Holadaittijo! Jodel per “liberare la voce e lo spirito”

Imparare lo Jodel, il canto in falsetto per richiamare il bestiame nelle Alpi svizzere, diventa trendy. Si organizzano stage per “aprire il corpo e liberare la voce” a quanto si apprende dalla newsletter della Commissione internazionale per la difesa delle Alpi (Cipra). Lo jodel o jodler consta di una sequenza abbastanza breve, senza supporto di parole, di quasi sole vocali emesse come suoni, la cui caratteristica è il continuo alternarsi tra voce di petto e di testa. Il richiamo è noto e suona così: holadaittijo. Un secolo fa lo si apprendeva fin da piccoli per farsi comprendere nelle regioni montane a grande distanza. “Oggi”, precisa la Cipra, “è mutata la sua funzione. Negli attuali stage di Jodel, la clientela è composta principalmente dal ceto medio urbano, non più da montanari o abitanti delle zone rurali. In collegamento con lo yoga, il canto viene così elevato al livello di disciplina spirituale. Aprire il corpo, liberare la voce: questi sono i principi terapeutici che vogliono fare dello Jodel uno stile di vita”. I risultati della pratica dello jodel erano impensabili fino a poco tempo fa. Ma ora la Cipra ci fa sapere che, attraverso il recupero di questa tradizione, si vuole proporre “una forma di resistenza alla frenesia e al carattere effimero della globalizzazione”. E non dovrebbe trattarsi di un pesce d’aprile, visto che siamo quasi in maggio. Nella foto sopra il titolo lo Jodelgruppe “Silvretta Kloster” a Davos (ph. Apa/Epa/Arno Balzarini, per gentile concessione).

Per saperrne di più http://derstandard.at/2000033815648/Vom-Almschrei-zum-ausgebuchten-Jodelworkshop

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