Tomas e Silvestro, il volto nuovo dell’alpinismo trentino

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Gino Battisti. Sopra il titolo Tomas e Silvestro Franchini. 

E’ stato assegnato a Gino Battisti e a fratelli Tomas e Silvestro Franchini il riconoscimento “Chiodo d’Oro Sosat 2016” la cui consegna è in programma a Trento giovedì 5 maggio alle ore 17.30 nella sede della Sezione Operaia della Sat in via Malpaga 17, nel corso della manifestazione: “Cordate nel futuro”, organizzata dalla Sosat nell’ambito della 64° edizione del Trento Filmfestival. Dal 2006 il riconoscimento viene assegnato ogni anno dalla Sosat a due alpinisti trentini: uno esperto e uno giovane. La commissione che ha assegnato il riconoscimento è composta da Luciano Ferrari presidente Sosat, Mauro Bianchini vice presidente Sosat, Tony Zanetti, consigliere Sosat e accademico Cai, Toni Cembran giornalista, Bruno Menestrina accademico del Cai, Martino Peterlongo presidente del Collegio delle guide alpine del Trentino, Maurizio Giordani guida alpina, Marco Furlani guida alpina, Andrea Zanetti guida alpina. “Viene premiato per il contributo che in tanti anni di scalate ad alto livello ha dato all’alpinismo”, è spiegato nella motivazione del premio a Gino Battisti, “con la naturalezza e la semplicità che ne contraddistingue la sua figura di alpinista professionista e di uomo. Ha scritto, con le sue ascensioni pagine fondamentali nella storia dell’alpinismo trentino e dolomitico”. E’ nato in val di Fassa Battisti, all’ombra dei Monti Pallidi, il 12 ottobre del 1944, nella località Ronch. Dopo la gioventù trascorsa sugli alpeggi estivi si è avvicinato alle pareti verticali, diventando, dagli anni 70 agli anni 90 del secolo scorso un protagonista dell’alpinismo fassano. Cresciuto alla scuola della corda di canapa, sotto lo sguardo vigile di Toni Gross, Gino ha iniziato le sue scalate con Carlo Brunel sui monti di casa, in val di Fassa: il Sasso della Madonna e la Pala de Mesdì, per provare subito dopo, in un pericoloso abbraccio di nebbia densa e cupa, la cresta sud del Catinaccio. E’ poi diventato guida alpina il 20 agosto 1972. Sono migliaia le sue ascensioni in Dolomiti, numerose le vie aperte. Battisti non è un personaggio, non è un protagonista, non vive mai di effimero e non cerca glorie d’immagine.

Quanto ai fratelli Tomas e Silvestro Franchini, viene precisato nella motivazione che “rappresentano il volto nuovo dell’alpinismo trentino, fatto di tanta passione, ma anche della consapevolezza di avere un ruolo, non ricercato per l’apparire, ma per essere. L’umiltà con la quale vivono il loro alpinismo è un raro esempio, non facile da trovare nei giovani abituati ad avere tutto e subito. Per questi motivi e per la loro indiscussa bravura alpinistica, Tomas e Silvestro Franchini vengono premiati dalla Sosat con il chiodo d’Oro 2016, quali alpinisti giovani, con l’augurio di mantenere intatta la loro freschezza ed i loro ideali”.

Tomas e SilvestroUna passione trasmessa dai genitori

Tomas Franchini è nato nel 1989, suo fratello Silvestro nel 1987. Sono guide alpine e maestri di sci a Madonna di Campiglio una delle culle dell’alpinismo. La loro scuola alpinistica è quella del Gruppo di Brenta, le rocce più amate dai trentini. Si raccontano così: “Siamo cresciuti nella natura, tra i boschi e le montagne. Fin da piccoli i nostri genitori ci portavano in montagna a camminare e ci hanno trasmesso la loro passione. D’inverno facevamo gare di sci alpino siamo arrivati a buoni livelli, vincendo un titolo italiano in slalom speciale nelle categorie giovanili. Lo sci ci ha portati a scegliere una scuola in val di Fassa lo Ski College di Pozza di Fassa, che ci permetteva di allenarci e fare gare durante l’anno scolastico. In inverno sci e in estate avevamo tanto tempo libero, così ci siamo avvicinati ai sassi che erano nei boschi, poi alle falesie, per poi sentire un forte richiamo verso le pareti delle montagne. In questo modo abbiamo iniziato ad arrampicare sulla roccia, fuori stagione quando eravamo in val di Fassa e poi a Campiglio durante l’estate. Ci siamo avvicinati alle vette da soli volevamo arrangiarci. Abbiamo fatto l’esperienza proprio sulla nostra pelle, a volte prendendoci anche dei rischi. Le prime scalate sono state nel Gruppo di Brenta, poi abbiamo iniziato a spostarci un po’ in giro: valle del Sarca, val di Fassa, val di Mello. La passione per l’alpinismo è cresciuta sempre più e quindi è stato naturale provare anche la sua veste invernale, lo sci alpinismo, le cascate di ghiaccio. Poi abbiamo esplorato le Alpi occidentali, il Monte Bianco e altre vette della catena alpina. Ci è sempre piaciuto fare le cosa graduali, mai forzare la natura. Il nostro primo viaggio fuori dal Continente europeo è stato in Patagonia e da lì è arrivata anche la passione di viaggiare perché oltre che a vedere montagne diverse ci piace conoscere una cultura nuova e differente dalla nostra. Siamo stati in Marocco, in Irlanda, in Repubblica Ceca e l’anno scorso in Perù. Ci muoviamo quindi su tutti i terreni, cercando di interpretare la montagna a 360°.

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