Le Alpi primaverili imbiancate riaccendono le speranze. O le illusioni?

Ski Spirit
Un invito a sciare oltre le piste…finché c’è neve. Sopra il titolo le Alpi imbiancate viste dallo spazio il 20 marzo 2016 (Earthobservatory/Nasa)

Nel suo appassionante viaggio attraverso le stazioni invernali virtuose pubblicato nell’ultimo fascicolo in pdf di “Dilivelli”, Giorgio Daidola cita un esempio vincente: una stazione diffusa lungo un’intera valle, con una ricettività basata esclusivamente su strutture familiari, con impianti in alta quota che funzionano fino a metà giugno, serviti da una strada privata per raggiungerli: si tratta della Kaunertal austriaca, non distante da Passo Resia. “Ci sono sia impianti moderni che skilift, entrambi progettati per servire itinerari di fuori pista e di freeride di ogni difficoltà, con tanto di skibus per recuperare gli sciatori nei punti di arrivo”, spiega Daidola, grande teorico dello sci, giornalista, docente di economia aziendale e di gestione di imprese turistiche presso l’Università di Trento, maestro di sci emerito. Dopo la Grave è questa indubbiamente la stazione delle Alpi più adorata dai giovani freerider, con un impatto sul territorio decisamente più contenuto di quello delle moderne stazioni sintetiche. In origine si trattava di una piccola stazione di sci estivo, simile allo Stelvio. La Kaunertal ha saputo riciclarsi in modo intelligente, coinvolgendo tutta la valle e diventando la stazione perfetta per lo sci di tarda primavera: quando le altre stazioni sono ormai chiuse la Kaunertal segna il tutto esaurito, alla faccia di quelli che ignorano le meraviglie dello sci primaverile e promuovono quello invernale, quando di norma manca la neve…

Daidola
Giorgio Daidola

Daidola è in libreria in questi giorni con un imperdibile libro in cui riversa la sua passione per lo sci oltre le piste. S’intitola “Ski spirit”, è edito da Alpine Studio (333 pagine, 17 euro). Oltre a raccontare le sue scorribande sulle nevi del mondo preferibilmente destreggiandosi da par suo sugli sci da telemark, Daidola affronta anche i temi scabrosi dello sci di massa che risulta in picchiata libera per ragioni climatiche e non solo. Per rendere l’idea, le diminuzioni delle vendite degli sci negli anni novanta sono state di circa il 30% a livello mondiale. “Seguire le strategie di continuo rinnovamento orientate al mercato”, precisa Daidola, “richiede cospicui e continui investimenti, che vengono finanziati in parte con il denaro pubblico sotto forma di contributi e in parte con il credito delle banche locali”. Con quali prospettive? Cascano le braccia leggendo su Internaziomale (8 aprile 2016) una diagnosi di Mike Carlowicz (Nasa): “Anche se la superficie media coperta in un qualunque inverno non è cambiata molto lo spessore e la durata del manto nevoso sono diminuiti soprattutto a sud est e a sud ovest delle Alpi e sotto i duemila metri”.

Come si sa, negli anni ottanta e novanta la copertura media nevosa ha cominciato a ridursi e la piovosità è aumentata alle altitudini minori, tendenza che si è protratta in questo secolo. La consistente nevicata dello scorso mese di marzo – in alcune zone tra i quaranta centimetri e il metro –ha riacceso le speranze del turismo invernale. O le illusioni?

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