Nel gran bazar di Spiro, patriarca degli alpinisti

Alfabeto cover
Nell’alfabeto alpinistico del triestino Spiro Dalla Porta Xydias alcune lacune apparentemente inspiegabili…

Nato a Losanna nel 1917 da una famiglia di origine greca, il triestino Spiro Dalla Porta Xydias si avvia baldanzoso verso le cento primavere e il suo ruolo di patriarca dell’alpinismo italiano non glielo leva nessuno. Di vecchie rocce altrettanto tenaci se ne ricordano almeno un paio: Riccardo Cassin scomparso ormai centenario e Ardito Desio che è andato ben oltre, resistendo impavido fino a 104 anni. In questi giorni Dalla Porta Xydias è nelle librerie con un affascinante libro edito da Nuovi Sentieri che s’intitola semplicemente “Alfabeto della montagna”. Dev’essere stato per Spiro un modo per riordinare le idee ed entrare trionfalmente in un ipotetico Guinness alpinistico dei primati: più di cinquanta sono le opere di narrativa e i saggi dati alle stampe, lavorando e arrampicando senza tregua, da questo accademico del Cai, nella vita scrittore, giornalista, regista teatrale. Particolare da segnalare. Da anni è inamovibile al vertice del glorioso Gruppo italiano scrittori di montagna che elargisce diplomi di “scrittore accademico” a tutti i suoi iscritti ma che oggi appare piuttosto in crisi di vocazioni. Spiro non ha fatto negli ultimi tempi che aggiungere titoli all’infinita collana delle sue opere letterarie, alcune delle quali celebri come “I Bruti di Val Rosandra”. E’ passato alla storia per due scalate in particolare: nel 1944 la prima invernale degli strapiombi nord del Campanile di Val Montanaia e nel 1955 l’ultima parete ancora inviolata di questa guglia, la parete est che Comici aveva tentato di scalare invano. Ovvio che nello sfogliare questo volume sapientemente illustrato da Dunio Piccolin si corre subito a cercare alla lettera M la voce (Campanile di Val) Montanaia. Ed eccola, al solo parlare del Montanaia dove oggi c’è chi prospetta l’inserimento di un ascensore per la delizia dei turisti, il cuore di Spiro divampa. “Incredibile, irripetibile dono che mi è stato dato. Che mi ha dato la montagna: conoscere, amare, salire, scrivere della guglia che più di ogni altro monte è simbolo. Simbolo della ricerca dell’uomo sulla terra. Dalla cui superficie elevarsi e tendere – disperatamente, felicemente – verso il cielo infinito”. Questo, prendere o lasciare, è il linguaggio un po’ arcaico di Spiro che alla lettera M si dilunga sul termine “mito”. Perché “mitico” è un termine che tanti gli hanno appiccicato addosso, ma ormai deve accettare che il suo nome non dica più nulla ai giovani climber. A proposito, non un rigo, non una parola tra gli scampoli del gran bazar di Spiro per Reinhold Messner. E silenzio assoluto, alla lettera C, su Sua Immensità Riccardo Cassin. Ma trarre delle conclusioni su queste peraltro legittime scelte sarebbe ingiusto e ingeneroso. Questo è l’alfabeto di Spiro, piaccia o non piaccia.

Spiro Dalla Porta Xydias
Nel 2003 durante la consacrazione quale socio onorario del Cai (ph. Serafin/MountCity)

L’intervista

C’è differenza tra un alpinista scrittore e uno scrittore alpinista?

“Lo scrittore alpinista è uno scrittore che tra le altre cose si diletta anche di alpinismo. Mentre l’alpinista scrittore è un alpinista che sente il bisogno di esprimere per scritto quanto ha provato”.

I tuoi idoli?

“Ho idolatrato Dino Buzzati come artista e come uomo. All’amicizia di Walter Bonati, altro mio idolo, devo la fortuna di avere superato uno dei momenti più duri della mia esistenza”.

Quali libri hanno maggiormente influenzato i tuoi primi passi in montagna?

“Sicuramente ‘Le Alpi Giulie’ di Julius Kugy e la ‘Guida delle Dolomiti Orientali’ di Antonio Berti”.

Hai reso omaggio nei tuoi libri a Severino Casara accusato di avere mentito nella scalata al Montanaia. Quanto vale la parola di un alpinista?

“Trovo imperdonabile l’accusa mossa a Cesare Maestri di non essere giunto in cima al Cerro Torre. Per me la parola di un alpinista, cioè di chi ha scelto un’attività rischiosa e ideale, deve valere per il solo fatto che viene pronunciata…da un alpinista”.

La tua vitalità continua a sorprendere tenuto conto dell’anagrafe. Quale può essere il segreto?

“Non bevo filtri magici e non mi sottopongo a pratiche misteriose. Cerco di essere attivo. Credo nell’etica e mi batto per la sua affermazione”.

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