Sui monti di Bale (Etiopia) tra miraggi e possibili migranti

Soledad Nicolazzi
Soledad Nicolazzi

Andare laggiù dove i migranti partono in cerca di un futuro migliore. Incontrarli, parlare con loro. Ascoltarne i sogni e i miraggi, cercare di tradurli in una rappresentazione collettiva. “Miraggi migranti” è il titolo di una performance realizzata con questi criteri dalla giovane compagnia “Stradevarie”, distribuita da Campsirago Residenza. Il 10 giugno lo spettacolo è stato portato in Etiopia nell’ambito del progetto “Miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di ritorno e dei giovani residenti nella zona di Bale (Regione Oromia) al fine di mitigare le cause della migrazione irregolare”. Un progetto insolito e coraggioso, promosso dalle ONG partner COOPI e CCM – Comitato Collaborazione Medica. Il tour ha preso il via nella città di Goba (nel centro-sud del Paese). Qui le artefici dello spettacolo hanno avviato quello che definiscono un “percorso laboratoriale”. Lo scopo? Realizzare assieme ai giovani della comunità, quelli più esposti al miraggio di una fuga verso l’Occidente, uno spettacolo che parla di migrazione. E’ un vero piacere per mountcity.it (e, speriamo, per i suoi amici più affezionati) pubblicare in due puntate il racconto di Soledad Nicolazzi, attrice e regista, tra le autrici dello spettacolo. Soledad è anche la vera “anima” del laboratorio realizzato vivendo per alcuni giorni, con curiosità e una sorta di umiltà, la vita di questi giovani etiopi tra le loro splendide montagne di Bale, circa 446 km a sud-est di Adis Abeba. Un’esperienza che si conclude in agosto con la presentazione in prima mondiale di “Miraggi migranti” all’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba.

“Questo spettacolo”, spiega Soledad, “vuole portare in scena la grande illusione. Mentre al Nord si accusano i migranti di destabilizzare una società altrimenti perfetta, al Sud si vive nella convinzione che basterebbe varcare il limite di quella frontiera per trovare una sorta di paradiso. L’errore sta da entrambe le parti: se ci si ostina a ignorare le reali cause dei problemi, si è anche incapaci di comprendere, complici soprattutto i media e la propaganda, che abbandonare il proprio Paese rischiando la vita non porta quei benefici agognati”.

Nella performance continua è la ricerca di interazione tra arte figurativa, performativa e musicale. Il cast è composto dalla stessa Soledad Nicolazzi, attrice e regista che da anni si occupa di teatro civile e sociale, Alem Teklu, pittrice e scultrice, Alessandra D’Aietti, autrice delle musiche che esegue con tastiera e percussioni. Assicura la sua indispensabile collaborazione Barbara Monaco, giornalista e operatrice in ambiti di accoglienza e prima alfabetizzazione per i migranti.

Alessandra, Alem, Soledad
Alessandra D’Aietti, Alem Teklu e Soledad Nicolazzi al termine dello spettacolo. Nella foto sopra il titolo un aspetto del Parco nazionale delle montagne di Bale nell’Etiopia sudorientale. All’interno dei suoi confini vi sono alcune delle vette più alte dell’Etiopia, tra cui il monte Batu.

 

 

Con spontaneità, senza reticenze, i ragazzi  interpretano se stessi

Dall’aereo la prima immagine rimanda alla Roma di Pasolini. Palazzoni crescono come funghi e intorno il nulla: l’Etiopia è uno dei paesi con la massima crescita economica dell’Africa. Addis Abeba, una baraccopoli con mostri di cemento in costruzione che si reggono su impalcature di legno. Ad ogni angolo baracche con meravigliosi frutti, e splendide ragazze colorate: sono qui da un giorno e l’Africa mi è entrata già sotto la pelle con tutte le sue contraddizioni. Ora siamo in viaggio verso Goba, una piccola città nella regione del Bale, dove terrò un laboratorio di teatro finalizzato a uno spettacolo per sedici ragazzi affiancata da Alem Teklu, la mia collega e amica che farà da interprete e curerà costumi e scenografie.

Il viaggio verso la nostra meta dura sei ore, pigiate in una grossa gip sull’unica strada che va verso sud, su cui transitano cavalli, mucche, asini, persone, autobus, camion e qualche macchina. Ogni tanto ne troviamo una in un fosso: forse le gomme erano troppo usurate, o si è scontrata con una mucca, ci dice il nostro autista. Mano a mano che ci si allontana dall’inferno della capitale diminuisce il caos, la plastica e le automobili. Le case diventano colorate, di legno e di paglia. I cieli grandi e le montagne imponenti. Quando entriamo nel parco nazionale, sopra i 3000 metri, incontriamo sei facoceri, una famiglia di babbuini e altri grossi erbivori muniti di corna che pascolano nei prati. Oltre a tante pecore, mucche, capre, asini, cavalli e bambini. I bambini, se non portano le bestie al pascolo, giocano a calcio, o a biglie.

Goba è un villaggione con una strada in mezzo, ci svegliano le mucche dietro casa. Alla mattina alle 6 c’è già luce e io e Alem ci alziamo a fare yoga nel prato, incuriosite dalle quattro pecore che ci pascolano attorno. Forse insegneremo loro il saluto al sole. Poi faccio quattro chiacchiere con la tartaruga gigante che abita fuori dalla porta ma per il momento non risponde, non so se perché e timida. Chissà quanti anni ha e quante ne ha viste. E’ comunque più comunicativa della guardia che tutte le notti sta fuori dalla nostra porta. Goba è tranquilla, ma non si sa mai: siamo sempre forestieri bianchi e occidentali.

Soledad Nicolazzi

Lo spettacolo

Miraggi

“Miraggi migranti” di e con Alem Teklu, Soledad Nicolazzi, Barbara Monaco e Alessandra D’Aietti,

produzione Stradevarie_Campsirago Residenza, si basa sulla narrazione di un emigrante

che, pur di non ammettere lo smacco, si finge ricco e felice. Teatro, arte figurativa e musica

s’intrecciano in una ricerca artistica che la compagnia Stradevarie porta avanti attraversando diversi generi,

dal teatro civile fino al teatro per l’infanzia.

Particolare importante. Neanche una parola viene pronunciata

durante lo spettacolo fatto di figure che si muovono con eleganza sul filo delle musiche

originali mentre Alem Teklu riempie la scena dei suoi dipinti.

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