Il Consiglio di Stato: Parchi “padroni” in casa loro, la Regione non può imporre alcuna decisione

 

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Il presidente del Parco Silverio Gori. In alto, cicogne in uno dei centri dell’area protetta (ph. Parco Adda Sud)

Il parere preventivo del Parco è indispensabile su ogni progetto di escavazione ed estrazione all’interno delle aree di pregio ambientale comprese nei suoi confini e nella gestione dell’area protetta non valgono le decisioni calate dall’alto: lo ha affermato nei giorni scorsi il Consiglio di Stato, dando così ragione al Parco Adda Sud. “Una sentenza che servirà però a tutte le aree protette della Lombardia”, afferma Silverio Gori, presidente del Parco, dopo la decisione dei massimi magistrati amministrativi  che hanno bocciato 20 dei 24 articoli modificati dalla  Regione Lombardia in modo da  imporre al Piano Territoriale dell’area protetta fra Lodi e Cremona minor valore. Aggiunge Gori:  “E’ stata così scongiurata l’apertura di una pericolosa deregulation che avrebbe allentato l’opera di controllo e di difesa della Natura che ogni giorno compiamo a favore di tutti”.

Anche per quanto riguarda la gestione delle piante, dei boschi, ed altri interventi nel territorio di competenza, il Consiglio di Stato ha riconosciuto il ruolo specialistico degli uffici del Parco Adda Sud nella valutazione di tutti gli interventi, confermando così che servirà sempre l’autorizzazione dell’Ente e che, in caso di violazioni, resta il potere di sanzione contro chi non ha rispettato le regole.

“Qui non si tratta di vincere o perdere”, conclude Gori, “ma di riconoscere il valore dei territori rispetto a decisioni che potevano essere imposte dall’alto. Diciamo che è stato riconosciuto una sorta di federalismo ambientale a difesa della Natura e che la sentenza del Consiglio di Stato può essere considerata una base di interpretazione importante per quanto riguarda l’attribuzione delle competenze fra il livello regionale e quello locale dei parchi, a partire dall’Adda Sud”.

A conferma della specificità dei propri interventi, il Parco ha diffuso anche una notizia relativa al “menù” che ogni giorno viene offerto alle oltre 30 cicogne ospitate nei centri di Castiglione e Zelo Buon Persico in attesa di essere liberate: ottime e controllatissime polpette di carne e pesce che sono offerte anche ad un’altra ventina di pennuti che, ormai liberi, sono però nei dintorni dei due centri del Parco. “In Spagna e Portogallo”, si legge in una nota, “diverse comunità si sono insediate nei pressi di discariche dove si nutrono di scarti  di rifiuti umidi. Una ricerca dell’università Est Anglia mostra come la presenza questi impianti di smaltimento condizioni negativamente i comportamenti alimentari delle cicogne e le dinamiche delle comunità per quanto riguarda i nidi e le migrazioni”.

“Le nostre cicogne, invece, sono rifornite di cibo adatto quando si trovano nelle voliere mentre,  tornando in libertà, trovano un ambiente nel quale possono seguire la loro dieta naturale, fatta di piccoli roditori, rettili e insetti presenti nei boschi e sulle rive del fiume”, spiega Riccardo Groppali, consulente scientifico del Parco.

Laura Guardini

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