I montanari “per forza” che rivitalizzano le nostre vallate

“Il tema dell’immigrazione straniera”, scrive Andrea Membretti nel newsmagazine “Dislivelli” di maggio, “si conferma come centrale per le Alpi, non solo rispetto alle prospettive di neo-popolamento delle terre alte connesse ai flussi migratori (logica dell’insediamento), ma, oggi in modo ben più evidente, per l’impatto, anche indiretto, che questo fenomeno sta avendo sulla geopolitica alpina e sulle possibilità di sviluppo autonomo per questa macroregione (logica della mobilità e dell’attraversamento). La politica di chiusura delle frontiere rischia, come effetto indiretto, di spingere nuovamente le aree alpine verso la periferizzazione, proprio nel momento storico in cui stiamo assistendo ad importanti segnali di risveglio e di resilienza in molte delle terre alte”.

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Nella foto sopra il titolo gli extracomunitari ingaggiati dal CAI Lanzo per la pulizia dei sentieri.

Quali possono essere i segnali di risveglio che derivano dall’immigrazione “diffusa”? La nuova manodopera legata all’immigrazione (“montanari per forza”, li chiama “Dislivelli”) fa rinascere l’economia come dimostrano storie di successo dal Piemonte alla Calabria. Ne dà notizia il 3 maggio 2016 La Stampa in un articolo di Francesco Grignetti. Un episodio positivo? Il coro “Moro” che si esibisce a Ceres, nel cuore delle valli di Lanzo. Altri immigrati mettono entusiasmo nella loro nuova vita nell’Appennino parmense e garantiscono la sopravvivenza di un prodotto unico al mondo, il formaggio parmigiano di collina. O ancora, tanto di cappello per quei profughi che fuggono dalla guerra e sono finiti a Roncobello, piccolo paese in provincia di Bergamo, dove fanno piccoli lavori di pulizia dei sentieri e taglio dell’erba. Un po’ quello che si è realizzato, come ha riferito a suo tempo MountyCity, nelle valli di Lanzo dove la sezione del CAI ha pensato di coinvolgere dei ragazzi extracomunitari come volontari per il ripristino dei sentieri. In prima battuta si è iniziato a portarli a pitturare la segnaletica orizzontale, poi vista la disponibilità e la loro buona volontà si è iniziato a portarli su itinerari bisognosi di vera pulizia dalla vegetazione infestante.

Sull’argomento ci sarebbe parecchio da dire. In una manciata di anni i pastori magrebini hanno sostituito i valdostani, senza clamori e con ottimi risultati. Le Alpi cambiano in fretta e le recenti notizie di cronaca sulle emergenze di persone sfollate da paesi in guerra verso paesi in grado di fornire loro un rifugio, Italia compresa, hanno portato i territori alpini alla ribalta anche come possibili aree in cui ospitare questi richiedenti asilo.

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