Il Corno delle Alpi dà (invano) la sveglia al Tour

A parte gli inserti storici mandati in onda su vecchi campioni come Cipollini e Gimondi, le cronache del Tour 2016 trasmesse dai canali della Rai non sono andate molto oltre le chiacchiere da spogliatoio, un pissi pissi bau bau che alla lunga è risultato stucchevole anche per i più incalliti innamorati della bici. Ciò che più colpiva era lo stridere tra certe stupende immagini mandate in onda dalla regia e la vacuità dei commenti sempre improntati a uno stolto nazionalismo anche davanti alla palese modestia delle prestazioni del nostro Aru o del cosiddetto squalo Nibali che sembrava sempre lì per caso e in tante giornate di gara non si è dato nemmeno uno scrollone. Il peggio si è consumato in vista delle Alpi dove l’elicottero ha giustamente fornito sprazzi incomparabili di visioni alpine addentrandosi tra i ghiacci della Vallée Blanche e mostrandoci lo sfavillio della cresta delle Bosses sotto il sole di luglio. Niente di tutto ciò ha meritato il benché minimo cenno da parte dei telecronisti giustamente immersi nelle loro pur comprensibili considerazioni sull “plateau” della maglia gialla. Non si pretendeva certo di ascoltare forbiti approfondimenti come ai tempi di Orio Vergani sul Corriere, ma faceva male al cuore constatare come la montagna fosse considerata un semplice ostacolo da superare per vincere la partita e nulla più, un oggetto misterioso su cui non valeva la pena d’intrattenersi.

190259805-d1db38e6-4776-494a-ba78-b9244c715035
Froome in salita dopo la caduta con la maglia gialla strappata (Reuters). Nella foto in alto il Corno delle Alpi.

Non ha suscitato una considerazione appropriata nemmeno la vista di un suonatore di corno delle Alpi diligentemente inquadrato ai margini della strada tra la sorpresa dei commentatori che probabilmente non avevano mai visto niente di simile in vita loro. Senza troppo distrarsi dagli sviluppi di quella corsa priva di mordente, i due tizi avrebbero dovuto spiegare (sbirciando magari su Google) che nel XIX secolo, e con la ripresa del folclore e del turismo in Svizzera, quello strumento è diventando un simbolo nazionale. Che al pari dei bambù o delle trombe di legno indiane e dei corni di legno africani, anche i corni delle Alpi sono tra i primi strumenti a fiato in legno. Per anni sono serviti a richiamare le mucche dal pascolo verso la stalla quando giungeva il momento della mungitura. Ma questi particolari bucolici interessano forse a qualcuno nel popolo dei bicimaniaci?

Commenta la notizia.