Il Corriere e il rifugio Torino “conteso” tra Francia e Italia

Rifugio contesoRifugio Torino conteso? Il titolo del Corriere della Sera di domenica 10 luglio risulta inequivocabile facendo riferimento al “custode del rifugio conteso sul Bianco”. Custode che, guarda caso, ha il nome italiano e il cognome francese. Si chiama infatti Armando Chanoine. E’ nelle regole di un certo giornalismo che d’estate, in mancanza di altri argomenti, si faccia riaffiorare la vecchia lite tra Italia e Francia sui confini. Guerra che, a onor del vero, si è acuita nel 2015 dopo la conclusione dei lavori della nuova funivia del Monte Bianco sul versante italiano, opera che ha provocato una sorta d’invidia da parte dei francesi: non hanno partecipato all’inaugurazione e hanno perfino ritoccato (aumentandoli) i prezzi dei biglietti da Punta Helbronner all’Aiguille du Midi, mentre l’hanno tenuto invariato per chi parte dalla Francia, cioè dall’Aiguille du Midi. Dal canto suo l’inviato del Corriere non ha dubbi: “Se dovessimo dare retta ai francesi, anche il rifugio Torino, a 3.375 metri sul Monte Bianco, sarebbe cosa loro”. Peccato che il sindaco stesso di Courmayeur, Fabrizia Derriard, si affretti a smentirlo nell’articolo stesso: “La situazione è tranquilla. E con il collega di Chamonix c’è la massima collaborazione”.

Gli italiani dovrebbero in effetti avere tutto l’interesse a non svegliare il cane francese che dorme. Ciò da quando la moderna funivia Skyway ha invaso il territorio francese senza averne ottenuto la formale autorizzazione dal competente ministero dell’ambiente di Parigi. Sull’argomento l’associazione Mountain Wilderness Italia si è ritenuta in dovere di esporre all’opinione pubblica interessata qualche essenziale chiarimento. La Punta Helbronner dove arriva la Skyway si trova, sì, nel massiccio del Monte Bianco, ma non ha niente in comune con la vetta vera e propria del Monte Bianco stesso, dalla quale dista circa dieci ore di scalata. La sensazione è che tutto questo polverone sia stato sollevato appositamente dalle autorità della valle d’Aosta per confondere le acque, evitando di farsi trovare con le dita sporche di marmellata.

Spianata rif. Torino
Ecco come i pendii orientali francesi che sostengono in direzione sud la cresta spartiacque sono stati manomessi dagli italiani per creare una spianata lunga quasi cento metri nei pressi del rifugio Torino del Club Alpino Italiano (Arch. Mountain Wilderness Italia, per gentile concessione). Nella foto sopra il titolo il Monte Bianco (ph. M. Tournaire).

Se è vero che la Francia rivendica (a torto, su dubbie testimonianze storiche), la proprietà esclusiva della vetta massima del Monte Bianco e traccia – in quel punto limitato – i confini aldilà dello spartiacque naturale (o displuvio), è altrettanto vero che detti confini passano, come è logico, proprio sullo spartiacque, lungo tutto il resto del massiccio, Colle del Gigante e punta Helbronner inclusi. E ciò con l’accordo dell’Italia. Non si capisce con quale logica la Valle d’Aosta, azionista della funivia, possa rivendicare il criterio dello spartiacque per quel che riguarda la massima vetta, sostenendo contestualmente che al Colle del Gigante invece i confini – chissà perché – dovrebbero unire il Grand Flambeaux alle Aiguilles Marbrés, lungo un pendio glaciale che scende verso la valle di Chamonix. Per chi non conosce la zona, si tratta di luoghi ben lontani dallo spartiacque.

E’ evidente che tale forzatura viene avanzata, solo per rivendicare la possibile appartenenza della punta Helbronner interamente all’Italia e cavarsi così dai pasticci. Perché invece i “pasticci” ci sono, eccome! Senza aver ottenuto i necessari permessi dalla sola autorità che avrebbe avuto il diritto di concederli, vale a dire il Ministero dell’Ecologia, lo Sviluppo sostenibile e l’Energia (perché sul versante francese l’intero massiccio del Monte Bianco è un “site classé”, sottratto alla giurisdizione del comune di Chamonix), non solo la metà francese della vetta della Punta Helbronner è stata modificata radicalmente per ospitare una parte del nuovo, avveniristico e arrogante edificio, ma gli stessi pendii orientali francesi che sostengono in direzione sud la cresta spartiacque sono stati gravemente manomessi per creare una spianata, lunga quasi cento metri e un tempo del tutto inesistente. Si tratta, proprio di quella spianata abusiva, percorsa oggi in lungo e in largo da folle di turisti non attrezzati, il cui accesso il sindaco di Chamonix ha pensato bene l’autunno scorso di chiudere con un cancelletto, onde evitare di venire coinvolto negli effetti giuridici di qualche incidente.

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