“Himalayan last day”. Mario Vielmo racconta la tragedia del Nepal

Locandina
La locandina del film.

Oltre 8800 le vittime, migliaia i feriti, il patrimonio artistico-culturale in gran parte perduto. A un anno dal devastante terremoto, l’emergenza in Nepal non è cessata, ancora oggi i bisogni sono urgenti e gli aiuti non sufficienti. La tragedia del paese delle nevi è ora sugli schermi del TrentoFilmfestival dove “Himalayan Last Day” di Mario Vielmo rappresenta una testimonianza unica e sconvolgente della forza della natura che ha scosso come mai prima il tetto del mondo. Un film adrenalinico e dall’enorme impatto emotivo che è valso all’alpinista vicentino la partecipazione alla sezione Alp&Ism. La selezione del corto rappresenta un motivo di orgoglio per Vielmo che il 25 aprile di un anno fa si trovava al campo base ai piedi dell’Everest in procinto di scalare la montagna gemella, il Lhotse (8.516 metri). Erano le 11,45 quando l’area è stata sconvolta da un terremoto di 7.8 di magnitudo. “Un boato, una valanga ciclopica si è staccata”, racconta Vielmo, capocordata dell’unica spedizione italiana presente. “Ho pensato è la fine. Ero certo di non sopravvivere”.

E invece le piccole tende degli italiani, collocate dietro a dei massi, sono state miracolosamente risparmiate. Tutto intorno devastazione e morte: “Si sentivano le urla degli alpinisti dispersi nei crepacci (quasi mille persone si trovavano al campo base in quel momento) c’erano morti e feriti accanto a noi”. Le immagini raccontano l’arrivo dei primi soccorsi, il rombo degli elicotteri che si mescola al suono inquietante delle valanghe che continuano ad incombere per le scosse di assestamento. E poi loro, i sopravvissuti animati dal coraggio e dalla necessità di non soccombere. Tutto il girato di quei giorni, immagini dall’enorme valore di testimonianza, è stato curato in post produzione negli studi trevigiani di Zeta Group, realtà specializzata nel documentario di avventura (che già si era fatta notare nel 2008 al Trento Film Festival con “Le vie dell’argento”).

Fioretti dopo terremoto
Annalisa Fioretti, il medico alpinista che si è prodigata nel Nepal terremotato ed è pronta a tornare. Nella foto sopra il titolo Mario Vielmo. Il suo film è stato presentato al TrentoFilmfestival.

“L’alpinismo è per me da sempre una necessità, il confronto con i limiti personali davanti alla forza della natura. Ma questa esperienza”, racconta l’autore, “è andata al di là di ogni impresa sportiva e ci ha cambiati per sempre. Parole come paura o forza di volontà hanno assunto un significato nuovo”. L’aspetto umano è una parte centrale del film. Della spedizione italiana faceva parte il medico alpinista Annalisa Fioretti che si è prodigata a lungo tra le macerie e per questo ha ricevuto a Milano il prestigioso Premio Meroni. E’ pronta a rimboccarsi di nuovo le maniche la dottoressa Fioretti, se solo riesce a trovare adeguati sostegni economici perché laggiù c’è ancora bisogno di medici alpinisti con la sua esperienza e il suo coraggio. Occorre aggiungere che la stessa tenda di Vielmo è servita a dare riparo a bambini senza più una casa. Un impegno che è diventato una missione per l’alpinista che sostiene l’associazione veneta SIDARE Onlus per il Nepal. Anche il ricavato del film andrà a sostenere il progetto “Una su 6mila”: la ricostruzione di una delle 6mila scuole nepalesi distrutte, sorgerà ad Arugath e accoglierà 700 bambini della regione.

Commenta la notizia.