Paola & Luisa, la più bella cordata sulla “montagna nuda”

Cover
Un libro unico e avvincente. Così Kurt Diemberger, tra i miti viventi dell’alpinismo, lo definisce nella presentazione.

Foto, disegni, testo. Il racconto del trekking che porta al cospetto delle grandi pareti del Nanga Parbat, è su tre livelli: con le parole di Paola Favero; con le foto di scenari naturali, di volti o di momenti rubati alla quotidianità delle popolazioni locali; con le immagini dipinte da Luisa Rota Sperti, che entrano nelle foto e talvolta vi si sovrappongono. Essenziale è nel davvero favoloso libro “Diamir. La montagna delle fate” (Edizioni DBS, € 23) il passaggio tra reale e immaginario. E perfetta l’intesa che si è sviluppata tra Paola e Luisa in questa cordata sicuramente vincente sotto il profilo artistico ed editoriale. Paola, nata a Bassano del Grappa, laureata in Scienze forestali e dal 1987 funzionario del Corpo forestale dello Stato, è appassionata alpinista e amante della montagna in tutti i suoi aspetti. Dal canto suo Luisa nella sua casa di Somana (Lecco) da più di trent’anni disegna montagne tra il reale e l’immaginario. Con Paola e Luisa il Nanga Parbat, “la montagna nuda” dei tedeschi, è dunque tornata a essere “la montagna delle fate” o “la regina delle montagne”. Dopo la ricostruzione della storia alpinistica a cura di Carlo Caccia, nel volume Paola intervista Eugenie Buhl, Reinhold Messner, Nives Meroi, la moglie di Karl Unterkircher, Silke, e Simone Moro. Ognuno di loro racconta il legame con questa montagna che è simbolo di vita e di morte. Ecco ora, per gentile concessione, com’è nato questo libro nel racconto dell’autrice.

Trekker Favero
Paola Favero con il gruppo dei trekker che le sono stati compagni in questa avventura.

Quell’incerto confine tra il reale e l’immaginario

Mi piace viaggiare perché ogni viaggio è una scoperta, è comunicare e conoscere, spesso è un seme da cui possono nascere molte altre cose, ed è soprattutto un incontro.
E poi amo le montagne, ed allora il viaggio diventa spesso un camminare tra le loro pieghe, scoprendone ambienti e scenari, arrivando alle cime più alte attraversando prima foreste e praterie, pascoli e villaggi, fiumi e pietraie, per poi salire fino agli ambienti più estremi, fino alle rocce ed ai ghiacci, tra il bianco della neve che quasi si confonde con quello delle nuvole.

Luisa Rota Sperti e Reinhold Messner copia
I disegni di Luisa Rota Sperti (qui con Reinhold Messner) sono ricchi di allegorie e simbolismi…

Mi piace partire e andare camminando per nuovi monti e valli, ogni volta diversi, la curiosità per loro nata da un’impressione, da un sogno, a volte da un nome altre dall’entusiasmo di un amico.
Così è nato il progetto di percorrere il trekking che, unico tra tanti, gira attorno al Nanga Parbat quasi chiudendo un cerchio, passando sotto le grandi pareti che ne hanno raccontato la storia alpinistica, ma incontrando anche villaggi, foreste, fiumi, ghiacciai, campi… e poi alberi, fiori, occhi di bambini, canti, fuochi, leggende…

È stato un viaggio particolare, questo, attraverso cui ho incontrato e conosciuto il maestro Abdul Mateen e la sua scuola, e poi Silke Unterkircher e la sua storia per certi versi drammatica, ma che ha saputo diventare qualcos’altro.
Una scuola nuova, per esempio. E tante serate assieme per poterla realizzare. E questo libro, nato da quel qualcosa che la montagna nascondeva agli occhi, quell’intuizione strana ma palpabile che ogni viaggio ed ogni montagna comunicano, che qui ha trovato il modo di rivelarsi e farsi immagine, sogno, espressione artistica.
Bellezza che vive tutt’attorno a noi e che possiamo percepire solo come fremito del cuore o intuizione di un attimo, con un senso di mistero o fors’anche di incanto.

Rota Sperti Nanga
…sempre accompagnati da una sensazione di stupore.

Lo stesso incanto a cui rimandano le antiche leggende, che coprono di significati nascosti ed echi lontani ogni montagna così che i miti legati all’acqua e alla luna, alle piante o al temporale, si ricreano con diverse trame e lingue differenti in ogni parte del mondo, riportandoci a un tempo in cui il magico faceva parte della vita quotidiana ed intesseva il rapporto dell’uomo con la natura riempiendo tutto di meraviglia.

Quando ho incontrato Luisa Rota Sperti, che di quest’incanti vive, portandoli nei suoi disegni, ho pensato che forse insieme potevamo provare a raccontarli, ritrovando per un attimo quell’incerto confine tra il reale e l’immaginario che avevo tante volte percepito, e lungo il quale avevo camminato girando attorno al Nanga Parbat, sempre accompagnata da una sensazione di stupore e meraviglia. Così il Nanga Parbat, “la montagna nuda” dei Tedeschi, è tornata ad essere il Diamir, come la chiamano le popolazioni locali, “la montagna delle fate” o “la regina delle montagne”.

Paola Favero

 

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