceani. Ancora Melville, dal romanzo Mardi del 1849: “Per un uomo di terra la bonaccia non è uno scherzo. Non soltanto rivoluziona il suo stomaco, gli sconvolge anche la mente e lo induce a rinnegare la sua fede nell’eterna stabilità delle cose. In un primo momento è stupito, dato che non ha mai immaginato una condizione di esistenza in cui l’esistenza stessa è come sospesa. Si scuote addosso l’abito per sentire se dentro c’è il proprio corpo. Chiude gli occhi per sperimentare la concretezza di quella vitrea immensità. Tira un profondo respiro – un altro esperimento – per vedere che cosa succede. L’inerzia della bonaccia è spaventosa: se la sente dentro e si prolunga come una specie di involontario mormorìo interno. Ma più di ogni altra cosa, c’è la coscienza dell’assoluto abbandono. Non c’è aiuto. Non c’è comprensione”.

Nella neve penso al mare perché ho sempre l’illusione di essere irraggiungibile e anche se capita la bonaccia bianca, ebbene, che essa sia. Stare con la materia bianca è attraversare la terra che la ospita e nel farlo, i sensi vengono catturati e la mente sedata.

Davide Sapienza

Copyright © 2016 Alpes coop, All rights reserved.

 

http://www.doppiozero.com/materiali/fuori-busta/whiteout

http://www.capannamautino.it

Commenta la notizia.