Cibi poveri del passato: tutti da riscoprire!

“Le radici del sapore: l’identità alimentare nelle valli di Lanzo” (redazione@ilrisveglio-mail.it, 10 euro) è il titolo del libro di Gianni Castagneri che invita a riflettere sul passato per una nuova consapevolezza. Così ne parla Ines Cavalcanti nella newsletter “Novas de Occitania” numero 157 (giugno 2016).

Cover Radici del Sapore
Un invito a riflettere sul passato. Nella foto sopra il titolo una veduta di Balme in Valle di Lanzo (ph. Serafin/MountCity)

Contro le sirene dell’industrializzazione

Diamo il benvenuto a questo nuovo libro di Gianni Castagneri, abitante di Balme, piccolo comune montano delle Valli di Lanzo, appassionato di montagna, di fotografia, di storia locale e di lingua francoprovenzale. L’attenzione che la moderna società riserva al cibo e al suo consumo non è che una delle ragioni della ricerca contenuta nel libro. Altre importanti ragioni sono insite nel recupero della memoria della naturale multifunzionalità degli abitanti dei territori di montagna. Soltanto in questi ultimi anni, dopo che le montagne sono state svuotate e i territori lasciati nel più completo abbandono, ci si accorge che per questi territori le sirene dell’industrializzazione hanno suonato le loro campane di morte. Dopo aver succhiato miliardi dallo stato, dopo aver sfruttato la gente di montagna, abituata ad un duro lavoro e a non alzare mai la testa, dopo aver abbandonato le industrie e lasciato a casa migliaia di lavoratori, dopo aver trasformato le loro fabbriche in contenitori per fiere, forse è giunto il tempo che testimoni della montagna rilancino il loro messaggio di memoria e di competenze, nella speranza che l’ubriacatura sia finita e si ritorni alla ragione. Nell’opulenta società contemporanea la conoscenza e la riscoperta delle antiche tecniche di lavorazione della terra e dei cibi, la biodiversità delle sementi e la diversa composizione dei terreni, tutti elementi consoni ai territori di montagna, costituiscono una ricchezza che va a comporre marchi territoriali di qualità che possono trovare nel connubio “buoni, puliti e giusti” una loro collocazione su mercati selezionati che hanno a cuore la salute dei cittadini.

Castagneri in questo libro ripercorre, attraverso vari approfondimenti che si soffermano sulla tipologia di quello che veniva consumato, sui metodi di produzione e conservazione dei cibi, del come e del perché venissero consumati in un certo modo, un tempo a ritroso al fine di rintracciare il gusto di ciò che siamo stati e che forse, saremo. Il suo libro si può definire un itinerario alimentare che permette di rintracciare i poveri cibi delle consuetudini montanare del passato, per conferirvi quando possibile un uso e un consumo da adottare ai nostri giorni. Troviamo così argomenti interessanti ed attuali quali ad esempio “L’allevamento e la trasformazione casearia”, “Il cacio di capra”, “I torcetti e le paste di meliga”, altri curiosi e sicuramene oggi in disuso quali “L’impiego alimentare del gatto”, “Le serpi nel tegame”, “Il sale oro bianco”, altri ancora di storia locale quali “Di qua e di la dei colli: il commercio e il contrabbando”, “Il cibo delle ricorrenze”, “Giorni di mercato”. I capitoli finali sono dedicati alla cura del territorio e all’agricoltura in valle ai nostri giorni.

E’ un libro da leggere perché fa riflettere nella sua ricerca di ricreare un filo rosso che congiunga il passato con il presente, cercando di colmare il vuoto di anni in cui si cercava solo di dimenticare che esisteva un territorio che per sua conformazione naturale era denominato “Montagna”.

Ines Cavalcanti

Fonte: http://www.chambradoc.it/NovasN157Junh2016.page?docId=22212

 

 

Un invito a riflettere sul passato. Nella foto sopra il titolo una veduta di Balme in Valle di Lanzo (ph. Serafin/MountCity)

 

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