E la Val Masino inventa la frana a… pedaggio

Preda Rossa
Un aspetto della Predarossa. Nella foto sopra il titolo il problematico attraversamento della zona franata lungo la strada dopo avere abbandonato la macchina.

“Divieto di transito veicolare e pedonale verso località Predarossa”. L’ordinanza del sindaco di Val Masino, ingegner Domenico Iobizzi, è del 18 giugno. In quella data il sindaco dispone alla ditta Speziali Walter la pulizia della carreggiata e la rimozione del materiale franato. L’impresa non è agevole e appare piuttosto dispendiosa per le casse di questa località alpina non griffata, come direbbe Mauro Corona. Occorre portare lassù poderose benne in grado di rimuovere i blocchi di granito rotolati lungo un erto canale. La carrozzabile che sale a tornanti continua così tre settimane dopo a essere bloccata in due punti successivi, e le scorciatoie nel bosco sono impraticabili. Lo saranno in agosto per consentire il passaggio agli atleti del Trofeo Kima. Peccato che per venire a conoscenza di tale ordinanza e di tale precaria situazione il 5 luglio si debba prioritariamente acquistare il ticket per Predarossa e risalire in macchina la strada malagevole della valle del Sasso Bisolo. Finché, amara sorpresa, l’ignaro turista non incontra la sbarra su cui è incollato uno sbrindellato foglietto con l’ordinanza del sindaco di cui si è detto.

Sbarra
Il divieto decorre dalla località Sasso Bisolo alla località Predarossa ma il pedaggio (obbligatorio) resta invariato: cinque euro.

Pazienza, non resta che risalire a piedi, anche se questo l’ordinanza non lo consente. A maggior ragione se si vuole raggiungere il rifugio Ponti del Cai appollaiato sopra la Predarossa. Sorprende piuttosto che giù a Cataeggio, all’inizio della strada, l’apparecchio emettitore dello scontrino funzioni alla perfezione. Ma si tratta solo una macchina mangiasoldi, che cosa volete che ne sappia di ordinanze e di frane? E così il turista infila puntualmente nell’apposita fessura una dopo l’altra le cinque monetine richieste, finché spunta il ticket agognato da mettere bene in evidenza sul cruscotto. Che diamine, cinque euro si pagano volentieri per raggiungere un paradiso come la Predarossa dominata dalla mole del Disgrazia, solcata da un sinuoso torrentello dai colori fluorescenti. E’ più o meno il prezzo di un biglietto quando si va al cinema, e qui lo spettacolo è da cinque stelle! Sempre che il film venga proiettato… Ma forse, caro turista, la frana “a pedaggio” è solo un modo per mettere alla prova il tuo amore per questa adorabile e un po’ arcigna Val Masino. Del resto, bastava solo che tu chiedessi in giro in paese se la strada era percorribile, qualche brava persona al corrente della frana l’avresti di sicuro trovata (Ser)

2 thoughts on “E la Val Masino inventa la frana a… pedaggio

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  • 20/07/2016 at 18:51
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    L’ingegner Domenico Iobizzi ha una strana idea di cosa voglia dire fare turismo nel 2016 ma probabilmente non l’ha mai avuta. Personaggio senza dubbio intelligente vive in un mondo tutto suo, ancorato, (qualcuno dice anche un po’ per sue convenienze) a modelli economici superati e pare incapace di relazionarsi con le energie più positive della valle, siano del luogo siano giunte dall’esterno (vedi guide alpine del Gigiat e della Val di Mello). L’associazione albergatori e, mi spiace dirlo, anche Stefano Scetti, manager del consorzio turistico Porte di Valtellina e “valmasiniano doc” paiono dimenticarsi di come trattare con rispetto il turista. Eppure basterebbe poco: un biglietto sulla colonnina del ticket per Predarossa che avvisava del disagio esentando dal pagamento sarebbe stato sufficiente. E un cartello presso i parcheggi a pagamento del Sasso Remenno in cui si avvisa che parte dell’introito è destinata alla manutenzione dell’area, (sentieri e vie di scalata) sarebbe uno stimolo ad evitare soste selvagge. La sentieristica della valle è la peggiore (probabilmente di tutta la Valtellina) in fatto di segnaletica e manutenzione e per questo neppure scevra di potenziali insidie specie col maltempo. L’accoglienza nei rifugi, a sentir dire da molti, non è sempre all’altezza di un’area di fama internazionale come il Masino. Su questo argomento mi permetto anche di fare un appunto al CAI Milano affinché intervenga, qualora non l’avesse già fatto, a rendere decoroso e vivibile il rifugio invernale presso la gloriosa Capanna Allievi. Da parte degli operatori locali manca un briciolo di spirito d’iniziativa e di veduta programmatica sul futuro: ci si accontenta di attendere il turista che se giunge in valle, non lo fa certo per le iniziative promosse dai locali (a parte qualche eccezione). Non ci sarebbe da meravigliarsi se anche la celeberrima festa del Melloblocco, censurata dal sindaco e vittima di una battaglia politica più vasta, vada infine a svolgersi fuori dal Masino con buona pace di chi finora ha sempre atteso gaudente l’arrivo di migliaia di scalatori facendo poco o nulla.

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