Valsassina, un invito ad “ascoltare il silenzio”

Locandina Valsassina
La locandina della serata di sabato 19 marzo, ore 18, dedicata alla Valsassina. Un brindisi è previsto per suggellare la riuscita della prima edizione di “Mountcity. Montagne a Milano”. L’ingresso è libero. Nella foto sopra il titolo, una significativa scritta ai Piani di Nava, in Valsassina (ph. Serafin/MountCity)

Silenzi in montagna“L’alpe ascendo, tempio del silenzio dove l’uomo adorando ascolta Dio”. Nemmeno il tempo di leggere questa scritta nella cappelletta accanto al rifugio Riva ai bellissimi Piani di Nava in Valsassina, e il silenzio viene rotto dall’osceno ruggito di una moto fuoristrada mentre da Introbio sale – sulla mulattiera priva di logici sbarramenti, con due figlioletti aggrappati uno davanti e uno dietro – l’intrepido pilota di un rumorosissimo quad. Più in alto, sulle rocce delle Grigne rimbalza l’eco degli spari di un cacciatore. Eppure centinaia di persone, molte famiglie con bambini, “ascendono l’alpe” nell’incanto di una radiosa domenica per sottrarsi al frastuono della città. La Valsassina a cui è dedicata (vedere la locandina qui accanto) con il contributo dell’editore Bellavite la serata conclusiva della rassegna “Mountcity. Montagne a Milano” sabato 19 marzo 2016 alle ore 18 nella sede del Cai Milano (via Duccio di Boninsegna), è uno dei “polmoni verdi” prediletti dei milanesi. Il meglio che si possa desiderare, a un’ora di macchina di distanza, scalando o sciando per isolarsi dalla routine, dalla banalità di certi modelli di vita e di certi show televisivi che ridicolizzano l’andare in montagna con l’aria di impartirci lezioni sul fascino delle altezze. Quanti sono gli italiani, viene da chiedersi, che continuano a rompere per svago il prezioso silenzio della montagna? E senza provare un briciolo di vergogna? Una statistica non esiste, ma non dovrebbe risultare difficile farla. Sono tanti, troppi. Per saperne di più, forse è il caso di consultare un libretto di Luca Serenthà, significativamente intitolato Silenzi in Montagna, (Mimesis Edizioni www.mimesisedizioni.it, Milano-Udine, 2015, 64 pagine, 4,90 euro). “Di lettura facile e breve”, è il commento di Alessandro Gogna che nel suo blog non se l’è lasciato sfuggire, “il libro evidenzia i contenuti del silenzio in montagna, inteso come bene particolare, da apprezzare: indirizzato soprattutto ai ragazzi e a coloro che, pur sognandola, sono un po’ a digiuno di montagna”. Il libro è costruito sull’artificio letterario del dialogo di tre personaggi che, pur partendo da esperienze di vita diverse, incrociano i loro percorsi in un rifugio, “luogo che non è solo la cornice dei loro discorsi, ma suggeritore silenzioso dei loro pensieri“. L’argomento, di palese attualità nel dilagante carosello del luna park alpino, nell’incontrollato e incontrollabile dilagare dell’eliski e delle motoslitte, ci induce a riprendere uno scritto sull’argomento di Carlo Alberto Pinelli. S’intitola semplicemente “Riflessioni sul silenzio” ed è inserito nella campagna “Silenzio!” di Mountain Wilderness Italia.

Silenzio ai Piani di Nava
La natura si risveglia silenziosamente dopo l’inverno ai Piani di Nava, in Valsassina (ph. Serafin/MountCity)

Le mille voci segrete della natura

L’incontro con la montagna, quando assume il valore di una esperienza autentica, capace di provocare, in chi la vive, una vera crescita interiore, non può prescindere da due condizioni gemelle: la solitudine e il silenzio. Solitudine e silenzio non sono corollari marginali, facoltativi, come alcuni stoltamente credono; ma rappresentano i perni indispensabili su cui s’incardina qualsiasi rapporto significativo tra gli esseri umani e i grandi spazi incontaminati della natura.  Il silenzio non è l’opposto del suono, ma del rumore. Violenta e uccide il silenzio il rumore aggressivo della musica che fuoriesce dagli altoparlanti o dagli auricolari. Violenta e uccide il silenzio il rumore arrogante degli elicotteri e degli aerei da turismo. Violenta e uccide il silenzio il rumore barbarico dei gatti delle nevi, dei cannoni spara-neve, delle motoslitte, dei mezzi fuoristrada a quattro o due ruote. Violentano e uccidono il silenzio le grida e i richiami umani, quando essi non siano assolutamente necessari.  Il silenzio non è vuoto di suoni, tutt’altro. In esso vibrano e filtrano nel nostro animo le mille voci segrete della natura: la musica degli astri notturni, il sibilo del vento tra i rami o le rocce, il grido dell’aquila e del gipeto, il cinguettio dei passeri, il bramito del cervo e dello stambecco, il tuffo della rana, l’eco della valanga lontana, lo scricchiolio del seracco; ma anche il battito accelerato del nostro cuore e il ritmo del nostro respiro.  Gli esseri umani troppo spesso attraversano gli spazi naturali avvolti in una nube di rumore: scafandro sonoro che li rende irrimediabilmente avulsi da quanto li circonda; rozzi astronauti, capitati per caso su un pianeta estraneo e incomprensibile, incapaci di decodificare il messaggio della natura. Quel messaggio eterno che vive e parla attraverso la voce del silenzio. Se i rumori si aprono la strada violentemente, anche contro la nostra volontà, attraverso l’organo dell’udito, i suoni della natura entrano in noi – e si depositano gentilmente in noi – attraverso tutti i sensi. Impariamo ad ascoltare il silenzio. E ad amarlo, come si ama un insostituibile tesoro.

Carlo Alberto Pinelli

Presidente di Mountain Wilderness Italia

Leggi il Programma completo della rassegna “Mountcity. Montagne a Milano”

One thought on “Valsassina, un invito ad “ascoltare il silenzio”

  • 17/03/2016 at 10:59
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    Immerso in un ambiente di montagna, da solitario, più volte ho cercato di descrivere IL RUMORE DEL SILENZIO. Non so se ci sono riuscito perchè devi essere abituato a captare certi “rumori”. Purtroppo è sempre più difficile godere di questa esperienza per l’invasione dei mezzi motorizzati. Sono sicuro che tutte le nostre montagne stanno soffrendo. Spesso, con grande rischio per la mia persona perchè sono solo contro tanti, ho cercato di… far capire. I “rumoristi” ti fanno “fesso e contento”. Chiedono scusa, ma con una accelerata del loro mezzo, sia a due che quattro ruote, se ne vanno. Ormai sono pessimista ma non arrendevole.

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