Il pic nic “estremo” dei nuovi kamikaze

Non sarà sfuggita sulla copertina dell’inserto “In movimento” del quotidiano Il Manifesto l’immagine di due ragazzi intenti a fare pic nic (o almeno così parrebbe) su una cengia rocciosa. Niente di strano se quel pulpito non si trovasse sospeso a varie centinaia di metri su una via dell’Amuri Tepuy, in Venezuela. I due tizi non sembrano essersi messi in sicurezza, figurarsi se portano il “regolamentare” casco. Si chiamano S. Villanueva O’Driscoll e S. Hannsens e sono in sosta su una via lunga 500 metri. Non è ben chiara o forse a pensarci bene lo è la scelta spregiudicata dei due kamikaze per questa pubblicazione in distribuzione nelle edicole al prezzo di 1 euro e che riguarda “un viaggio dalle palestre d’arrampicata di Washington ai selvaggi sentieri dell’Ogliastra in Sardegna, dal climber ceco Adam Ondra alla regista tedesca Leni Riefenstahl”.

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Alex Honnold sulla “Thank God Ledge” della via Regular all’Half Dome. (ph. Jimmy Chin) In alto un particolare della copertina di “In movimento”

L’immagine simboleggia forse “la passione della montagna in tutti i suoi aspetti” come suggerisce un testo promozionale? Quanti tra i lettori si riconoscono in quell’immagine? Torniamo allora a cercare di spiegarci il perché di quella situazione un po’ folle e così poco alpinistica nel senso tradizionale benché si possa pensare che se oggi fosse vivo, anche Paul Preuss apprezzerebbe tanto ardire. E una possibile risposta la troviamo nella copertina del libro autobiografico di un idolo del momento, quell’Alex Honnold che su una cengia ancora più stretta (qui a fianco la foto originale scattata da Jimmy Chin) e ugualmente sospesa sull’abisso sosta indifferente, in piedi, senza assicurazioni, bello come il sole a scrutare l’orizzonte. Miracolo della concentrazione, del self control, di un perfetto sistema cardiocircolatorio, dell’addestramento. Tutto normale, tutto scontato e poco originale di questi tempi in cui la vita sembra valere così poco, non solo sulle pareti rocciose e nelle immagini promozionali inerenti. Tutto trendy anche se alla portata di pochissimi e anche se certe “mode” (che potrebbero avere un’influenza letale sui giovani e non) rischiano di creare problemi agli uomini del soccorso alpino costretti a intervenire a causa delle follie dei novelli superman che intendono scimmiottare i loro idoli. O ancora una volta stiamo esagerando da quei vecchi babbioni che siamo?

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5 thoughts on “Il pic nic “estremo” dei nuovi kamikaze

  • 19/04/2016 at 15:44
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    Davanti a questa levata di scudi a beneficio dei due scalatori che hanno offerto una dimostrazione tanto chiara del loro talento, è probabilmente necessario compiere un passo indietro. Illustri alpinisti hanno dimostrato altrettanta pacatezza nelle soste. Pacatezza, non leggerezza. Con qualche eccezione. In base a una curiosa ipotesi dell’asso del free solo Alex Honnold il grande Paul Preuss perse il controllo e precipitò proprio nel momento in cui, in bilico su una cengia, stava sbucciandosi una mela. A sua volta Riccardo Cassin nei bivacchi non si curava delle tempeste in arrivo e ci dormiva sopra convinto che anche se fosse stato sveglio non sarebbe stato in grado di modificare il suo destino, bello o brutto che fosse. I due della foto erano assicurati? Meglio così. Quanto ad Honnold, tutto si può in effetti dire, tranne che risulti un cattivo maestro. “Sfido chiunque a trovare anche soltanto un caso di un ragazzo che ha avuto un incidente nel tentativo di imitarmi”, scrive a pagina 253 del suo libro “Nel vuoto. Solo in parete” (Fabbri editore). Perché non credere alle sue parole?

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  • 19/04/2016 at 08:49
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    Si legge nell’articolo: “Torniamo allora a cercare di spiegarci il perché di quella situazione un po’ folle e così poco alpinistica nel senso tradizionale”
    Assolutamente non può considerarsi una situazione un po’ folle e così poco alpinistica!
    I due alpinisti si stanno rifocillando assicurati. Cosa vi è discordante con l’alpinismo tradizionale.
    Non è Free solo questo!
    Nel particolare della foto sono tagliati i piedi e la corda di assicurazione. Non per questo significa che non sono assicurati e ad uno dei due alpinisti “manchino i piedi”….

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  • 19/04/2016 at 08:40
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    Se sono assicurati con fettucce alla corda bianca, forse il termine “kamikaze” usato per definire i due alpinisti è inopportuno.
    Sono “semplicemente” alpinisti come tutti coloro che affrontano le grandi montagne!
    L’immagine simboleggia la passione della montagna in uno dei suoi aspetti (quelli dell’alpinismo).

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  • 18/04/2016 at 12:18
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    Come già detto nel commento precedente, a guardare attentamente la foto, i due “kamikaze” sono assicurati con fettucce sulla corda bianca e, per quanto riguarda il casco, basterebbe andare a Finale un qualsiasi giorno dell’anno e contare quanti lo indossano … (non per questo io sia contrario al suo uso, anzi!!).A proposito di Honnold la foto si riferisce al momento di crisi “esistenziale” che ha avuto durante la salita free-solo della via in questione: si sa, non è il primo ne l’ultimo americano che si dedica a questa attività pseudosuicida!

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  • 17/04/2016 at 11:33
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    Osservando attentamente la foto della copertina, sembra che si siano messi in sicurezza, assicurati entrambi alla corda bianca.

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