“Itaca nel Sole”. Ciak per Motti, il più famoso dei “falliti”

Soprattutto tre uomini hanno segnato l’alpinismo subalpino del Novecento avanzato: Giusto Gervasutti, Guido Rossa e Gian Piero Motti. Il friulano Gervasutti ha portato l’arte della scalata dolomitica sui gelidi terreni delle Alpi occidentali, aprendo itinerari memorabili e diventando un caposcuola. L’alpinista Rossa, operaio e sindacalista, ha risvegliato nei torinesi l’amore per la trasgressione e il libero pensiero, prima di trasferirsi a Genova e venire barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse. Motti, nato nell’anno in cui Gervasutti cadeva sul Mont Blanc du Tacul, ha portato avanti le intuizioni di Rossa dando vita al Nuovo Mattino, un soffio d’aria fresca nella palude retorica della montagna eroica.

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Gian Piero Motti (1946-1983). Nella foto sopra il titolo il Pilier Gervasutti, sul Mont Blanc du Tacul, dove ha firmato l’impresa alpinistica che lo ha reso famoso.

Motti e altri intellettuali come Piero Dematteis, Marziano Di Maio e Paolo Gobetti creano nel 1970 la Rivista della Montagna, da cui si staccano più tardi i fondatori di “Alp”. Gli anni Settanta e Ottanta del Novecento palesano la primavera dell’editoria alpina torinese e italiana, insieme ad altre grandi intuizioni come le Comunità montane – indimenticabile l’opera di Edoardo Martinengo – e le politiche dei parchi, in buona parte montani. Ora la storia di Gian Piero Motti sta per diventare un film per opera dei documentaristi Tiziano Gaia e Fabio Mancari. “Itaca nel Sole. Cercando Gian Piero Motti” è il titolo del film che indaga sulla figura del grande arrampicatore e scrittore torinese. Gaia si è sempre occupato di altri temi, ma quando alcuni anni fa, grazie a un cugino scalatore, ha conosciuto l’epopea dei “pazzi del Verdon”, si è avvicinato alle storie di montagna e di lì ad ampliare il suo raggio di conoscenze fino a scoprire il Nuovo Mattino, i Falliti e la figura del suo straordinario capostipite, il passo è stato breve. Fabio Mancari invece di montagna si è occupato anche di recente, avendo firmato nel 2014 “L’Alpinista” ispirato alla storia di Agostino “Gustìn” Gazzera, vincitore di numerosi premi e ancora oggi capace di riscuotere notevoli riscontri di pubblico ovunque venga proiettato. Stuf film, la casa di produzione indipendente di cui Mancari è socio fondatore, ha pertanto deciso di “bissare” il successo impegnandosi nello sforzo produttivo del nuovo titolo. Il film su Motti parte da una premessa narrativa fondamentale: nonostante l’aura quasi mitica che avvolge il protagonista, poco si sa (o meglio, pochi sanno e si vogliono pronunciare) sulla sua figura. Non si parla tanto degli aspetti biografici, ma di quelli letterari, filosofici e simbolici di cui Motti ha voluto ammantare il proprio breve passaggio esistenziale.

Nato a Torino il 6 agosto 1946, Gian Piero Motti brucia le tappe dell’apprendistato alpinistico nel rigido ambiente sabaudo ancora avvolto di eroismo retorico e spirito militaresco. Per Motti scalare non è soltanto un hobby: originario di una famiglia agiata, può permettersi di vivere di montagna e non avrà mai problemi a manifestare la sua estrazione borghese, tanto che di lui si ricorda che andava ad arrampicare con una prestigiosa Lancia Fulva coupè e disponeva sempre dei materiali migliori. Per questo, oltre che per lo stile plastico ed elegante di arrampicata, viene soprannominato il “Principe”. Nel 1970 è da solo al Pilier Gervasutti sul Mont Blanc du Tacul, l’impresa alpinistica che lo rende famoso.

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Primi sopralluoghi per le riprese.

Due anni dopo pubblica il primo dei due articoli-chiave della sua carriera e di un’intera generazione: “I falliti”, nel quale attacca chi non sa più dareun senso alla propria vita senza la montagna. Altri due anni e, nel 1974, esce il secondo, celebre scritto: “Il Nuovo Mattino”. Anche se in realtà si tratta di un excursus sul mondo dell’arrampicata libera californiana, il testo viene da tutti letto come il manifesto di un nuovo modo di intendere l’arrampicata, non più come dovere, ma come puro piacere estetico e intellettuale. Ne deriva una corrente alpinistica vera e propria, con tanto di discepoli e adepti, che Motti – va detto – non fa nulla per alimentare. Comunque lo si voglia vedere, è il ’68 della montagna.

Nello stesso anno, Motti scopre le pareti fino ad allora inviolate della Valle dell’Orco, dove inventa, letterariamente prima ancora che in falesia, un Eldorado di granito nostrano. Il Capitan della Yosemite Valley viene riprodotto sulle rocce piemontesi e diventa il “Caporal”. Su queste pareti l’anno successivo Motti traccia, insieme con Guido Morello una via destinata a fare epoca: “Itaca nel Sole”. Nel 1983, dopo svariate pause dall’attività di arrampicata e lunghi momenti di crisi, l’articolo “Le antiche sere” rovescia in parte i concetti espressi nel “Nuovo Mattino”, ribadendo la necessità di un approccio meno integralista alla montagna. Sono gli anni del riflusso dopo l’epoca della contestazione e Motti fatica a trovare il suo spazio in un ambiente che sta di nuovo cambiando pelle. Il 21 giugno dello stesso anno si toglie la vita in Val Grande di Lanzo, ai piedi delle “sue” montagne.

Nelle tre decadi successive alla sua morte molto si è detto di Motti, ma vuoi per l’impossibilità di un qualunque, vero contraddittorio, vuoi per l’assenza di interviste o materiali d’archivio (Motti stesso bruciò tutte le sue foto), quasi sempre s’è detto male e a sproposito: ora speculando sul suo spirito tormentato e sul presunto uso di droghe, ora affibbiandogli patenti politico-culturali che in realtà non gli sono mai appartenute. E c’è chi addirittura lo considera ispiratore di una serie di imprese alpinistiche suicide.

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Crowdfunding, chi vuole unirsi alla cordata?

A livello produttivo ed economico, oltre all’impegno di Stuf film e alla partecipazione

di alcuni sostenitori pubblici e privati, tra cui spicca da subito il nome di Montura,

molto i cineasti si aspettano dalla base: è partita infatti una campagna

di crowdfunding che mira

a coinvolgere, anche con il versamento di micro-quote, i tanti appassionati di roccia.

In alcuni casi, il premio fedeltà consisterà nella possibilità di partecipare

direttamente alle riprese, oltre a una serie di altri benefit che mirano a creare

una “cordata” – è il caso di dirlo – di micro-produttori partecipi e appassionati.

 Sul sito ufficiale www.itacanelsole.it si possono trovare tutte

le informazioni e seguire in presa diretta lo stato di avanzamento

delle riprese e del successivo montaggio.

Il film dovrebbe uscire nella primavera 2017, in tempo

per i grandi appuntamenti festivalieri del nuovo anno.

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