La cordata vincente. Storia di una foto diventata un’icona

Tonella Guido - BST 1982-3
Guido Tonella, autore dell’immagine che ritrae Cassin, Tizzoni ed Esposito al ritorno dalla vittoriosa scalata alla Punta Walker (1938) con i cappelli di feltro e le corde da arrampicata arrotolate alla buona.

“La foto del nostro arrivo al rifugio dopo la bella scalata alla Walker, sorridenti e dallo sguardo un poco sbarazzino, è una delle più care e che custodisco gelosamente. Eravamo giovani, pieni di ardore e di entusiasmo: nessuno e niente ci poteva fermare!”. Quell’immagine è diventata un’icona dell’alpinismo moderno. Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito che vi appaiono sono ora i protagonisti a Lecco della mostra itinerante “All’ombra della leggenda: Esposito e Tizzoni al fianco di Cassin” allestita in Piazza Garibaldi, nel cuore della città, nell’ambito della rassegna “Monti Sorgenti”. Tre sono le grandi salite al centro di questa mostra, compiute dai tre alpinisti a volte uniti dalla stessa cordata come nel caso della Punta Walker alle Grandes Jorasses, altre volte agendo singolarmente con Cassin, come in occasione della nord-est al Pizzo Badile per Esposito e alla nord dell’Aiguille de Leschaux per Tizzoni. Tre imprese titaniche, che da sole meriterebbero lo spazio di una mostra specifica, ma che guardate nella loro interezza restituiscono bene l’immagine di forza, coesione e amicizia che c’era fra questi tre uomini.

In occasione della morte di Esposito e Tizzoni, avvenuta per entrambi nel 1994 a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, Cassin ha ricordato i due amici che tante volte hanno arrampicato assieme a lui, citando questa fotografia come perenne testimonianza del loro invidiabile affiatamento. Ma chi ha ritratto in modo tanto significativo i tre al ritorno dagli strapazzi della Walker? Considerato tra i maggiori cronisti dell’alpinismo classico, il fotografo si chiamava Guido Tonella, un torinese che è stato a lungo corrispondente della Stampa e poi del Corriere della Sera da Ginevra e ha lasciato importanti scritti di alpinismo. Tra i suoi libri “50 anni di alpinismo senza frontiere: la storia dell’UIAA, unione internazionale delle associazioni di alpinismo”. Tonella, un omone dall’aria imponente, sapeva cavarsela in roccia e fino all’ultimo, negli anni Ottanta ebbe il coraggio di battersi con gli sci di fondo delle lunghe distanze, Marcialonga e Marciagranparadiso comprese. Convintissimo che lo sci di fondo allunga la vita o, perlomeno, tiene sgombre le arterie (sarà…).

Cassin Esposito Tizzoni
Cassin, Esposito e Tizzoni in abiti borghesi negli anni Cinquanta.

Le scalate importanti negli anni Trenta erano seguite il più delle volte nelle pagine del Corriere anche da giornalisti di rango come Dino Buzzati, Cesco Tomaselli, Ciro Verratti: il Corriere era uno dei pochi quotidiani che poteva permettersi il lusso di mandare degli inviati speciali al seguito degli alpinisti. Nel 1938 alle Grandes Jorasses toccò a Tonella il compito non solo di raccontare, ma di documentare fotograficamente la grande impresa compiuta da Cassin, Esposito e Tizzoni lungo la parete inviolata dalla punta Walker. Ed ecco che in discesa i lecchesi incontrano, secondo il racconto di Cassin, “uno strano tipo che cammina sulla neve con le sole calze”, e che “tiene in una mano la macchina fotografica e nell’altra una bottiglia di spumante”. E’ Tonella. E la foto che Tonella scatta a quei tre giovani abbronzati e felici è tra le più celebri della storia dell’alpinismo che all’epoca festeggiava gli eroi con le bollicine come oggi è di norma negli autodromi al termine dei gran premi.

Il nome di Tonella è legato anche a un’esperienza drammatica dell’alpinismo lecchese: il recupero di Claudio Corti negli anni Cinquanta alla nord dell’Eiger dopo la morte del suo compagno di scalata Stefano Longhi e di due tedeschi. Purtroppo non si possono sottovalutare le responsabilità del giornalista nel pubblico linciaggio di Corti ingiustamente ritenuto responsabile della tragedia (Cassin stesso definì il povero Corti in un impeto d’ira “la vergogna dell’alpinismo lecchese” come racconta Jack Olsen in “Arrampicarsi all’inferno”). Ma sarebbe sbagliato trascurare il ruolo svolto dall’establishment alpinistico italiano che permise che ciò accadesse. Mentre i Ragni fecero quadrato intorno a Corti, l’apparato del Cai lo abbandonò al suo destino e fece un timido tentativo di revisione solo dopo il ritrovamento dei corpi di Nothdurft e Mayer e dopo che Toni Hiebeler (uno dei membri della squadra della prima salita invernale dell’Eiger nel 1961, e direttore della rivista Alpinismus) scrisse un articolo in difesa di Corti. Già sentita questa storia?

 

Il programma giornaliero della manifestazione “Monti sorgenti” è scaricabile a questo link: http://www.montisorgenti.it/programma-2016/

Per informazioni visitare il sito www.montisorgenti.it o rivolgersi all’Infopoint aperto tutti i pomeriggi fino al 20 maggio in Piazza Garibaldi.

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