Escursionismo sopra tutto! Che cosa fa chi va in montagna

Profilo appassionati
Il profilo degli appassionati in questa tabella pubblicata da La Stampa del 15 maggio 2016. L’escursionismo non sembra avere età come dimostra l’immagine sopra il titolo (ph. Serafin/MountCity)

Che immagine hanno gli italiani del turismo in montagna? Il tema è stato al centro dei lavori, il 14 maggio 2016 a Courmayeur, dell’Assemblea annuale dell’ANEF, Associazione Nazionale Esercenti Funiviari. Tutto ciò grazie a una ricerca commissionata a Ludovico Mannheimer, dell’Istituto Eumetra, che ha avuto per oggetto “L’immagine della montagna italiana”. L’inchiesta è stata condotta su un campione di 1.600 casi. Risultato? Il campione di intervistati si presenta diviso equamente tra chi predilige l’estate (51%) e chi invece sceglie l’inverno (49%). Ma ciò che emerge soprattutto è che siamo un popolo di pigri, marittimi e metereopatici. Il clima (freddo, pioggia, variabilità) è al primo posto (48%) tra le ragioni che tengono alla larga dalla montagna. C’è un terzo di amanti delle altezze a prescindere dalla stagione, un terzo che non ci andrebbe mai neanche morto e un altro terzo che vive la montagna soprattutto d’estate. Ciò che emerge è anche che fare escursioni/passeggiate/trekking è al secondo posto (21%) tra i motivi di chi sceglie la montagna subito dopo la tranquillità, il relax e il silenzio (30%). Tranquillità ma non troppo, osservano però gli imprenditori del turismo, altrimenti diventa noia. Via libera dunque, si deduce dal sondaggio, alla valorizzazione delle risorse naturali, e in particolare della sentieristica. “Il sentiero”, osserva il sociologo Annibale Salsa, “viene ad assumere oggi una valenza del tutto nuova legata non più alla necessità del duro lavoro del montanaro, bensì a motivate scelte culturali. Si tratta quindi, per i territori alpini, di capitalizzare un patrimonio dotato di grande valore paesaggistico, di un valore etico non disgiunto da importanti ricadute economiche e sociali”. Perché allora non utilizzare un 10% delle risorse pubbliche destinate all’industria dello sci per mettere (o rimettere) in cammino l’Italia?

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