I giorni grandi di Tito

Continuano le serate alpinistiche presso il negozio df-Sport Specialist di Bevera di Sirtori (Lecco). Ecco come Sara Sottocornola racconta in un comunicato, che volentieri pubblichiamo, l’incontro del 9 giugno 2016 con Tito Arosio. Si annuncia intanto una serata, il 6 luglio, con Simone Moro.

Tito Arosio copia
“L’alpinismo? Una malattia di famiglia”.

“Vie lunghe, montagne remote: il meglio che c’è“

Vie classiche, ghiaccio, misto, drytooling. E poi big wall in artificiale, pareti vergini ma anche freeride e canyoning. E’ stata una serata di montagna a 360° quella con Tito Arosio, giovane alpinista lombardo ospite del ciclo “A tu per tu con i grandi dello sport” di DF Sport Specialist giovedì 9 giugno 2016.  Arosio, originario di Bergamo ma ora residente in Svizzera, è una delle più promettenti nuove leve dell’alpinismo nazionale. Unico italiano selezionato per la prima edizione del progetto “Mountain Academy” di Mountain Hardwear e già accademico del CAI a 28 anni, Arosio ha conquistato il numeroso pubblico del punto vendita Df con le immagini del suo percorso in alta quota e la sua naturale simpatia.

“Il progetto Mountain Academy”, ha raccontato, “mi ha portato per due anni in giro fra Alpi, Pirenei e Atlante marocchino con un team europeo di giovani alpinisti e istruttori del calibro di Ueli Steck e Simon Anthamatten: un’esperienza unica, che mi ha permesso di aprire la visione e conoscere altre culture e modi di arrampicare, imparando qualcosa da tutti”.

Cresciuto nella Bergamasca, Tito ha ereditato la passione per la montagna dai genitori. Dal trekking in famiglia è passato presto allo scialpinismo e a esperienze più tecniche. “Anche quando salivo con le pelli capivo che erano le creste finali i tratti che amavo di più”, racconta. “Mi piacciono le vie lunghe, le montagne remote, l’avventura”.

Ma per affrontare l’avventura occorre un bagaglio di tecnica e conoscenze che l’esperienza internazionale gli ha permesso di accumulare in tempi strettissimi. I video raccontano le sue salite sulle classiche delle Alpi e in Yosemite, “dove impari l’arrampicata su big wall: una scalata tutta in artificiale, più che altro motivata dall’idea di vivere in parete. Qui ho imparato tecniche fondamentali da applicare poi in percorsi più alpinistici”.

“Un buon alpinista è anche un bravo ghiacciatore”, spiega Arosio mostrando le immagini mozzafiato delle sue salite su cascate di ghiaccio. “Tutte le scalate più dure richiedono picche e ramponi”. Come quelle compiute in Perù con Saro Costa e Luca Vallata: sulla Cordillera Huayhuash, il team di studenti universitari partiti per montagne sconosciute con una spedizione low-cost hanno aperto “El malefico Sefkow” sulla parete ovest del Monte Quesillio (5600m): una salita valsa la nomination al Piolet d’Or e ad altri premi alpinistici.

Nonostante il calibro della sua formazione e della sua attività, ciò che conquista di questo alpinista è la schiettezza. Nel racconto ha dato spazio non solo a gloriose salite ma anche alla gioia e al divertimento provato in montagna, sulla neve in freeride oppure con un po’ di canyoning fra le gole. Autoironico e autentico, Arosio non ha nascosto errori e dubbi ma li ha mostrati con la stessa semplicità che ha accompagnato il racconto di salite come Li-Cuore sulla Nord del Monte Agner. Una cosa rara, e molto apprezzata dal pubblico di DF, che si è unito nel finale alle parole di ringraziamento di Sergio Longoni per la bella serata di alpinismo.

Sara Sottocornola

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