Ciaspolatori che ciaspolano. Quando le parole volano

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Nella foto sopra il titolo ciaspolatori all’Aprica (ph. A. Stefanini, per gentile concessione)

Invano nel Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia (Utet, anni Settanta e Ottanta) potreste cercare la parola “ciaspole”. Idem nel Devoto Oli (Doc). Nel loro esauriente manuale “Ciaspole” (Hoepli, 2010) Michele Dalla Palma e Cesare Re si limitano ad affermare che trattasi “di un vocabolo dialettale trentino divenuto sinonimo di questo facile attrezzo per camminare sul manto nevoso”. Per saperne di più occorre rileggere quanto scrisse nel 2010 sulle pagine del Secolo XIX Edoardo Sanguineti (1930-2010), illustre poeta e saggista: nove straordinarie lezioni di lessicografia e di scrittura giornalistica raccolte nel prezioso librino “Le parole volano”, a cura di Giuliano Galletta, con un saggio di Enrico Testa (Il Canneto, Genova, 66 pagine. 8 euro). Ciaspole che passione, dunque. Ma colpevoli del ritardo nella scoperta non solo lessicale di questi attrezzi sono in molti. Nel 1975 negli otto volumi dell’enciclopedia “La montagna” di De Agostini i curatori non hanno sacrificato alle racchette da neve nemmeno un buchetto. Lacuna in parte colmata nel 2008 dal Grande dizionario enciclopedico “Le Alpi” di Priuli&Verlucca: nelle cui pagine la parola “ciaspola” non era contemplata, forse perché dal suono un po’ burino, bisognava dunque andare alla voce  “Racchette da neve” cui seguiva “raclette”, tipico piatto vallesano a base di formaggio. Ora finalmente grazie alla buonanima di Sanguineti la parola “ciaspole” entra dalla porta principale nel lessico comune.

Edoardo_SanguinetiCosì parlò Sanguineti

“Parliamo di ciàspola, dunque, che non si parla d’altro oggidì”, scrisse Eduardo Saguineti nel 2010 sul Secolo XIX. “I lessici che nei loro supplementi lo annoverano lo datano 1994 e ne frugano l’etimo. Sotto mia personale responsabilità, ho controfirmato, un giorno del 2004, l’ipotesi per cui è lecito rialire ‘a un lat. Tardo cattia, grosso mestolo’, o a un altro ‘ted. Gaspja, giumella’. Mi pare che nessun altro abbia osato sin qui annettere a lessico stampato la voce ciaspolatore. Ma il 22 febbraio, qui sul Secolo XIX, si avvertiva che Paolo della Torre, facendo appello alla cautela, affermava che il pericolo delle valanghe ‘è in aumento per i ciaspolatori, quelli che comprano la racchetta da neve il giorno prima, poi si avventurano senza alcuna preparazione’. Nel caso di slavina, lo sciatore ha qualche chance di allontanarsi più velocemente della slavina, il ciaspolatore no. E se si lasciano le piste battute il dramma può arrivare in ogni momento. Viviamo in una fase iperslavinosa, climaticamente ragionando. E di ciaspolare ormai si discorre ogni giorno”.

Racchetta d'epoca
Un tempo si definivano racchette…(ph. Serafin/MountCity)

“Sul Corriere della Sera il 27 febbraio”, segnala Sanguineti, “si formulano regole ‘anti valanga’, firmate da Franco Brevini, che raccomanda a tutti ‘con gli sci, con le ciaspole, a piedi, in motoslitta, facendo fuori pista o eliski’, di fare i conti ‘con le situazioni che si sono venute a creare’. Prendiamo ‘Style’, nel numero doppio gennaio-febbraio 2010. Si legge che ‘ciascuno ha le proprie ragioni per ciaspolare. Però sono troppi, quest’anno migliaia’. E la ‘ciaspola, per altri ciaspa oppure racchetta’, proclama Daniela Monti, ‘è parola stramba’. E insidiosa. Ma ‘lo sciatore non vive la montagna come il ciaspolatore’. E di rincalzo, Susanna Perazzoli ci ilustra la ciaspolata perfetta”.

Più avanti Sanguineti nota che “su Style n3 (marzo 2010) si inneggia alle ‘ciaspole chic’ con Ornella d’Alessio, avvertendo che nella beata Engadina si trovano occasioni per vere ciaspolate d’oro. Per l’esattezza: piste da discesa (350 km), fondo (235 km) e ciaspolatori (150 km), per finire la giornata in una pensione di charme, da raggiungere a piedi, con gli sci o in carrozza trainata da cavalli”.

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