Dolomiti assediate, è guerra sulle chiusure dei passi

Se ne discute da un decennio, ma anche quest’anno moto e auto hanno libero transito sui passi dolomitici. Nonostante le raccomandazioni della Fondazione Dolomiti Unesco, nonostante il lavoro svolto da Mountain Wilderness, le amministrazioni delle provincie di Trento e Belluno e i comuni interessati non trovano un’intesa nemmeno per la soluzione “soft” di una chiusura giornaliera limitata a poche ore. Purtroppo non si segnala alcun interesse da parte delle pubbliche amministrazioni nemmeno per la riduzione della rumorosità delle moto che sfrecciano prive di controlli sui tornanti e sotto le fantastiche guglie. La Commissione per la Protezione delle Alpi (Cipra) invita a impedire il transito ai centauri che superano i 65 dB di rumorosità e a imporre ovunque, facendolo rispettare, il limite dei 60 chilometri orari. Parole al vento, godetevi mentre camminate sui sentieri il rombo di fondo che sale dai tornanti stradali e vi accompagna come una sgradevole colonna sonora.

Moto sui passi
La Cipra invita a imporre il limite di 60 chilometri orari. Il passo di Costalunga (foto sopra il titolo), nella direttrice tra la val di Fassa e Bolzano, risulta il più trafficato.

L’assedio alle Dolomiti dei veicoli a motore non conosce tregua. Nel mese di agosto su diversi passi si registrano fino a 5.000 passaggi giornalieri. Il record spetta al passo Carezza dove si superano i 6.000 veicoli al giorno. In un sondaggio del quotidiano Il Trentino Corriere delle Alpi posizioni nettamente a favore della chiusura si registrano da parte di Licia Colò, Nives Meroi, Mario Tozzi e altri personaggi legati alla montagna. La realtà però si presenta complessa, i conflitti politici appaiono insanabili. In un intervento sullo stesso giornale l’assessore regionale veneto all’Ambiente Gianpaolo Bottacin sostiene che la chiusura è “anticostituzionale” e che “Trento e Bolzano vogliono la chiusura per toglierci turisti”. Inflessibile, ribadisce: “No a chiusure, nemmeno a tempi parziali”. Bottacin ricorda l’incarico che affidò, quando era presidente della Provincia di Belluno, al professor Adalberto Perulli dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Lo studioso dimostrò, studio alla mano, che lo stop alla mobilità lungo i passi, concretizzato nel modo e soprattutto nella ripetitività ipotizzata dalle Province di Trento e Bolzano, sarebbe costituzionalmente improponibile, perché limitante il diritto alla mobilità. Bottacin, pertanto, è determinato a far valere questo diritto, qualora si insista nel proporre provvedimenti di sospensione del traffico anche soltanto oraria. Per Bottacin l’insistenza manifestata dal Trentino Alto Adige nel voler limitare il traffico su determinati passi e non su altri, starebbe a dimostrare che non si vogliono far transitare i turisti provenienti dal Brennero verso la montagna bellunese. Un conflitto d’interessi che ancora una volta prevale sulla logica, impedendo di fare squadra per trovare una ragionevole soluzione. Qualcuno ne dubitava? (Ser)

Sulla viabilità nelle Dolomiti vedere un servizio sul Corriere delle Alpi

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