Hargreaves, la donna che sfidò il K2 con due figli piccoli

Tra i film più attesi al 64° TrentoFilmfestival che s’inaugura il 28 aprile 2016, “Tom” (67’) dello spagnolo Angel Luis Esteban Vega, in concorso nella sezione Alp&Ism, racconta come l’alpinismo possa rappresentare un affare di famiglia trasmettendosi di padre o di madre in figlio come certi tratti del carattere. O come una malattia. E’ Tom Ballard, alpinista tra i più quotati al box office, che si racconta e racconta di sua madre, la celebre Alison Hargreaves che perse la vita scendendo nel 1995 dal K2 quando Tom aveva appena sei anni. Tom rimasto orfano di madre decise ugualmente di diventare alpinista e di scalare le sei pareti nord delle Alpi già “conquistate” in solitaria da Alison in un solo inverno. L’esperienza viene raccontata nel film. Accompagnato dal padre James alla guida di un furgoncino bianco, Tom si espone a notevoli rischi in particolare sulla nord dell’Eiger che sua madre superò con Tom in grembo. “Ero incinta, non malata”, lei  si giustificò. E’ indubbio che Alison amasse andare controcorrente. Compì salite ritenute al limite anche per gli uomini, come quella dell’Everest senza ossigeno, senza compagni e senza sherpa. Tentò di fare lo stesso sul K2, ma morì in discesa, a soli 33 anni, portata via da una violenta bufera che uccise sette alpinisti e scatenò giustificate polemiche. Il suo corpo non è stato più ritrovato.

Tom Ballard
Tom Ballard in un fermo-immagine del film “Tom” di Angel Luis Esteban Vega. Nella foto sopra il titolo sua madre Alison Hargreaves (1963-1995) in azione.

Come un ciclone, l’alpinismo entrò nella vita di Alison. A 18 anni interruppe gli studi per dedicarvisi e se ne andò di casa per convivere con James Ballard, il proprietario di un negozio di articoli sportivi, 16 anni più di lei. Otto anni dopo si sposano ed ebbero due figli: Tom e Kate, anche lei appassionata di montagna. Erano ancora piccoli Tom e Kate quando il documentarista Chris Terrill, pochi mesi dopo la morte della Hargreaves, filmò il trekking al K2 di Jim e dei due piccoli producendo il documentario “Alison’s Last Mountain” per la Bbc. Un trekking che il padre volle fare a tutti i costi per ricordare la moglie.

“Ogni genitore dovrebbe supportare i figli nelle loro ambizioni”, dice Jim. “Io non ho mai spinto Tom a fare l’alpinista. Ma penso che Alison sarebbe orgogliosa di lui”. “La prima volta che l’ho filmato era lì, sotto il K2 a soli 6 anni, a dire addio alla madre”, raccontò a sua volta Terrill. “Ma ora Tom è diventato un vero animale d’alta quota. La montagna ce l’ha nel sangue, in tutti i sensi”. L’idea di lasciare l’alpinismo dopo la nascita di Tom e, due anni più tardi, quella di Kate, non ha mai sfiorato Alison. Nel 1994, a 32 anni, tentò per la prima volta l’Everest: da sola e senza ossigeno. Ma fu costretta a rinunciare sopra il Colle Sud perché si accorse di un principio di congelamento agli alluci. Pochi mesi dopo, nella primavera 1995 ci riprovò, dal versante nord. Con una salita veloce raggiunse la cima il 13 maggio, in completa autonomia nonostante i molti alpinisti che operavano sulla montagna. Alison trasportò sulle spalle i suoi materiali, si installò i campi da sola e non fece mai uso di bombole, anche se trovò tracce battute e la sua solitudine poté definirsi piuttosto relativa.

Tom e padre
Ballard in compagnia del padre Jim.

Era il 13 agosto 1995 quando Alison annunciò trionfante dalla cima del K2 di avercela fatta. Nel giro di un’ora però sulla parte alta della montagna si alzarono raffiche a 140 chilometri orari che distrussero le tende. Qualcuno dal campo base vide con il binocolo gli alpinisti letteralmente portati via da vento. Nessuna chiamata radio arrivò più da lassù, e nessun corpo venne più ritrovato. A tener banco, sulla stampa, furono ovviamente le scelte di questa donna, madre di due bambini piccoli, che volle insistere per tentare la cima nonostante l’ufficiale di collegamento l’avesse invitata a non farlo considerate le pessime previsioni meteo. Un’esaltata, un’egoista? E’ ipotizzabile che il film “Tom” possa rappresentare un pretesto per rimettere in discussione il suo comportamento a più di vent’anni di distanza?

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