Toccata e fuga sul Kenya. Per riscattare l’onore del tricolore

È definito un’inchiesta-romanzo, un poema epico in forma di saggio, una scorribanda nel Novecento resa con una scrittura spesso commovente, a volte crudele. Tutto questo è “Point Lenana” (616 pagine, 15 euro), il libro di Roberto Santachiara e Wu Ming 1 che Einaudi dopo tre anni rimette in circolazione in versione tascabile: un termine forse riduttivo per quest’opera complessa e basata sulla storia di tre italiani prigionieri di un campo di concentramento inglese che in una notte africana del 1943, mentre nel mondo infuna la guerra, fuggono per scalare il Monte Kenya e raggiungere Point Lenana con mezzi di fortuna. Diciassette giorni di libertà, incoscienza e fame che morde, per poi tornare ai reticolati e riconsegnarsi ai carcerieri inglesi.

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Felice Benuzzi (1910-1988)

Uno di loro, Felice Benuzzi, racconterà la storia in due libri. Ma chi è questo Felice? Chi sono i suoi compagni di evasione? Che cosa facevano prima della guerra, e che cosa faranno dopo? Impossibile raccontarlo senza seguire le scie di molte esistenze, passando dalla Trieste asburgica alla Roma mussoliniana, dalla Cirenaica del guerrigliero Omar Al-Mukhtàr alle Dolomiti del rocciatore triste Emilio Comici, dall’Etiopia del turpe generale Graziani alla Nairobi dove morì il Duca d’Aosta, dalle foreste della rivolta Mau Mau alla Berlino della guerra fredda, per arrivare infine ai giorni nostri. O meglio, al 2010, l’anno in cui Santachiara e Wu Ming 1 decidono d’inseguire questi fantasmi fino in cima al Monte Kenya. “Point Lenana” è il risultato di anni di viaggi, interviste e ricerche d’archivio. Ciò che Benuzzi intendeva fare era riscattare la propria italianità dalla vergogna del fascismo e del colonialismo. Perché, allora, proprio con un’ascensione sul Kenya, un’impresa che Benuzzi narrerà in “Fuga sul Kenya” e “No Picnic on Mount Kenya” scritti durante la prigionia?

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Il volume è pubblicato da Einaudi. 15 euro il prezzo di copertina. Nella foto grande sopra il titolo il massiccio del Kenya (www.safarikenyatouritaly.com, per gentile concessione)

È da questo interrogativo, e da una vecchia copia di “Fuga sul Kenya” che muove le mosse la strana coppia formata da un narratore saltuario, ma esperto scalatore, e da un narratore di professione, ma uomo di pianura del tutto ignaro di montagne, e perciò predisposto all’esperienza della “prima volta” nell’ascendere il Kenya ripercorrendo la via di Benuzzi e dei suoi compagni. Perché per capire la montagna bisogna entrarci, nella montagna, bisogna farne esperienza. Quella che poteva essere una semplice biografia di un triestino che ha attraversato il Novecento diventa così la storia della città in cui nacque e che nel corso della sua vita cambiò quattro bandiere, della terra in cui sorge la montagna che scalò e di quelle limitrofe, dei popoli che l’abitavano da sempre e di quelli che li soggiogarono con ferocia inumana in nome dell’impero d’Albione o del re e del duce di un impero da operetta, dei fiumi di sangue dei fucilati e delle nubi di gas che sterminarono a migliaia gli indigeni in nome del progresso bianco; e ancora, la storia delle idee che mossero il colonialismo italiano, e di quel coagulo chiamato fascismo che le incarnò nell’esercizio del potere, dei sommersi che perirono nei Lager italo-tedeschi in Friuli o nella Jugoslavia o combattendo la dittatura, e dei salvati che resistettero, o semplicemente scamparono in qualche modo, e ancora…

Wu Ming 1 e Santachiara non saccheggiano il libro di Benuzzi: l’impresa vera e propria non è raccontata (né parallelamente rivelano che cosa hanno trovato sulla Punta Lenana). La loro ricerca va oltre. Ci sono alcuni libri, per ammissione degli autori, senza i quali “Point Lenana” non sarebbe stato scritto in questa forma. Tre esempi: “Cime Irredente” di Livio Sirovich, “Come le montagne conquistarono gli uomini” di Robert MacFarlane, “Scarpone e moschetto” di Roberto e Matteo Serafin. Un libro da leggere, una storia su cui meditare in questi tempi in cui per ragioni preelettorali si tende a rivangare a sproposito nella storia. (Ser)

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