Ivan Guerini sugli strapiombi dell’etica ambientale

Guerini d'epoca
Ivan Guerini quando regnava tra i graniti della Val di Mello e nella foto sopra il titolo durante la serata all’Edelweiss. Definito con un pizzico d’ironia un “sognatore”, offrì decisivi contributi all’evoluzione dell’arrampicata negli anni Settanta (arch. I. Guerini, per gentile concessione).

Schermata 2016-03-17 alle 09.44.31Milano era semiparalizzata dallo sciopero dei mezzi pubblici eppure venerdì 19 marzo nell’accogliente sede dell’Edelweiss non c’era un posto libero. Ascoltare Ivan Guerini, uno dei più austeri e appartati rappresentanti della minoranza arrampicante ambrosiana non è cosa di tutti i giorni e uno dei meriti della rassegna “Mountcity. Montagne a Milano” è rappresentato anche da questa occasione d’incontro fra i tanti che si sono succeduti dal 12 al 20 di questo mese. E’ stato un lungo monologo quello di Ivan, di quando in quando rispettosamente interrotto da Claudio Bisin, direttore dei corsi di alpinismo di questo attivissimo sodalizio milanese. Sul tappeto a scaldare l’ambiente l’etica ambientale rigorosa di Guerini (forse che l’etica potrebbe non esserlo?) che dalle pareti lui trasferisce nella vita di tutti i giorni. Sessantaduenne, questo figlio dei fiori che scoprì negli anni Settanta la Val di Mello portandovi una ventata di trasgressione rispetto alle vecchie regole dell’alpinismo è oggi un signore dal fisico asciutto che trasmette fin dallo sguardo un’incredibile energia. La sua via “Oceano irrazionale” al Precipizio degli Asteroidi in Val di Mello entrò una quarantina d’anni fa nella storia dell’alpinismo come la prima di VII grado delle Alpi Centrali. Sale lungo fessure verticali a destra del pilastro centrale, per poi passare sotto i tetti con un prodigioso traverso verso destra, la “Tromba”, che porta a un pulpito sospeso. Decisamente una delle più belle vie della Val di Mello e non solo. Roccia ottima. “Peccato”, si rammarica polemicamente Ivan, “che oggi le vie di roccia in quella valle trabocchino di spit e che la naturalezza dell’arrampicata sia stata in gran parte vanificata”.

In quei primi anni Settanta, Ivan si installò in una baita sotto la cascata del Ferro. Rappresentò con la sua aria da provocatore un punto di riferimento per molti ragazzi e ragazze tra le quali Monica che diventerà sua moglie e compagna di scalate ai massimi livelli e che all’Edelweiss ha seguito in silenzio la conferenza del suo Ivan mescolata tra il pubblico. Oltre ad affrontare come si è detto gli strapiombi dell’etica, Guerini ha parlato a lungo dell’e-book fresco di bit intitolato “Il trono remoto” in cui riversa le sue ricerche sul Sasso Manduino e il Pizzo di Prata, due montagne “insigni” della Lombardia corredandole con schizzi raffinati e rare immagini.

Guerini e Zanetti
L’incontro con Ivano Zanetti, tra i protagonisti della “minoranza arrampicante” milanese (ph. Serafin/MountCity)

Anche nella sua attività di scrittore, Guerini lascia vistose tracce della sua “filosofia”. Con l’uscita del suo libro “Il gioco arrampicata della Val di Mello”, edito da Zanichelli”, prima profetica guida di arrampicata, se ne andò da questo meraviglioso crogiolo di “sassisti” e non fece più ritorno scegliendo nuovi orizzonti remoti ma vicini a Milano in termini di chilometraggio. A cominciare dalle solitudini della Val Grande alla quale ha dedicato uno dei suoi libri più belli. Una ricerca che per fortuna sembra destinata a continuare a lungo.

Ivan viene considerato un arrampicatore di grande intuito, specialista in fessura, camino, pareti verticali e strapiombanti. Le sue vie più note hanno titoli stravaganti: Tunnel Diagonale, Cunicolo Acuto, Alba del Nirvana, il Gioco dello scivolo, il Risveglio di Kundalini, il Giardino delle bambine leucemiche, Stella Marina, Oceano Irrazionale, e il Picco Darwin. Dichiara di non essere accademico, né guida alpina, né istruttore d’alpinismo né sponsorizzato e non desidera essere definito “un mito”. A congratularsi con lui all’Edelweiss c’era, fra i tanti amici ed estimatori, Nicla Dionede, animatrice del Premio Meroni assegnato ogni anno dalla SEM. E c’era il mite Ivano Zanetti, tra i più attivi arrampicatori milanesi nelle placche del Medale, nelle falesie del Verdon, nelle Dolomiti dove ha tracciato inedite linee sulle Tofane. Con un’unica macchia, secondo Ivan: l’uso peraltro moderato e non sistematico di spit dove la parete lo richiede. Argomento, questo degli spit, che ha infiammato la serata. E pazienza se per qualche minuto sull’Edelweiss è soffiata una certa aria da Ballarò.

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