Libera il tallone, libera la mente. La filosofia di Daidola, il padre del telemark

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Discesa a telemark dal Mutzagata. Nell’immagine sopra il titolo Giorgio Daidola oggi (ph. Serafin/MountCity)

I francesi la chiamano “la glisse” che è qualcosa di più e di diverso del semplice sciare: è il piacere di scivolare con ogni genere di attrezzo, compresi il monosci, lo sci d’erba, il telemark. Nelle pagine di “Dimensione sci”, una rivista che ha fatto epoca, Giorgio Daidola che ne era il direttore ha fatto rinascere e coltivato per trent’anni il telemark, “lo sci che libera il tallone e la mente”: una sciata che oggi, sostiene l’esperto Leonardo Bizzaro, conosce una nuova primavera in tutta Europa. Ora Daidola rievoca i giorni grandi di “Dimensione sci” in un’affascinante raccolta di saggi, “Ski spirtit. Sciare oltre la pista” pubblicata da Alpine Studio (333 pagine, 17 euro). E’ un invito a uno sciare avventuroso ampiamente raccolto da masse di adepti visto l’esplodere del free riding di cui Daidola, giornalista, docente di economia aziendale e di gestione di imprese turistiche presso l’Università di Trento, maestro di sci emerito, è stato certamente un precursore. Del suo lungo viaggio “attraverso la montagna bianca” racconta ora nel libro intercalando alle sue avventure in giro per il mondo i temi scabrosi dello sci di massa, quello che si fa banalmente in pista e che risulta oggi in picchiata libera per ragioni climatiche e non solo. Per rendere un’idea del declino, sono state di circa il 30% a livello mondiale le diminuzioni delle vendite degli sci negli anni Novanta. “E purtroppo oggi le strategie di continuo rinnovamento orientate al mercato”, precisa Daidola, “richiedono cospicui e continui investimenti che vengono finanziati in parte con il denaro pubblico sotto forma di contributi e in parte con il credito delle banche locali”.

Ski-Spirit
Il libro è pubblicato da Alpine Studio.

“Free spirit. Sciare oltre la pista”, non a caso, è anche un libro che stimola la riflessione su quanto sta accadendo oggi nel mondo dello sci, con un invito ad andare controcorrente, ad abbandonare le autostrade bianche, spianate e lavorate, dritte e lisce e tutte uguali, e continuare a cercare l’avventura in montagna, non smettendo mai di sognare. Perché come scrive Daidola nella sua introduzione “sognare non costa nulla. E finché si sogna c’è voglia di vivere, di conoscere, di scrivere. Finché si sogna c’è soprattutto voglia di sciare”. Quasi sempre sciando a telemark, Daidola è salito su montagne in vari continenti, realizzato grandi raid nel Karakorum, nello Hielo Continental, nelle Rocky Mountains, fino all’impresa più ardita: la prima discesa degli 8013 metri dello Shisha Pagma con l’antico stile norvegese. Del telemark Daidola offre un’immagine elitaria. Se il telemark, afferma, è lo sci libero per eccellenza adatto a ogni età, ideale per vivere a fondo l’esperienza della neve, è tuttavia da considerare riservato a pochi eletti perché “non è facile, richiede doti di equilibrio, di forza fisica e di coordinamento superiori a quello dello sci alpino”. (Ser)

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