Vattene ambientalista! Le poco regali battaglie per la Regina delle Dolomiti

Attivisti
Gli attivisti di Mountain Wilderness il 25 aprile in Marmolada e, nella foto sopra il titolo, il NO agli impianti disegnato con le fiaccole sulla neve.

Libertà di costruire nuovi impianti distruggendo risorse naturali di straordinario valore ambientale e paesaggistico? Per molti il concetto di libertà è relativo. Così mentre in varie città sulle note di “Bella ciao” sfilavano i cortei del 25 Aprile, 71° anniversario della Liberazione dal fascismo, in difesa della Marmolada un centinaio di attivisti dell’associazione Mountain Wilderness Italia saliti da tutta Italia al lago di Fedaja contestavano un tipo di libertà molto discutibile. La libertà di chi crede di poter disporre a piacimento di un fragile ecosistema quale è quello della Regina delle Dolomiti. Così un pacifico presidio in difesa della Marmolada, sui cui precari ghiacci sta per estendersi la ragnatela degli impianti, si è trasformato in un fortino assediato. Scritte che minacciosamente definivano “non graditi” gli ambientalisti sono apparse sulle porte dei rifugi rimasti chiusi per una serrata proclamata dai gestori che si sono sentiti colpiti nei loro interessi. Il programma del raduno è stato comunque rispettato e non ci sono stati ulteriori intralci. Il dibattito continua su altri tavoli e con altri mezzi. Ma “Ora e sempre Resistenza” non poteva che essere la risposta di chi è pacificamente salito lassù per aprire una leale discussione e si è sentito respinto proprio da chi dovrebbe fare dell’accoglienza un cardine del suo operare. E che sicuramente dimentica che cosa era la Marmolada negli anni Ottanta e Novanta, prima che i tanto biasimati ambientalisti di MW guidati da assi dell’alpinismo come Alessandro Gogna salissero a fare pulizia: rifiuti ovunque, elicotteri a rotta di collo e il ghiacciaio ridotto a una discarica.

A quell’epoca i rifugisti che si prendono oggi il merito di aver “conservato l’ambiente” non risulta che abbiano mosso un dito, né speso una parola quando il degrado era davanti ai loro occhi. “Ma questo è il compito dell’ambientalismo moderno: resistere, proporre alternative, condividere la rivoluzione culturale auspicata da Papa Francesco”, è il commento di Luigi Casanova, portavoce di MW, a fronte degli episodi di intolleranza a cui si è accennato. “Occorre farlo in nome di tutto il genere umano, non solo di chi vive in montagna come stava scritto in più manifesti a Fedaja. La montagna non è proprietà di chi la abita ma forse nel Trentino dell’assistenzialismo questa cultura è penetrata un po’ troppo profondamente”. Pubblichiamo qui il comunicato diramato il 25 aprile 2016 dallo stesso Casanova a nome di Mountain Wilderness (Ser)

Cartello anti attivisti
La posizione di MW non riguarda soltanto gli impianti di risalita.

Le ragioni di Mountain Wilderness

Oggi 25 aprile si è concluso il presidio di Mountain Wilderness in Marmolada. Nella due giorni sono stati coinvolti un centinaio di attivisti. Alcuni, quasi un centinaio, nella giornata del 24 hanno partecipato alla salita a Pian dei Fiacconi e al dibattito che si è tenuto nel rifugio. Altri ancora nella fredda giornata di oggi sono saliti in vetta, con gli sci e con le racchette da neve. Nella serata del 24, a -15°, sul ghiacciaio sono state accese delle fiaccole che hanno disegnato un deciso NO alla minacciata costruzione di un qualunque impianto sia che questo raggiunga Sas Bianchet (quota 3100) sia che raggiunga Punta Rocca (quota 3250).  Mountain Wilderness è stata in Marmolada per portare un insieme di SI che sappiamo condivisi da tutti gli operatori del passo Fedaja.  • Si alla accessibilità sicura del passo con l’apposizione di opere paravalanghe; • Si alla ricostruzione della obsoleta bidonvia che porta a Pian dei Fiacconi; • Si alla costruzione di una moderna e sicura pista ciclabile attorno al lago; • Si alla riqualificazione paesaggistica e dei parcheggi di passo Fedaja e di Malga Ciapèla; • Si alla riqualificazione delle strutture ristorative del passo, della riproposizione di sentieri tematici, della messa in rete dei Musei della Guerra di Serauta, passo Fedaja, le Selle e Passo san Pellegrino; • Si alla rimozione di tutti i manufatti imposti nel tempo alla montagna. 

Cartello montnari
La cultura dell’assistenzialismo si riflette in cartelli come questo esposto al lago Fedaja.

In presenza di una tale apertura dimostrata da sempre ed in ogni tavolo da Mountain Wilderness, risulta culturalmente preoccupante la serrata imposta da alcuni rifugisti ed esercenti del passo nei confronti dei cittadini pervenuti da tutta Italia nel portare l’abbraccio alla montagna. Come del resto è incomprensibile il diniego al confronto di questi operatori del passo, a parte uno solo che ha avuto sensibilità e intelligenza, rispetto, nel portare le sue opinioni in parte diverse dalle nostre.  Dal dibattito del pomeriggio da parte dei dirigenti e dei soci di Mountain Wilderness è stata ribadita in modo netto la chiusura ad ogni ipotesi di ulteriori impianti di sci che colleghino il versante trentino a quello veneto. Sono state sottolineate le continue proposte che l’associazione dal 2003 avanza sia verso la Regione Veneto sia verso la Provincia di Trento per riportare la Marmolada a recuperare la qualità della offerta turistica vissuta nel lontano passato attraverso i tanti Si sopra evidenziati. Tali proposte sono state portate anche presso la Fondazione Dolomiti UNESCO ed hanno sempre trovato condivisione. E’ venuto il momento, come già accaduto per l’altro versante, di riprendere una discussione serena fra tutti gli attori della vita in montagna (ambientalisti compresi) per condividere un disegno di sviluppo che non mortifichi ulteriormente la Regina delle Dolomiti e permetta, a chi ha investito anni di impegno, di continuare a vivere con dignità (non certo alla fame come inopportunamente è stato scritto in certi manifesti) ai piedi di questa superba montagna. 

Luigi Casanova

per Mountain Wilderness

One thought on “Vattene ambientalista! Le poco regali battaglie per la Regina delle Dolomiti

  • 02/05/2016 at 08:37
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    Vengo a sciare da decenni sul Sella Ronda e se qualcosa col tempo sta cambiando è che sempre meno si ha la sensazione di essere in montagna e sempre di più ci si sente un grande luna park. Come sempre il mondo non è diviso fra montanari, cittadini o marinai. Ma piuttosto fra ricchi e poveri, egoisti e generosi. Gretti e lungimiranti

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