Senza sponsor e senza grancasse. Quello era alpinismo!

Festa grande nelle Dolomiti al rinnovato rifugio Antermoia, 2.497 m, della Società Alpinisti Tridentini, uno dei rifugi alpini presenti nel gruppo del Catinaccio, nel bacino idrografico della Val di Fassa. A fare gli onori di casa è Almo Giambisi, 1938, gloria dell’alpinismo fassano, guida alpina che da tempo immemorabile gestisce la struttura con stile alpinistico mantenendo viva la tradizione e la passione per la montagna. Giambisi è un alpinista completo che la montagna l’ha fatta tutta, dall’arrampicata in Dolomiti alle oltre 1000 ascensioni sulle Alpi con numerose vie di ghiaccio sino agli ottomila, dove grazie a un fisico inossidabile si è misurato con successo salendo Makalu, Annapurna, Shisa Pangma. Nella spedizioni agli 8000 Giambisi è stato più volte organizzatore e capo spedizione. Ha partecipato a molte spedizioni in tutti i continenti dall’America Latina, in Patagonia, all’Africa, sul Kilimangiaro, dove ha lasciato una traccia effettuando scalate straordinarie e partecipando a numerose operazioni di soccorso. Oggi è un nonno felice e guarda il mondo dell’alpinismo con un certo distacco concedendosi di quando in quando alcune riflessioni.

Rifugio Antermoia rinnovato
Il rinnovato rifugio Antermoja di cui Almo Giambisi (in apertura con i nipotini) è stato a lungo il gestore.

I primati in montagna? “Sono arrivato alla conclusione”, dice Giambisi, “che ognuno se li accomoda a proprio piacimento. Premetto di essere cosciente che fa parte dell’ambizione umana cercare di fare qualcosa che non è mai stato fatto (da altri) prima. Ci devono però essere delle regole e certezze: malgrado la mia non più giovane età, visito sempre più spesso in internet i siti relativi all’alpinismo e mi capita di leggere, per esempio, che Abele Blanc ha salito tutti i 14 Ottomila senza ossigeno, terzo alpinista italiano. Il mio amico Sergio Martini racconta però di avere salito il Kangchenjunga con Abele utilizzando l’ossigeno per aiutare Benoit Chamoux bloccato in quota. Ormai sembra che tutti abbiano dimenticato il fatto”, dice ancora Giambici, “che Martini è l’ottavo alpinista al mondo ad aver salito tutti gli Ottomila, alcuni ripetuti e arrivando al numero di 19 ottomila saliti, sempre con pochi mezzi, autofinanziandosi, senza sponsor e senza grancasse. Assieme abbiamo fatto sei spedizioni agli ottomila e in due di esse siamo riusciti a raggiungere la cima insieme: nel 1985 il Makalù, prima salita italiana con Fausto De Stefani e Fabio Stedile, nel 1986 l’ Annapurna in puro stile alpino partendo da Katmandu alla fine di agosto con l’avvicinamento a piedi e arrivando in vetta il 21 settembre, senza l’utilizzo di corde fisse e senza ossigeno. Utilizzammo nella discesa 2/3 spezzoni di cordino di pochi metri che ci aiutarono nei punti più pericolosi e non c’era nessun’altra spedizione durante la salita. Assieme a noi due c’era De Stefani. E qui comincio anch’io a giocare con i primati e mi viene in mente che con Fausto forse siamo gli unici alpinisti di lingua italiana ad aver salito in prima italiana il Makalu (1985) e L’Annapurna (1986)”.

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