Ivan Guerini e i segreti del “trono remoto”

Locandina Trono remotoLa riscoperta alpinistica delle due montagne “illustri” più isolate e meno conosciute delle Alpi Centrali porta la firma di Ivan Guerini (ivanwall@alice.it) autore dell’e-book “Il trono remoto” (4,95 euro) edito in proprio dall’arrampicatore e scrittore milanese che negli anni Settanta diede il via alla scoperta esplorativa dei graniti della Val di Mello contribuendo, particolare di cui va particolarmente fiero, all’apertura della scala delle difficoltà dal VII grado in su. Da tempo Ivan osservava il Sasso Manduino e il Pizzo di Prata, e con buone ragioni. La parete nord del Prata e la sud del Manduino secondo l’autore non sono esteticamente e storicamente secondarie rispetto a pareti più illustri come la nord-est del Badile. O, addirittura, come la nord ovest del Civetta. Per saperne di più, andate ad ascoltare come Ivan racconta questa sua affascinante esplorazione letteraria venerdì 18 marzo all’Edelweiss, viale Umbria 126: un evento da non perdere nel fitto palinsesto di “MountCity. Montagne a Milano” in programma dal 12 al 20 marzo. L’e-book che è possibile scaricare a questo link ‪https://books.google.it/books?id=2GSrCgAAQBAJ&pg=PT61…descrive la scoperta di queste montagne all’inizio del secolo scorso. Determinante è il contributo di Giovanni Rossi che fu presidente del Club alpino accademico ed è tra gli autori più rinomati di guide delle Alpi Retiche insieme con Aldo Bonacossa. E’ un veterano, Giovanni Rossi, che fa piacere ritrovare tra le pagine del “Trono remoto”. Ma un veterano sempre alla ricerca di nuove linee di arrampicata lo è anche Guerini, nato a Milano il 9 giugno 1954. Negli anni ’70 scoprì la Val di Mello e la fece scoprire parallelamente a un gruppo di “sassisti” che hanno fatto la storia di questa vallata facendola conoscere in tutto il mondo. E un pezzo di storia rimane il piccolo libro di Ivan caratterizzato da schizzi essenziali: “Il gioco arrampicata della Val di Mello”. In questa valle, oggi considerata un paradiso dell’arrampicata attuale, con la prima salita del Precipizio degli Asteroidi, Guerini affrontò difficoltà allora precluse ai comuni mortali. Di benemerenze sul campo ne ha acquisite parecchie, ma oggi ci tiene a far sapere che non è accademico, né guida alpina, né istruttore d’alpinismo. E che non è sponsorizzato. Quanti alpinisti del suo stampo possono “vantare” simili requisiti?

Guerini Ivan
All’Edelweiss dialogherà con l’amico istruttore Claudio Bisin. Nella foto sopra il titolo il Sasso Manduino (Alpi Centrali).

La parete sud ovest del Sasso Manduino (sasso perché è una montagna monolitica, un grande blocco di pietra) è quell’enorme muraglia che si vede dall’Alto Lario, la pala granitica che ci viene incontro quando all’uscita delle gallerie che ci conducono lassù in auto da Lecco giungiamo nei pressi di Colico. La parete nord del Pizzo di Prata, una delle maggiori della val Bregaglia, domina invece la testata della val Schiesone, confluente della val Mera a sud di Chiavenna. In entrambi i casi queste montagne offrono esperienze di vero isolamento dal mondo, per dirla con Bonacossa. Nel libro di Guerini, spicca la presentazione di Giovanni Rossi, imperdibile. “Mi sembrava”, scrive Rossi, “che dopo Val di Mello e dintorni (1979) e Val Grande (1999), Sasso Manduino e Pizzo di Prata dovessero avere il posto che si meritano nelle avventure letterarie di Ivan. Ne è passato di tempo, ma il lettore quasi non se ne accorgerà perché l’Ivan di oggi (che naturalmente non è più lo stesso) si immedesima nell’Ivan degli anni ruggenti”. Alla presentazione di Rossi fa seguito un capitolo dedicato a don Giuseppe Buzzetti (1886-1934) “l’uomo dei tre misteri”. Quali misteri? In parte inspiegabili furono le sue capacità alpinistiche superiori alla norma, stupefacente la severa particolarità dei suoi itinerari ed enigmatica la sua scomparsa nel nulla scendendo tra fulmini e saette dalla capanna Gianetti.

Di Buzzetti viene descritto da Ivan il rigore consapevole con cui affrontava le scalate. Ma Guerini si sofferma anche sul rapporto del religioso con una ragazza compagna di scalate che diede adito a qualche ingiustificato pettegolezzo. Ai pittori del Sasso Manduino è dedicato poi un capitolo importante e numerose sono le testimonianze. In appendice, Guerini formula alcune considerazioni sulla “libera esplorativa e la difficoltà inalterata”, mentre il glaciologo Alvaro Mazza descrive la comparsa cartografica del Manduino e del Pizzo di Prata e, ancora, Rossi si sofferma su note topografiche e toponomastiche. Una bibliografia e la biografia dell’autore completano quest’opera complessa e affascinante che sottolinea l’importanza alpinistica dell’esplorazione di vette minori, secondarie soltanto dal punto di vista orografico ma importanti fonti di scoperte e di emozioni.

Guerini scala
Senza protezioni durante una solitaria esplorativa.

Ma come mai montagne tanto affascinanti sono state per tanto tempo dimenticate? “Nonostante Aldo Bonacossa”, spiega Guerini, “nella sua guida su Masino Bregaglia e Disgrazia definisse il Sasso Manduino come la ‘vetta classica per eccellenza delle Alpi Centrali’ e avesse pubblicato una descrizione storica succinta dei primi itinerari percorsi dai pionieri nei primi del 1900, quelle montagne rimasero conosciute soprattutto dal punto di vista paesaggistico. Il loro aspetto, le loro caratteristiche di isolamento e severità unitamente alla mancanza di descrizioni dettagliate, tennero a debita distanza per decenni l’idea di recarvisi”.

E che cosa rende in qualche modo queste montagne temibili e irraggiungibili rispetto ad analoghe pareti dolomitiche? “Bisogna tenere presente che le pareti dolomitiche sono circoscritte da ambienti generalmente più miti, oltretutto con una severità ammortizzata dalla vista di rifugi sottostanti e talvolta dalla certezza protettiva dei bivacchi sommitali, condizioni che nelle Alpi Centrali riguardano soprattutto il Badile, non di certo il Prata e il Manduino”.

Guerini ha con queste montagne un rapporto che non esita a definire “enigmatico”. “Solo mi recai al Sasso Manduino alla stessa età in cui era andato solo Buzzetti, nacqui lo stesso anno in cui morì Vincenzo Schiavio alpinista pittore di paesaggi montani ed ho scoperto a 60 anni di aver visto il Sasso Manduino per la prima volta nel 1960, in una vecchia fotografia che mi ritrae da bambino sul Monte Legnoncino”.

Una raccomandazione di Guerini va assolutamente raccolta. Per essere percorse con una certa fermezza, queste grandi pareti richiedono “resistenza psicofisica”, “autonomia decisionale”, “stabilità emotiva”. Con l’aggravante (che per qualcuno può rappresentare una sfida in più) che queste pareti sovrastano come fortezze inespugnabili “ripidi zoccoli scoscesi di rocce erbose e mughi interminabili”.

Ma che cosa intende infine Guerini per solitaria esplorativa? “Si tratta della tipologia di arrampicata che permette di affrontare una parete sconosciuta in autonomia totale incontrando limiti autentici per: etica di salita, difficoltà incognita e intatta, scelte incontrovertibili e impegno complessivo, fattori che sommati conferiscono la completezza assoluta propria di un’esperienza unica che una volta fatta, nel medesimo contesto, non può più ripetersi”. Quanti sono disposti ad affrontare la valenza di queste sue considerazioni?

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http://www.edelweisscai.it/18-marzo-2016-presentazione-libro-con-lautore-ivan-guerini/

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