Tra i monti, in attesa della Liberazione nel ricordo di 152 milanesi

ANPI MilanoMontagne dell’Oltrepò Pavese, del Lecchese e dell’Ossola nella prima linea della memoria: sabato 9 e domenica 10 aprile 2016 l’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ha tenuto alla Camera del Lavoro di Milano, nella storica sede di Corso di Porta Vittoria, il suo 16mo congresso. Con i numeri di oggi anzitutto in evidenza: l’Anpi provinciale di Milano cresce, è la più importante del Paese e, benché su 10.085 iscritti i partigiani siano ormai soltanto 152, sono ben 951 i nuovi iscritti, mentre nel 2016 sono già quattro le nuove sezioni, compresa quella del Teatro alla Scala, che nasce a 70 anni dal concerto inaugurale con Arturo Toscanini nel teatro ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Libero Traversa
Libero Traversa al tavolo della presidenza. Nella foto sopra il titolo Aldo Giassi, partigiano in Oltrepo (nome di battaglia Milan) e poi tramviere a Milano per 32 anni (ph. L. Guardini/MountCity)

Aldo Giassi, 91 anni, al collo il fazzoletto della sesta Divisione Garibaldi ricevuto in dono nel 1980 dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha combattuto sulle montagne di Varzi dell’Oltrepò con i Garibaldini: “Milan era il mio nome di battaglia, perché da Milano venivo anche se di origine sono friulano di Udine. La carta d’identità l’avevo strappata, le montagne le conoscevo poco. C’era tanta gente che ci aiutava nei casolari sui monti, anche a costo di vedersi bruciare la casa. E mi prendevano un po’ in giro, io non ero abituato ai posti scoscesi. Il mio comandante era Tino Casali, c’era anche Italo Pietra”. Il primo, scomparso nell’ottobre scorso, è un protagonista della storia dell’Anpi e dell’antifascismo; il secondo, morto nel 1991 a 80 anni, dopo la Resistenza è stato protagonista nel mondo del giornalismo, inviato del Corriere della Sera prima e poi indimenticato direttore del Giorno.  “Ma anche dalla città si guardava alla montagna e ai nostri compagni che combattevano lassù, eccome”, aggiunge Libero Traversa, che combatté a Milano con Giustizia e Libertà. “In montagna mandavamo spesso le armi sottratte ai tedeschi: con le formazioni di lassú il contatto era continuo anche perché erano loro ad accogliere chi, segnalato scoperto, in città non poteva più restare. E nel terribile inverno del 1944, nell’interminabile attesa della Liberazione, da tutti i quartieri di Milano partivano calze, maglie, indumenti per i nostri compagni che in montagna soffrivano più di noi in città”.

Laura Guardini

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