La Carovana delle Alpi lancia una petizione contro la proprietà privata (dei terreni)

Un altro modo di “possedere”, lasciando da parte la gestione individuale per passare (o meglio) ritornare a una gestione condivisa del bene collettivo. Sabato 2 luglio a Ostana (Cuneo), uno dei “borghi più belli d’Italia”, 85 abitanti a 1.250 metri nell’Alta Valle Po, ha preso il via la Carovana delle Alpi con la quale ogni estate (la conclusione sarà a ottobre) Legambiente verifica lo stato di salute e i problemi delle regioni alpine. Nel piccolo comune in faccia al Monviso si è celebrato il secondo summit delle Bandiere Verdi, i borghi che hanno visto riconosciute le buone pratiche ambientali, per la sostenibilità e la ricerca nuovi modelli di sviluppo “in quota”. Al centro del dibattito, in questa giornata, il “reinsediamento in zone di montagna tra riordini amministrativi e gestione del territorio”: un ritorno che si scontra sempre con i mille problemi (burocratici e non solo) legati alla proprietà privata. Forse, tornare all’antico, magari rispolverando le Regole e Comunità che in alcune valli del Trentino e del Bellunese ancora sopravvivono da secoli, potrebbe offrire una chiave per il futuro. Così racconta il testo diffuso da Legambiente che pubblichiamo qui sotto, questo chiederà la petizione che la Carovana delle Alpi si appresta a lanciare.

Verso una normativa

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La discussione è stata particolarmente approfondita sul riordino fondiario. Si tratta di una questione di prioritaria importanza poiché indispensabile per porre rimedio a una situazione dove la proprietà privata costituisce un ostacolo per la collettività soprattutto laddove sono possibili reinsediamenti di popolazione giovanile. Una soluzione arriva dalle associazioni fondiarie che stanno nascendo in Italia (in particolare in Piemonte) così com’ è accaduto in Francia con l’Association foncière pastorale. L’aspetto più innovativo di questa scelta sta nell’interpretazione della proprietà collettiva, non più come una nostalgia del passato, ma come un altro modo di “possedere” lasciando da parte la gestione individuale per passare (o meglio) ritornare a una gestione condivisa del bene collettivo. Le maggiori criticità per il decollo di queste forme collettive di gestione derivano però dalla mancanza di una normativa specifica e per questo il summit lancerà una petizione alle istituzioni affinché si risolvano al più presto questi impedimenti.

“Scelte innovative come queste sono alla base di quel modello di sviluppo territoriale da tempo auspicato poiché fondato sulla sostenibilità e sulla partecipazione. Uno stile di vita capace di superare l’individualismo tipico di una montagna votata alla marginalizzazione per andare verso una logica nuova di comunità, non più chiusa sui campanilismi locali, ma aperta al confronto, allo scambio e alla condivisione” dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente. “Si tratta di favorire tutte le opportunità imprenditoriali del territorio, attraverso associazioni, cooperative o anche reti di impresa locali per creare sviluppo locale, mantenendo nella comunità il valore costruito e migliorandone la qualità della vita” aggiunge Fabio Dovana presidente interregionale Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

Il pomeriggio è stato dedicato a un confronto tra posizioni differenti sul riordino degli enti locali e gli effetti concreti nella promozione dello sviluppo in zone di montagna. Una lettura che va oltre gli aspetti prettamente legislativi per affrontare i possibili riflessi sugli aspetti socioculturali delle popolazioni alpine. Condizione indispensabile per un reale buon governo del territorio. Potenziare la capacità operativa delle amministrazioni e la gestione associata dei servizi comunali è un passaggio obbligato. Tuttavia come ricorda il sindaco di Ostana Giacomo Lombardo “l’ obbligatorietà dell’associazionismo tra comuni  è un processo che per dare frutti virtuosi deve essere realizzato restituendo la possibilità ai territori e alle comunità di scegliere gli ambiti demografici ed il modello più idoneo alla loro realtà, oltre a tempi adeguati a consentire un riordino amministrativo equilibrato”.

Laura Guardini

One thought on “La Carovana delle Alpi lancia una petizione contro la proprietà privata (dei terreni)

  • 04/07/2016 at 09:40
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    Sono dubbioso: so che l’orto reso pubblico dopo un po’ di tempo non produce più ortaggi e se li produce hanno prezzi altissimi di monopolio, mentre quello privato non solo li produce per proprio consumo, ma anche per quello della collettività e i prezzi devono essere competitivi.

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