Quanto valgono le invernali compiute con clima estivo?

Cosa ne pensate dell’invernale al Nanga Parbat compiuta con clima estivo? E’ oggi ancora lecito parlare di invernali? Le Alpi non se la passano bene, sciisticamente parlando, con questi inverni che sembrano primavera. Ma anche in Himalaya le emergenze climatiche si fanno sentire e in qualche modo agevolano i cacciatori di exploit, ovviamente sponzorissatissimi e appoggiati incondizionatamente da consenzienti testate giornalistiche.
Ora si viene a sapere che L’Everest sta per diventare come Cortina, che le vette nepalesi saranno come quelle valdaostane. E’ lo scenario – per certi versi inquietante – che potremmo vedere sull’Himalaya già dai prossimi anni. Secondo quanto riporta AsiaNews, pare infatti che Alfred Brush Ford, 55enne pronipote di Henry Ford, abbia deciso di investire 300 milioni di dollari americani per creare un impianto sciistico nello stato nord-occidentale dell’Himachal Pradesh, in pieno Himalaya.
E’ la scommessa in questi giorni anche di un imprenditore francese. Ma è solo la punta di diamante di una tendenza consolidata in Europa e anche in Italia. A causa dei cambiamenti climatici le piste dovranno salire sempre di più di quota. Le nostre stazioni sotto i 1300 metri sono a rischio già da ora. Meglio puntare sull’Himalaya anche se considerate le quote sarà meglio portare con sé delle bombole di ossigeno.
Quindi si moderino gli entusiasmi accortamente pilotati per i grandi exploit invernali alle alte quote e, soprattutto, si eviti di esprimere giudizi azzardati. L’alpinista bergamasco che ha totalizzato quattro prime invernali a quota ottomila non è affatto il primo a farlo, come si legge sulla (un tempo) autorevole Gazza. Il polacco Jerzy Kukuczka è stato il primo a fare quattro prime invernali in Himalaya proprio come il bergamasco, lo stesso che cronometrava le salite nell’orrendo reality “Montebianco”. Nel dettaglio: Dhaulagiri – 21 gennaio 1985; Cho Oyu – 13 febbraio 1985 – addirittura via nuova (due invernali in due mesi)!; Kangchenjunga – 11 gennaio 1986; Annapurna – 3 febbraio 1987. Forse che le invernali del polacco valgono meno di quelle del bergamasco?

9 thoughts on “Quanto valgono le invernali compiute con clima estivo?

  • 06/03/2016 at 18:38
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    Siccome ora si legge del nuovo Bonatti aggiungo ancora quello che ho copiato del Kukuzka::

    1979 – Lhotse – via normale
    1980 – Everest – nuova via con Andrzej Czok[2]
    1981 – Makalu – nuova via, in solitaria
    1982 – Broad Peak – via normale, in stile alpino
    1983 – Gasherbrum II – nuova via, in stile alpino
    1983 – Gasherbrum I – nuova via, in stile alpino
    1984 – Broad Peak – nuova via, in stile alpino
    1985 – Dhaulagiri – prima ascesa invernale con Andrzej Czok[3]
    1985 – Cho Oyu – prima ascesa invernale (come secondo team con Andrzej Heinrich), nuova via[4]
    1985 – Nanga Parbat – nuova via
    1986 – Kanchenjunga – prima ascesa invernale con Krzysztof Wielicki[5][6]
    1986 – K2 – nuova via, in stile alpino
    1986 – Manaslu – nuova via, in stile alpino
    1987 – Annapurna – prima ascesa invernale con Artur Hajzer[7]
    1987 – Shisha Pangma – nuova via, in stile alpino

    Voglio vedere ancora uno più “grande”.
    Ah, dimenticavo, le ha salite senza ossigeno e non c’è andato mica decine di volte, ma ci è morto.
    Comunque per me chiunque ci vada specialmente d’inverno è un “bel testosterone”
    Poi le polemiche sulle foto di vetta e i gps fuori anche di 200 metri preferisco lasciarle agli invidiosi.

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  • 04/03/2016 at 15:34
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    Aggiungo una considerazione che fa parte della mia evoluzione mentale, alpinistica purtroppo no.
    Nell’alpinismo invernale sugli ottomila una trentina di anni fa si era raggiunto un livello: quello di Kukuczka, o meglio quello polacco.
    Per me il livello successivo, anche se per due o tre giorni non è stato omologato come invernale, è stato raggiunto una decina di anni fa da Lafaille quando ha salito il Shisha Pangma da solo, per primo, per una via nuova e in stile alpino!!!
    Questi sono per me i due step significativi dell’alpinismo Himalaiano invernale, altro non so e non ho visto o sentito.
    Magari il grande polacco l’anno prossimo per il k2 “alza l’asticella”..
    Per qualsiasi attività umana si può parlare di step per comprendere dove l’uomo è arrivato, poi le persone sono un’altro discorso, ma noi tendiamo a parlare delle persone come fossero loro il fatto significativo.

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  • 04/03/2016 at 09:41
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    Anche tu Giorgio ti ci metti senza dire chi sei, quindi ciò che dici ha lo stesso valore di ciò che potrebbe dire anche il primo passante che si incontra sulla strada. Ne sono rattristato, mi dispiace che si parli così del grande alpinismo.
    Qui non si vuole giudicare, si vuole solo tentare di non fare di tutta l’erba un fascio e magari riuscire a capire ciò che sta accadendo senza avere preconcetti o fideismi che danno solo sfogo alle personali fantasie più o meno represse.
    Per me l’importante è avere la possibilità di ragionare sulle cose che mi interessano e per far questo ho bisogno di informazioni e di idee che piano paino valuto e compongo per farmi una opinione.
    E poi ogni alpinista si esprime come è capace, per questo motivo bisogna conoscere chi è e di solito non è un politico, un giornalista o un letterato che sa soppesare le parole abilmente, va compreso.
    In alpinismo c’è sempre dopo poco tempo uno più bravo e tutto invecchia, ma qualcuno che ha indicato delle strade nuove c’è e un alpinista è affascinato dalle nuove strade. Si sta discutendo di questo!

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  • 04/03/2016 at 09:32
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    Kukuczka in effetti è arrivato sulla cima al Cho Oyu il giorno dopo che due compagni l’avevano già raggiunta. Una prima o una ripetizione? Adrea Gaddi che pubblicò un bel libro del polacco nutre in FB dei dubbi pur sostenendo che “Jurek è uno e inimitabile: mai una ripetizione sugli ottomila e solo vie nuove”. Sul valore e il significato delle odierne invernali a quota ottomila si continua però a discutere, segno che il problema esiste con tutto il rispetto per gli eroi sponsorizzati che si cimentano in queste esperienze estreme. “Due mesi al CB per maltempo e vetta a -34/-38 con 45kmh di vento rappresentano comunque un notevole impegno psicofisico”, twitta un estimatore della cordata vincente. Che cortesemente aggiunge: “A volte è meglio non scrivere niente”. Ma davvero di questi eroismi a pagamento ha bisogno oggi l’alpinismo per bucare gli schermi?

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  • 04/03/2016 at 08:19
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    Ma se è così facile andateci voi! E Kukuczka, grandissimo, ha solo tre prime invernali (sul Cho Oyu è stato preceduto). Informatevi, agite, e non giudicate

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  • 03/03/2016 at 18:01
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    Fantone, scusa, ma tu che censuri noi, mi spieghi la tua competenza?
    Che alpinismo hai fatto e fai?
    Non ti ho mai sentito o incontrato.
    E chi va in montagna incontra sempre tutti.
    Ti informo che ogni alpinista cerca di capire e per fare questo usa i suoi mezzi, non si affida mai ad altri, se non quando non gli interessa capire.
    Simone è uno degli ultimi himalaisti italiani e nessuno lo nega, vogliamo solo capire il valore internazionale di ciò che fa e ha fatto.
    Comunque mi scuso per avere urtato le tue convinzioni.

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  • 03/03/2016 at 16:48
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    Il giornalista deve commentare, pubblicare, ma il primo suo dovere è criticare. Cosa c’è di falso nell’articolo che ha fatto arrabbiare questa persona… Albero Fantone? (sarà un nome inventato, forse Alberto…). C’è stato un altro alpinista che ha scalato vette di ottomila metri in inverno? A metà degli anni ottanta, il clima era caldo come quello di quest’anno? Che Simone Moro ha fatto il cronometrista in quel “bizzarro” spettacolo dove persone neofite per la prima volta hanno visto una montagna, è falso? E le spedizioni commerciali? E ricchissimi che vogliono aggredire le alte quote per far divertire pochi magnati? Bisogna vergognarsi se si accettano notizie false e non si ha il coraggio di commentarle liberamente.

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  • 03/03/2016 at 10:35
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    Ma non dovrebbe esserci un filtro da parte di una persona competente prima di pubblicare articoli di qualunque tipo? Davvero una vergogna quello che avete scritto, sicuramente scritto da una persona che la montagna in inverno la vede nel poster del suo ufficio. Vergogna! !!!!!!!!

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  • 03/03/2016 at 10:02
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    E perché no, le facevano anche trenta anni fa! Adesso anche una sciatrice (altoatesina, quindi tosta) ci arriva!
    I polacchi erano troppo forti, non sono un buon esempio! Ora tutti hanno diritto di fare le normali d’inverno!
    Ora è un po’ diverso, ma è più comodo e si può tornare più volte, basta farlo e pubblicizzarlo, ci si guadagna bene!
    Per fortuna ci si fa meno il “culo”, ma bisogna sempre farselo alla grande!
    Bella l’idea dello sci, anche gli sherpa hanno diritto di sciare! E noi di andare a sciare in sicurezza sulle nevi incontaminate!
    Abbiamo già portato là gli elicotteri per il soccorso, se li usassimo anche nella stagione dello sci tutto ci costerebbe meno.

    Che mondo! Viviamo nel tempo del delirio dell’onnipotenza con fini solo ludici?
    Non è che noi stiamo talmente bene che non capiamo più cosa si può fare e cosa non si può fare?
    L’uomo in sé ora scompare lentamente in infinite immagini per condividere il nulla, magari sta giungendo il momento della scomparsa dell’umanità.

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