Come cambia il clima? La risposta tra i ghiacci dell’Adamello

Analizzare il DNA dei pollini conservati nel ghiacciaio più profondo d’Italia, l’Adamello Brenta, per scoprire come è cambiata la vegetazione in relazione al clima negli ultimi 400 anni. È questa la sfida lanciata dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach assieme ai colleghi del Muse e dell’Università di Milano Bicocca e della Provincia autonoma di Trento. In questi giorni il carotaggio esplorativo ha consentito di arrivare a 240 metri di profondità (il ghiacciaio ha uno spessore nella parte più profonda pari a 270 metri). Una carota della lunghezza di 45 metri è stata prelevata a una temperatura inferiore al -10°C. Dall’analisi della componente vegetale sarà ora possibile ricostruire l’evoluzione del clima del XX secolo facendo tornare indietro le lancette dell’orologio di circa 400 anni. La Fondazione Mach svolge attività di ricerca scientifica, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza e servizio alle imprese, nei settori agricolo, agroalimentare e ambientale continuando gli scopi e l’attività dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, fondato dalla dieta di Innsbruck il 12 gennaio 1874, e del Centro di ecologia alpina costituito con legge provinciale 31 agosto 1992, n. 17.

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I ghiacciai sono tra i più efficaci archivi del passato. Qui sopra e nella foto in alto due aspetti delle ricerche sull’Adamello (arch. giornale “Sentire”, per gentile concessione).

A darsi appuntamento per eseguire il carotaggio a Pian di Neve, sul Ghiacciaio dell’Adamello a 3.100 metri di quota, sono stati Antonella Cristofori e Cristiano Vernesi della Fondazione Edmund Mach, Elena Bertoni del MUSE, Daniela Festi dell’Università di Innsbruck, assieme ai tecnici addetti alla perforazione Marco Filippazzi e Stefano Banfi dell’Università di Milano Bicocca, Fabrizio Frascati e Saverio Panichi di ENEA Brasimone, coordinati da Valter Maggi dell’Università di Milano Bicocca. Il progetto è finanziato dall’Assessorato provinciale alle infrastrutture e all’ambiente attraverso il “Fondo per lo sviluppo sostenibile e per la lotta ai cambiamenti climatici” e vede l’appoggio del Servizio geologico PAT. La parola passa adesso alle analisi che saranno svolte dalla Fondazione Edmund Mach e dalle Università di Innsbruck e Milano, mentre il MUSE, forte di un’esperienza maturata a partire dal 2006 nell’analisi dei bilanci di massa dei ghiacciai trentini, elaborerà i dati glaciologici.

 

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