Le vie “lavorate” di Ben Moon, idolo punk dell’arrampicata

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Nella foto sopra il titolo tratta dal libro di Versante Sud, Ben chioda “Sea of Tranquillity” (ph. Steve Lewis)

“Dal punk al futuro dell’arrampicata” è il filo conduttore della biografia di Ben Moon, per gli scalatori inglesi ormai da tempo un mito. Se Ed Douglas gli dedica più di 311 pagine ora pubblicate da Versante Sud nella collana “I rampicanti”, un buon motivo ci deve essere. Benjamin Moon, oltre a essere stato un eccellente arrampicatore e un artista nel “lavorare” armato di trapano le vie di salita, ha saputo sfondare barriere nel campo delle difficoltà prima di lui ritenute invalicabili. Ben può essere considerato uno di quei semidei che amano apparire al tempo stesso trasgressivi e temerari, sognatori e predestinati. In questo senso si apparenta con diversi calciatori, tennisti, velisti e altri sportivi diventati degli idoli, la cui azione nei rispettivi campi non è mai veramente finalizzata allo scopo, c’è sempre la voglia d’imporre la propria personalità anche in forme anarchiche.

Un tipo come Ben Moon ha le stimmate per venire beatificato? Dovrebbe meritarlo. “Hubble”, la via in sette moviimenti da lui aperta nel 1990, viene presentata dal curatore dell’edizione italiana Lorenzo Frusteri come “la via (di arrampicata) più importante del mondo”. Dopo avere saputo tutto della famiglia di Moon, del nonno e del padre che gli hanno trasmesso la passione per l’arrampicata, della sua non semplice situazione esistenziale (e come potrebbe esserlo per un giovane che ha scelto come mestiere quello di sfidare gli strapiombi?) apprendiamo che questa via inventata da Ben non solo è molto dura, ma è anche molto corta, quindi non alla moda: requisito importante perché sia riservata agli eletti. “I pochi ripetitori hanno dovuto affrontare un calvario fisico e morale, una lotta interiore”, scrive il curatore, “e ricorrere a ogni tipo di tattica ed espediente per riuscire a venire a capo della terribile sequenza su rovesci e microtacca della sua sezione centrale, un sincero 8B+ boulder di ventisette movimenti su sette”.

Hubble
Severamente impegnato in “Hubble” (ph. Steve Lewis)

Notevole nel libro è l’impegno nel ricostruire meticolosamente ogni aspetto della vita di Ben, dall’infanzia trascorsa in un sobborgo di Londra all’adolescenza tutta dedicata alle scalate e molto poco ai libri scolastici, dal tifo per il Chelsea alla passione per i capelli rasta in pretto stile punk che Ben agita sporgendosi sui baratri. Ma al tempo stesso il libro offre un’esauriente visione del mondo dell’arrampicata dagli anni Ottanta a oggi. Con la premessa che Ben non è stato soltanto uno dei primi climber della storia a lavorare le vie, ma è stato ed è tuttora uno dei grandi e dei migliori, della stessa classe per intendersi di Wolfgang Gullich, ed è l’equivalente degli attuali Chris Sharma e Adam Ondra.

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