Festival della montagna, un affare di famiglia

Buhl e figlia
Kriemhild Buhl con il padre Hermann caduto nel 1967 sul Chogolisa. Nella foto sopra il titolo un’immagine del film “K2 – Touching the Sky” della regista Eliza Kubarska che ha vinto la Genziana d’oro del Cai al TrentoFilmfestival.

E’ possibile conciliare i rischi dell’arrampicata con la scelta di diventare genitori? Per il secondo anno consecutivo il tema dell’alpinismo come affare di famiglia emerge al TrentoFilmfestival. Nel 2015 la Genziana d’oro per il miglior film di alpinismo andò a “Ninì” di Gigi Giustiniani che raccontava la vita di Ninì Pietrasanta e di suo figlio Lorenzo Boccalatte rimasto orfano dopo la morte del padre Gabriele, un mito dell’alpinismo, in un incidente in montagna. Quest’anno lo stesso premio è andato al commovente “K2 – Touching the Sky” della regista polacca Eliza Kubarska che affronta l’argomento invitando a un trekking fino al campo base del K2 un gruppo di persone accomunate dall’aver perso durante l’infanzia un genitore su quella vetta. “Misurarsi a rischio delle proprie vite”, spiega la regista che ha messo insieme molto materiale d’archivio, “sembra rendere gli alpinisti degli eroi…ma non lo sono. Chiedersi che cosa lasciano in eredità a coloro che restano, a coloro che subiscono la paura del non ritorno, della solitudine, del vuoto, commuove ancor di più”.

“E ancora”, dice Eliza che è mamma e pure alpinista, “essere genitori cambia la vita di chiunque, se si è alpinisti parecchio di più”. Che questo potesse rappresentare un tema portante dell’84a edizione del festiva lo aveva intuito Mountcity.it presentando un altro film in concorso, “Tom”, protagonista l’inglese Tom Ballard, alpinista di valore, che ebbe per madre Alison Hargreaves deceduta sul K2 quando lui aveva appena 6 anni.

Cecylia Kukuckzka nella stanza museo a Istebna-1 copia
Cecylia Kukuczka nella stanza museo del marito Jerzy caduto nel 1989 sul Lhotse.

Ci sarebbe in effetti molto da raccontare su questo argomento, e forse basterebbe leggere quanto scrisse Kriemhild Buhl in “Mio padre Hermann Buhl” (Licheni, Vivalda, 2008), Nel 1957 Buhl perse la vita sul Chogolisa lasciando moglie e tre figlie. Kriemhild, la primogenita, racconta nel libro il coraggio di vivere della madre e il diventar grandi delle tre sorelle, senza padre ma comunque sempre all’ombra della sua leggenda. La stessa sorte è toccata alla moglie e ai figli del polacco Jerzy Kukuczka che il 24 ottobre 1989 cadde sulla parete sud del Lhotse a pochi metri dalla vetta. Sua moglie e i suoi figli sempre lo rimpiangono e lo ricordano. Nella casa di montagna a Istebna, sui monti Beskidi, in una piccola stanza è stato allestito una sorta di museo dove sono esposti riconoscimenti, fotografie e attrezzature. Tra i tanti cimeli le medaglie d’argento assegnate a Jerzy dal Comitato olimpico nazionale nel 1988. Ha ragione Max Cassani nel commentare sulla Stampa dell’8 maggio l’esito del Trentofilmfestval: la vertigine non è solo di chi sulle montagne ci va, ma anche di chi resta.

www.trentofestival.it

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