Un “cane da guardia” per il Parco dello Stelvio

Hanno deciso di essere un “cane da guardia delle istituzioni” perché, a ottant’anni suonati, il Parco Nazionale dello Stelvio non sia definitivamente vittima dello “spezzatino” decretato sin dalla fine del 2010 nel nome di interessi di partito più che della salvaguardia del patrimonio rappresentato dai 130.700 ettari di territorio protetto nel cuore dell’arco alpino, con il massiccio dell’Ortles Cevedale al centro e, intorno, tutta la gamma dei paesaggi e degli ecosistemi di montagna, dai 650 metri del fondovalle di Laces (Bz) ai 3.905 dell’Ortles. Il Parco (nato con una legge nel 1935 e che ebbe nel 1951 la sua norma istitutiva) tocca il territorio di quattro province (Sondrio, Brescia, Bolzano e Trento) e 24 comuni. Confina con il Parco Nazionale Svizzero e con il Parco Adamello Brenta: i vincoli su queste oasi tutelano circa 400 mila ettari di territori alpini.

Nella storica sede milanese del Touring Club Italiano, le 10 associazioni che hanno dato vita all’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio hanno presentato la “strategia” che, attraverso il ricorso alla giustizia amministrativa, le porterà a sollevare la questione della legittimità costituzionale delle norme che hanno definito la nuova governance del Parco. Dapprima si aveva un Consorzio con un consiglio direttivo che coordinava da Bormio i tre comitati di gestione: uno per ciascuna delle Province autonome di Bolzano e Trento ed un terzo, lombardo, al quale compete la parte più vasta del territorio protetto, 60 mila ettari (55 mila sono altoatesini e 19 mila trentini). Ora l’intesa definitivamente approvata nel febbraio 2015 mantiene sì un Comitato di coordinamento e indirizzo, ma di fatto divide  in tre la gestione, mentre Bolzano e Trento sono titolari delle risorse economiche necessarie alla vita del Parco.

Secondo l’Osservatorio, che si prepara ad un  ricorso sulla base del primo atto amministrativo che lo renda possibile, i profili di illegittimità riguardano anzitutto la legge quadro sulle aree protette del 1991 (la 394, un cardine della tutela ambientale). “Si tratta – è stato sottolineato – anche di un pessimo precedente nell’ambito delle revisione di quella normativa sui parchi: l’atteggiamento del mondo politico verso la vicenda dello Stelvio indica che si sta muovendo in direzione contraria alla necessaria conservazione delle aree protette”.  Il “cane da guardia” dovrà tenere gli occhi ben aperti.

Laura Guardini

 

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